Speciale Per Senza Bavaglio
Eric Salermo
Roma, 10 aprile 2026
Sono trascorsi quasi vent’anni da quando ci sedemmo in un angolo di un bar a via Veneto per parlare di Moro, delle trame nere e rosse, dell’attività spesso ambigua del Mossad israeliano in Italia e di altri servizi segreti all’opera nel nostro paese, non meno ambigui.
La strada nel cuore di Roma oggi è ancora meno dolce vita di allora. E il magistrato, in pensione come me, ha cercato di mettere ordine in quegli anni a dir poco complessi.

Con LO STATO BIFRONTE, Carlo Mastelloni, ripercorre gli “anni di piombo”: dal famoso e mai del tutto chiarito “lodo Moro”, ai retroscena del terrorismo non solo palestinese, dedicando molto spazio e riflessioni al militante Carlos fino ad arrivare alle poche conosciute vicende di un “banchiere nero” svizzero, tra “patti, ricatti e riscatti”.
“Sto scrivendo un altro libro – mi dice Mastelloni al telefono quando gli chiedo di approfondire il ruolo dei servizi segreti israeliani nelle vicende di quegli anni – perché il quadro va completato”.
Per anni giudice istruttore a Venezia, fu il primo a indagare sui rapporti internazionali delle Brigate Rosse; incriminò i vertici dell’Olp per traffico clandestino di armi e fece emergere la struttura segreta di Gladio, un’organizzazione paramilitare, frutto di una intesa tra la CIA ed i servizi segreti italiani.
Osservando il presente è difficile, talvolta impossibile, districarsi in quel passato nemmeno troppo distante. Il confronto Usa-Urss è sepolto a favore di ben altre lotte internazionali ma capire il passato aiuta a comprendere il presente. Alcune – forse molte – incertezze restano.
Di quegli anni, del ruolo del Mossad nel nostro Paese, avevamo parlato a lungo quella mattina in via Veneto. Uno dei misteri da chiarire era l’attentato nel quale era morto – in un altro oscuro incidente aereo – lo storico capo dell’Eni, Enrico Mattei, reo di aver introdotto un accordo con i Paesi arabi nel settore petrolifero, un accordo meno coloniale. Nell’estate del 1986, la Procura di Venezia riaprì il caso Argo, (l’aereo misteriosamente schiantatosi al suolo subito dopo il decollo da Venezia) affidandolo a Mastelloni. Il Dakota a disposizione dei nostri servizi segreti che era stato utilizzato per liberare e riaccompagnare a Tripoli un gruppo di terroristi arabi bloccati il 5 settembre 1973 mentre, da un terrazzo di Ostia, si accingevano a lanciare un missile contro un jet delle linee aeree israeliane.
Il Generale Maletti, all’epoca il numero due del SID, parlava di sabotaggio da parte del Mossad, di una manomissione dolosa. Viene ordinata una nuova perizia che bocciò tre risultati di quella effettuata nel 1974. I testimoni chiamati in causa si contraddissero e quando Mastelloni chiese ai servizi segreti le carte sul disastro gli viene risposto che non è mai esistito fascicolo su Argo 16.
In quell’ incontro al Doney di via Veneto, il giudice confermò i buoni rapporti tra i nostri 007 e quelli di Israele ma era dell’opinione “piena di riscontri obiettivi” che Argo 16 e il suo equipaggio (ma anche Mattei) furono vittime di quel rappporto non del tutto chiario e limpido. “E tutto legato al famoso ‘lodo Moro’, il pacchetto di intese tra il governo italiano e l’Olp”, chiamato così perché nelle lettere dell’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro si trovano una serie di riferimenti precisi al patto con il quale l’Italia si garantiva l’immunità dagli attacchi dei terroristi palestinesi e chiudeva un occhio sul trasporto attraverso il nostro Paese di armi ed esplosivi diretti altrove. Il patto, ovviamente, non stava bene a Israele.

E, il sabotaggio di Argo 16, a giudizio di Mastelloni, sarebbe stata un avvertimento legato al complesso delle “concessioni” italiane ai nemici di Tel Aviv.
La prima inchiesta delle autorità aeronautiche su Argo 16 era durato pochi mesi prima di venire archiviato: nessun dolo, un banale incidente. Solo nei primi anni ’80 i generali Miceli e Viviani avanzarono sospetti sulla causa del disastro. Sulle pagine de Il Giornale, Miceli affermava: “Fu fatto esplodere”. Sulla rivista Panorama, Viviani era ancora più chiaro: si era trattato, spiegò, di un “avvertimento un po’ cruento dei servizi di Israele al Governo italiano.”
“Molti furono e sono ancora i legami tra i servizi segreti nostri e quelli di Tel Aviv”, sostiene l’ex magistrato. Nei primi anni di questo secolo, con Netanyahu già al potere, il nostro premier Berlusconi ordinò ai servizi segreti italiani di fornire al Mossad i nomi di tutti i nostri agenti che operano in Medio Oriente.
Il mondo dello spionaggio, da allora, si è arricchito di nuove tecnologie, e per capire meglio il passato dobbiamo aspettare il prossimo libro di Mastelloni.
Eric Salerno
eric2sal@yahoo.com
“LO STATO BIFRONTE” – C.Mastelloni, pagine 388 – Euro 19

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