CL cambia volto? Nuovo Statuto dopo la revisione voluta da Papa Francesco

Le modifiche sono profonde, ma i conservatori resistono per mantenere i vecchi privilegi

Dalla Nostra Vaticanista
Emanuela Provera
Milano, 20 Ottobre 2025

Luigi Benatti, Francesco Cassese, Emanuele Colombo, Giovanni Paccosi (vescovo), Ettore Pezzuto, Carmelo Vicari (prete), Andrea D’Auria (prete), Cesare Pozzoli (avvocato), Matteo Severgnini (Rettore della Scuola Regina Mundi di Milano dal gennaio 2023, già direttore della scuola Kampala in Uganda), sono i nuovi membri italiani della Diaconia centrale, ossia l’organo di governo della Fraternità di Comunione e Liberazione, che guida e coordina la vita del movimento a livello mondiale e il cui Statuto è stato sottoposto a procedura di revisione.

L’8 settembre 2025 il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha infatti approvato in via definitiva il nuovo Statuto della Fraternità di Comunione e Liberazione per adeguarlo alle norme previste dal Decreto “le associazioni internazionali di fedeli” del 2021 e per recepire le modifiche “scaturite dalla necessaria revisione delle prassi associative” come precisato dallo stesso Prefetto del Dicastero, cardinale Kevin Farrel, che ha firmato il Decreto.

In seguito all’entrata in vigore di quel Decreto il presidente della Fraternità Julián Carrón, che era stato prescelto dal fondatore Luigi Gissani e guidava il Movimento dal 2005, si dimise per lasciare il posto a Davide Prosperi, tutt’ora in carica.

Don Luigi Giussani, fondatore di CL

Riconosciuta dalla Santa Sede, la Fraternità di Comunione e Liberazione riunisce laici e sacerdoti che si ispirano all’insegnamento di don Luigi Giussani. Nelle intenzioni del fondatore, rappresenta il luogo in cui il carisma del Movimento trova la sua forma più piena.

Esiste un carisma di CL?

È a Varese che don Luigi Giussani dà forma alla sua intuizione di “Fraternità”: “Già allora si facevano le assemblee responsabili. Normalmente in quel tempo si facevano vicino a Varese (a Leggiuno, alla Domus Mariae). Erano circa 250 persone. Una domenica di quelle, ebbi quest’idea, fui colpito da quest’idea: sono grandi, sono maturi, sono adulti, hanno la responsabilità di botteghe, di fabbriche, hanno la responsabilità di iniziative di lavoro, hanno la responsabilità di uffici, soprattutto hanno la responsabilità della famiglia, che è l’azienda più importante per la natura, e non debbono avere responsabilità, non devono sentire responsabilità matura per la loro santità?” (Rivista Tracce, maggio 2002).

Oggi nella Chiesa sembra che la parola “carisma” sia diventata una formula di comodo: serve a dare autorevolezza all’idea guida di un movimento ecclesiale e a legittimarne l’azione nel mondo.

Questi movimenti, sviluppatisi nell’epoca conciliare e post conciliare, furono fortemente voluti da Karol Wojtyla che negli anni Ottanta e Novanta ne riconobbe la peculiare configurazione giuridica; tutte queste realtà condividono la convinzione che la santità non sia privilegio di chi ha scelto la vita consacrata, ma un percorso di fede accessibile a ogni battezzato, soprattutto attraverso il lavoro.

Ciascuno di questi movimenti (Opus Dei, Focolarini, Neocatecumenali, Comunione e Liberazione eccetera) credendo di aver contribuito in modo originale al percorso spirituale dei cristiani, non ha fatto altro che ripetere, con parole diverse, lo stesso tema evangelico del “Siate perfetti come è perfetto il padre vostro celeste.”

Nello Statuto che regge la vita interna dei Memores Domini[1] si legge “L’Associazione si propone di attuare una presenza missionaria per riportare la fede nella vita degli uomini, incontrandoli in particolare nei diversi ambiti del mondo del lavoro: scuola, ufficio, fabbrica.”

