Dalla Nostra Reporter Investigativa
Fiorina Capozzi
Roma, 7 luglio 2026
Gli Stati Uniti cercano di preservare il più possibile le proprie riserve energetiche e, attraverso i dazi, di riequilibrare a proprio vantaggio i rapporti commerciali con l’Europa. L’Europa, invece, mette mano alle scorte strategiche proprio dopo le forti pressioni arrivate da Washington, esponendosi al rischio di una dipendenza ancora maggiore dalle forniture americane.

La sequenza temporale è significativa. L’amministrazione Trump aveva chiesto agli europei di liberare le scorte di diesel e aveva persino ventilato restrizioni alle esportazioni americane. Il 2 ottobre il G7 ha raggiunto l’accordo sul rilascio delle riserve e Trump ha successivamente escluso il blocco dell’export di diesel dagli Stati Uniti.
Nelle stesse ore, dopo una fase di rapporti decisamente più freddi, il presidente americano è tornato a spendere parole di apprezzamento per Giorgia Meloni. Il rapporto con la premier italiana? “È molto buono – ha dichiarato Trump, aggiungendo – Mi è sempre piaciuta”. Parole pronunciate a poche ore dall’accordo del G7 sulle riserve strategiche.
Una coincidenza temporale che non dimostra, da sola, un rapporto di causa ed effetto. Ma che si inserisce in un quadro nel quale Washington sta esercitando una crescente pressione sugli alleati europei affinché contribuiscano direttamente alla stabilizzazione del mercato energetico internazionale.
Ecco cosa è accaduto
Il G7 prova a raffreddare la corsa dei prezzi dell’energia mettendo mano alle riserve strategiche. Al termine della videoconferenza straordinaria del 2 ottobre, i leader dei sette Paesi hanno concordato un rilascio coordinato, attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), di 100 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati nell’arco dei prossimi quattro mesi.
L’intervento partirà immediatamente e sarà concentrato soprattutto sul diesel: una quota consistente delle scorte di gasolio dovrà infatti arrivare sul mercato già nei primi venti giorni. L’obiettivo dichiarato è aumentare rapidamente l’offerta e allentare la pressione sui prezzi dei carburanti, in un mercato reso particolarmente fragile dalle tensioni in Medio Oriente e dalle difficoltà che interessano i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz.
Ma il pacchetto non si limita all’utilizzo delle scorte
I Paesi del G7 hanno deciso di coordinare la manutenzione delle raffinerie, evitando per quanto possibile fermate contemporanee degli impianti, e di aumentare temporaneamente i tassi di utilizzo della capacità di raffinazione. Hanno inoltre assunto l’impegno a non introdurre restrizioni alle esportazioni di energia e prodotti energetici tra i Paesi del G7, nel tentativo di evitare che misure protezionistiche aggravino ulteriormente la scarsità di prodotto.
L’IEA dovrà verificare l’attuazione delle misure
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) dovrà anche valutarne l’impatto sui mercati, presentando entro venti giorni un rapporto che dovrà contenere indicazioni sulla successiva ricostituzione delle riserve strategiche.
Ed è proprio questo uno dei punti più delicati dell’intera operazione. Utilizzare oggi le scorte può contribuire a frenare i prezzi, ma significa anche ridurre il cuscinetto disponibile in caso di nuove interruzioni delle forniture. E soprattutto apre un secondo problema: quando e a quale prezzo ricomprare il petrolio e i prodotti raffinati immessi oggi sul mercato?
Se i prezzi dovessero restare elevati, ricostituire le riserve potrebbe trasformarsi in un’operazione costosa per i governi. Se invece l’intervento riuscisse a riportarli verso il basso, il rilascio avrebbe svolto la sua funzione di stabilizzazione senza produrre un costo altrettanto elevato nella fase successiva. La vera partita, dunque, non riguarda soltanto quanto petrolio liberare oggi, ma anche a quali condizioni sarà possibile ricostituire domani le scorte strategiche.
Il nodo delle risorse russe
La crisi energetica non modifica, almeno per ora, la linea del G7 nei confronti di Mosca. Nel comunicato del 2 ottobre i leader hanno ribadito che le sanzioni contro la Russia resteranno in vigore, pur impegnandosi a lavorare con l’IEA e con gli altri partner internazionali per limitarne le conseguenze sui mercati del petrolio, del gas e delle altre materie prime.
Resta inoltre aperto il capitolo degli asset sovrani russi congelati nei Paesi occidentali. La posizione del G7 rimane quella di mantenerli immobilizzati fino a quando la Russia non porrà fine alla guerra contro l’Ucraina e non avrà affrontato la questione delle riparazioni, nel rispetto dei diversi ordinamenti nazionali e del diritto internazionale.
Una parte dei proventi straordinari generati dagli asset immobilizzati viene già utilizzata per sostenere il meccanismo di prestiti destinato all’Ucraina. Ma la distinzione è sostanziale: utilizzare i rendimenti prodotti dagli asset russi non significa confiscare il capitale. Ed è proprio sull’eventuale utilizzo diretto delle riserve russe che rimangono aperte questioni giuridiche, finanziarie e politiche molto più complesse.
