La corsa a ostacoli per tappare il disavanzo nel bilancio dell’Ordine

Tiri incrociati e franchi tiratori: obiettivo mungere le scuole e ridurre i contributi alle regioni. La proposta di Senza Bavaglio: un advisor indipendente

Senza Bavaglio
Alessandra Fava
Roma, 3 luglio 2026

A proposito di quello che sta succedendo alle riserve dell’Ordine dei giornalisti, la sequenza dei fatti è da tenere bene a mente.

Il 30 marzo 2026 il Consiglio Nazionale vota il bilancio consuntivo 2025 che chiude in pareggio.

Nella seduta successiva 19 maggio ‘26 viene reso noto in un documento di 24 pagine dal titolo Analisi finanziaria e ipotesi, che “senza correttivi di riequilibrio finanziario” c’è un divario tra entrate correnti previste e uscite previste di – 998,813,21 euro. E che quindi bisogna sviluppare delle ipotesi di riequilibrio. La seduta di maggio si conclude con l’invito del presidente al più stretto riserbo, per altro la copia nell’area riservata di ciascun consigliere nazionale riporta in sovrimpressione, in ogni pagina, cognome e iniziale del nome, come dire chiunque divulga sul web il documento verrà scovato.

EFFETTO MEDIATICO

Qualcuno però non mantiene il silenzio e dopo pochi giorni, Professione Reporter titola “Ordine, possibile rosso per 900mila euro, Bartoli: ecco le proposte per rientrare”.

Sviluppo: “A sorpresa, martedì 19 maggio, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli comunica al Consiglio generale che ci sono nei conti dell’Ordine 900 mila euro da incassare o da risparmiare per non far andare i conti 2026 in rosso”. L’articolo riporta persino i virgolettati del presidente quindi sembra provenire da fonte benissimo informata.

Il presidente e l’esecutivo saltano su che non si tratta di un buco perché è un bilancio non chiuso. Insomma tecnicamente, questi 900 mila euro non si chiamano buco, ma “disavanzo” o “scostamento negativo” oppure “perdita gestionale”.

A fronte del quadro di disavanzo, nella seduta del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti di maggio, il Cnog vota una proposta dell’esecutivo sul versamento di una parte della quota pagata dagli studenti candidati all’ammissione alle Scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine (che perciò danno il praticantato giornalistico per il periodo di frequentazione).

Il discorso è: l’Ordine Nazionale controlla le scuole, fa ispezioni, segue i programmi didattici, tutto questo con costi solo per l’Ordine e nessun costo per le scuole.

Dopo pochi giorni Dagospia pubblica che l’Ordine si rifà sulle scuole: l’11 giugno scrivono che “l’Ordine Nazionale dei giornalisti, ha bisogno di far cassa e il presidente Bartoli ha pensato bene di tassare le scuole di giornalismo, intimando loro di versare due terzi dei diritti di segreteria che incassano per effettuare le selezioni degli aspiranti professionisti – la delibera è già stata approvata e un invito è arrivato alle scuole tramite Pec, con tanto di Iban dell’Odg. Non solo, Bartoli e i suoi consiglieri vogliono imporre una tassa del 10 per cento sulle rette di tutti gli allievi”.

Senza Bavaglio nell’evidente sequenza di tiri incrociati e franchi tiratori, ha scelto di attendere la discussione vera e propria dei famosi 900 mila euro di disavanzo nel Consiglio Nazionale dell’1 e 2 luglio. Ora ci sembra opportuno spiegare ai nostri elettori che cosa sta succedendo.

Nella seduta del 30 marzo, a detta di molti, compresa la sottoscritta, non è stato fornito al Consiglio Nazionale un quadro allarmante. Votato il bilancio consuntivo 2025 dichiarato in pareggio e scoprire poche settimane dopo del disavanzo di quasi 1 milione, è stata una doccia fredda.

Il presidente Bartoli dice che a marzo era stato chiarissimo. A riprova ha mandato ai consiglieri il verbale del suo intervento. Tra i punti si parla di aumento delle quote anche per gli anziani (“non si capisce perché un pensionato ricco debba pagare la metà di un attivo povero”); si legge che “un aumento di qualunque tipo dei contributi agli Ordini regionali non è compatibile senza un aumento della quota” e che “o saniamo, tendiamo a ridurre al massimo lo squilibrio di cui parlava il Direttore, sennò stiamo spendendo i soldi che un domani potrebbero servire”.