I Memores Domini: poveri, casti e obbedienti

I Memores sono uomini e donne, della “Fraternità”, che consacrandosi totalmente a Dio, vivono i consigli evangelici della povertà, castità e obbedienza. È noto, tra altri, Roberto Formigoni ex Presidente di Regione Lombardia.

Ma lo stesso ideale di santificazione del lavoro ordinario, a scuola, in fabbrica e in ufficio, è stato promosso dal fondatore dell’Opus Dei e dai suoi seguaci come cardine della spiritualità propria della prelatura.

Si direbbe che nessun autentico dono divino sia stato realmente messo a servizio della comunità dei credenti. I fondatori dei due movimenti, entrambi dotati di una leadership naturale e di una capacità persuasiva fuori dal comune, hanno finito per concentrare su di sé la devozione dei seguaci, dando origine a un sistema di appartenenze successive

Perché il Papa ha chiesto a CL di riformulare lo Statuto

Il Provvedimento del 2021 punta a rendere più partecipato e trasparente il governo delle associazioni di fedeli, introducendo limiti alla durata dei mandati e promuovendo una gestione condivisa dell’autorità, per evitare personalismi e possibili abusi di potere.

Don Julián Carrón, primo successore di Luigi Giussani

La Chiesa, sotto la spinta di Jorge Mario Bergoglio, ha iniziato a temere che la leadership dei movimenti ecclesiali si perpetuasse in modo autoreferenziale come una sorta di investitura personale (il fondatore che sceglie il suo successore, il quale ne sceglie uno a propria volta ecc.) per un tempo indefinito.

Ha preferito che, morto un fondatore, il suo successore venisse scelto con meccanismi elettivi in linea con il diritto canonico, evitando il formarsi di cupole eterne, e permettendo un sano ricambio. È come se la Chiesa avvertisse il pericolo che, al suo interno, prendesse forma un potere non più del tutto governabile.

I Movimenti chiamati da Bergoglio ad un percorso di revisione statutaria hanno vissuto questa richiesta come un’invasione di campo; Opus Dei, Focolarini e Comunione e Liberazione hanno mostrato resistenze e tentativi di conservazione dello status quo. In CL, per esempio, molti fedeli vedono in don Julián Carrón l’erede spirituale scelto da don Giussani e non hanno accolto serenamente il suo allontanamento, come emerge da una lettera firmata da Giancarlo Martinelli, membro celibe della Fraternità

Il nuovo Statuto ciellino

Il 15 ottobre scorso, sul sito ufficiale della Fraternità di Comunione e Liberazione, è stata pubblicata la versione italiana del nuovo Statuto. In un messaggio diffuso per l’occasione, il presidente Davide Prosperi ha invitato i membri della “Fraternità” a leggerne con attenzione il contenuto, sottolineando che “si tratta per noi di un momento storico”.

L’articolo 9 del nuovo Statuto, che riduce a cinque anni la durata dei mandati, rappresenta una delle principali innovazioni introdotte nel documento.

Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

Resta però da capire se queste modifiche riusciranno davvero a concretizzare il cambiamento auspicato da Papa Francesco, che aveva voluto, con la revisione dei testi, un cambio di rotta: la modifica dei metodi di governo, nuove forme di organizzazione della vita interna della Fraternità e delle prassi associative (Lettera 14/10/2025 Dicasterium Pro Laicis, Familia et Vita firmata dal Prefetto Kevin Farrel).

Inoltre, il contenuto della nuova versione, oltre a scontentare i membri interni al Movimento, preoccupa chi all’esterno intravede la continuità di modelli formativi che rischiano di assumere tratti manipolatori: la “scuola di comunità”, i ritiri spirituali guidati da sacerdoti scelti dai vertici e la formazione culturale vincolata agli “strumenti forniti dalla Fraternità” restano infatti elementi centrali del percorso dei membri.

Emenuela Provera
donnadrusilla@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Nella versione approvata il 9/02/2007 dal Pontificium Consilium Pro Laicis

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