La scelta del G7 pone quindi l’Europa davanti a un paradosso. Da una parte mantiene le sanzioni e l’immobilizzazione delle attività russe; dall’altra utilizza le proprie riserve strategiche per affrontare le conseguenze della crisi energetica. Una strategia che potrebbe accentuare, almeno nel breve periodo, la necessità europea di ricorrere a fornitori alternativi, tra i quali gli Stati Uniti occupano ormai una posizione centrale.
Intanto Stati Uniti e Cina trattano sui nuovi equilibri mondiali
Mentre il G7 discute di petrolio e riserve, Washington guarda già oltre. Pochi giorni fa si è tenuto l’ultimo incontro bilaterale tra il presidente americano Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping.I due presidenti hanno concordato di prorogare di altri due mesi la tregua commerciale, spostandone la scadenza al 10 gennaio 2027. Non è ancora una pace commerciale, ma è stata evitata una nuova escalation immediata dei dazi tra le due maggiori economie mondiali.
Il risultato più concreto riguarda proprio le tariffe. Washington e Pechino hanno concordato di lavorare a un trattamento tariffario più favorevole per 30 miliardi di dollari di merci per ciascuna parte, quindi circa 60 miliardi complessivi di scambi. È un segnale importante perché mostra come, mentre nei rapporti transatlantici resta aperto il confronto sui dazi, Washington e Pechino stiano contemporaneamente cercando spazi di compromesso.
Non significa che la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sia terminata. Significa piuttosto che le due potenze sembrano aver scelto, almeno per il momento, di gestire la competizione evitando che si trasformi in uno scontro commerciale incontrollato.
La partita delle terre rare e dei minerali critici
Resta aperta soprattutto la partita delle terre rare e dei minerali critici, uno dei principali strumenti di pressione commerciale nelle mani di Pechino. Cina e Stati Uniti hanno concordato di continuare i negoziati per garantire livelli adeguati delle forniture, senza però arrivare a una soluzione definitiva.
Il problema per Washington è strutturale. Nonostante gli investimenti avviati per ricostruire una filiera nazionale, gli Stati Uniti restano fortemente dipendenti dalla capacità cinese soprattutto nella raffinazione e lavorazione delle terre rare, materiali indispensabili per l’industria automobilistica, l’elettronica, l’intelligenza artificiale e la difesa. Il controllo delle materie prime diventa così parte della stessa partita che riguarda energia, tecnologia e commercio internazionale. Chi controlla le filiere strategiche possiede infatti uno strumento di pressione che va ben oltre il semplice valore delle merci scambiate.
Dopo la globalizzazione, l’intelligenza artificiale
Ma la nuova frontiera è l’intelligenza artificiale. Dopo una globalizzazione cresciuta per decenni più velocemente delle regole chiamate a governarla, Stati Uniti e Cina iniziano ora a confrontarsi anche sulle conseguenze della prossima grande trasformazione economica.
Trump e Xi hanno istituito un nuovo dialogo bilaterale sull’intelligenza artificiale, con un ulteriore confronto previsto a novembre, e un canale di comunicazione sugli incidenti legati all’AI. Non significa che Washington e Pechino abbiano già concordato le regole del gioco. Significa però che le due maggiori potenze economiche hanno cominciato a confrontarsi anche sui tempi e sulle conseguenze di una trasformazione destinata a modificare profondamente produzione, lavoro e distribuzione della ricchezza.
Il tema Ai è centrale
La questione di fondo sarà proprio chi riuscirà a governare la velocità di diffusione delle innovazioni tecnologiche e, soprattutto, chi ne incasserà i benefici. L’intelligenza artificiale potrebbe infatti segnare il passaggio verso una nuova fase dell’economia post-industriale, ma la sua diffusione non garantisce affatto una distribuzione uniforme della nuova ricchezza.
Ed è qui che si apre probabilmente la questione economica e politica più importante dei prossimi anni. Perché, senza adeguati correttivi, il rischio è che alla competizione tra Stati si accompagni una nuova frattura all’interno delle società occidentali: una crescita della produttività e della ricchezza concentrata nelle mani di chi controlla capitale, tecnologia, dati ed energia e, dall’altra parte, un aumento delle disuguaglianze per chi subisce la trasformazione senza riuscire a beneficiarne.
Dopo la battaglia per il petrolio, i dazi e le terre rare, la vera partita potrebbe dunque essere questa: chi controllerà la nuova economia e come verrà distribuita la ricchezza che produrrà.
Fiorina Capozzi
fi.capozzi@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le iconografie pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni
Vuoi contattare Senza Bavaglio? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo.
Senza Bavaglio viene diffuso in tempo reale sulla piattaforma Telegram al canale
https://t.me/senzabavaglio
e sulla piattaforma WhatsApp:
https://whatsapp.com/channel/0029Vag6h6r9mrGbzOXhJs3Q
ai quali ci si può abbonare gratuitamente










Leave a Comment