La frase più incisiva è: “o aumentiamo la quota, o conteniamo le spese, oppure erodiamo le riserve, non se ne esce di qua”. E i numeri che avrebbero destato allarme a maggio dove sono?

Semplicemente NON ci sono. Nel discorso del presidente a parte l’eventuale aumento della quota annuale di 10 euro per tutti e il fatto che si danno un sacco di soldi agli Ordini regionali per la formazione (“i contributi per la formazione sono stati raddoppiati di netto, da 300 mila a 600 mila euro in un colpo solo e questo ha generato un’erosione di quelle riserve”), non sono state fornite altre cifre.

Ergo avevamo capito che la nuova piattaforma formazione e il riordino dell’Albo hanno avuto costi alti, ma sembrava un fatto contigente.  Per altro il bilancio consuntivo 2025 e la relativa relazione votati il 30 maggio riportano testuale: “Il rendiconto di cassa si chiude con un avanzo di 543.828,53 euro,  il risultato economico pari a 522.870,92. Pertanto il bilancio chiude in pareggio”.

C’E’ MARETTA

Intanto 11 presidenti di Ordini regionali hanno chiesto un incontro urgente con il Presidente che si terrà il 16 luglio e sono contrari a qualsiasi taglio. Anche qui tutto viene anticipato da Professione Reporter che a metà giugno pubblica in pratica della lettera diretta al presidente, e parla pure di “buco”. I direttori delle scuole hanno dichiarato tutto il loro disappunto, qualcuno pure per scritto. Insomma tra scuole e Ordini regionali non sembra che ci siano grandi intenti circa il ripianare i conti.

Torniamo quindi ai contenuti del documento di maggio ‘Analisi finanzaria e ipotesi’. L’Ordine ha un immobile di proprietà in via Sommacampagna e 4,3 milioni investiti in Btp e Polizza Alianz e una disponibilità liquida di 540 mila euro. L’erosione degli iscritti è ormai certa da tempo: gli incassi delle quote Cnog continuano a diminuire visto che da 4,6 milioni del 2019 sono passati già nel 2020 a 4,2, per salire a 4,3 nel 2025. i pensionati che pagano metà quota nel 2020 erano il 14,65 per cento oggi sono il 16,76.

Come accennato dal presidente, i soldi per la formazione dati agli Ordini regionali sono passati da 216 mila euro nel 2016 a 570 nel 2022, 600 circa nel ‘23 e ‘24 per scendere (si fa per dire) a 507 mila nel 2025. Questi fondi vengono erogati anche se l’80 per cento dei colleghi fa formazione online. Quindi quei soldi servono solo per fare i corsi in presenza, cui partecipa una minoranza di iscritti.

Altro punto da tener presente è che poco prima dello scoppio della guerra Ucraina, l’esecutivo, presidente Bartoli,  ha deciso di svincolare tutti i soldi investiti in fondi bancari per dirottarli su fondi assicurativi e quindi investirli in Bot. Tasso garantito 2 per cento.

LA CURA

Il presidente Bartoli parla di spending review, controllo della spesa e di risanamento del disavanzo entro il 2028. Per ora si prevede una pletora di interventi: le quote?, il gettone di presenza dei consiglieri? Le scuole?, ridurre i fondi agli Ordini regionali? Le ipotesi sono tantissime e finché non ci sono decisioni del Consiglio è anche inutile enumerarle. Certo le quote annuali dell’Ordine hanno divari notevoli da un regionale a un altro e alcuni ordini regionali non aggiornano la cifra da decenni. Ma si accetteranno aumenti minimi, forse.

CHE FARE?

A fronte di una situazione così complessa e con interessi multipli e confliggenti e del fatto che i costi fissi dell’ente non sembrano riducibili a breve (è stato congelato il turn-over e la sostituzione di chi andrà in pensione), penso che sarà molto difficile trovare la quadra ed elaborare un piano serio di risanamento.

Quindi chiedo che venga posto al voto del prossimo consiglio la decisione di ricorrere ad un Advisor indipendente e credibile che rediga un piano organico, con tempi e azioni concrete, per risanare una situazione di questa gravità. Un advisor garantisce anche il controllo dell’avanzamento effettivo del recupero economico progettato.

Alessandra Fava
Consigliere Nazionale Ordine dei Giornalisti
alessandrafava2023@proton.me
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Le iconografie pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni

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