Acqua San Banedetto: quando Golia querela Davide che finora ha vinto tre round

ll 23 settembre, davanti alla corte d’Appello di Venezia, si svolgerà il quarto tempo della guerra tra Il piccolo “Fatto Alimentare” e l’enorme “Acqua Minerale San Benedetto”. Una lite che ha tutta l’aria di aver un obbiettivo vero: zittire il giornale

Speciale Per Senza Bavaglio
Amelia Beltramini
Milano, 11 settembre 2026

Il prossimo 23 settembre, davanti alla corte d’Appello di Venezia, si svolgerà il quarto round della guerra tra Davide (Il Fatto Alimentare, piccola testata online indipendente di informazione alimentare, il direttore, 2 giornalisti dipendenti e 20 collaboratori e ricavi annui di circa 150 mila €) e Golia (Acqua Minerale San Benedetto SpA, 200 dipendenti e un fatturato oltre un miliardo di €).

Nei primi tre round l’arbitro, il magistrato, ha dato costantemente torto al Gruppo San Benedetto, ma questo ha presentato ricorso per presunta diffamazione chiedendo a Il Fatto Alimentare  1,5 milioni di € di danni e la pubblicazione dell’eventuale condanna per un mese consecutivo su 11 quotidiani nazionali e due settimanali… danno economico che sarebbe ancora più grave considerato che una pagina del Corriere della Sera costa da 30 a 100 mila € a singola uscita, con variazioni secondo la posizione, il formato e la tipologia.

Il motivo del contendere risale al 2022. Tra agosto e settembre di quell’anno l’azienda San Benedetto mandava in onda uno spot pubblicitario, My secret, Acqua in cui Elisabetta Canalis, dopo aver bruciato la colazione nel tostapane, usciva di casa portando con se solo una bottiglietta di acqua San Benedetto, come se questa bastasse.

Anche il Times di Londra ha dedicato un articolo alla storia

Roberto La Pira, giornalista e direttore de Il Fatto Alimentare inviava allora all’IAP Istituto di autodisciplina pubblicitaria, una segnalazione chiedendo la censura dello spot. L’IAP, che ormai si basa prevalentemente sulla sua autorevolezza e sulla moral suasion (persuasione morale), deve aver convinto l’azienda a modificare lo spot rimuovendo le parti critiche, tanto che il 4 ottobre in una mail a La Pira (vedi screenshot allegato) notificava che la campagna pubblicitaria era stata sospesa e che l’azienda si era impegnata a modificare lo spot. Risultato che puntualmente La Pira comunicava ai lettori.

La risposta del Gruppo San Benedetto non si è fatta attendere. Il 17 maggio 2023 depositava due ricorsi cautelari d’urgenza per ottenere l’oscuramento degli articoli, entrambi respinti dalla Corte, e a partire dal 2024 intentava un’azione in sede civile chiedendo il risarcimento danni per (presunta) diffamazione; diffamazione che il 15 maggio 2025 il giudice Lisa Micochero respingeva definendo gli articoli de Il Fatto Alimentare “lettura logica, ragionata e motivata dello spot” e condannando l’Acqua Minerale San Benedetto SpA a rifondere le spese di lite al Fatto Alimentare liquidandole in € 10.860. Peccato che la sola parcella degli avvocati nel procedimento di primo grado ammontasse a oltre 18 mila €, quindi circa € 8000 restano scoperti.

TRIBUNALE VENEZIA DIFFAMAZIONE MAGGIO 2025 (1)

Ma non è tutto. Nonostante la sentenza di primo grado e la pubblicità negativa ricevuta (la notizia della vittoria de Il fatto Alimentare è stata ripresa da 15 testate giornalistiche italiane e persino dall’edizione cartacea da The Times di Londra del 26 maggio), Acqua Minerale San Benedetto SpA è ricorsa in Appello e il 23 settembre le due parti hanno appuntamento a Venezia davanti all’ennesima Corte.

Ordinanza 29 settembre giudice Venezia

A questo punto però il bilancio de Il Fatto Alimentare non è in grado assorbire l’onere delle spese legali, il vero intento di queste cause plurimilionarie per mettere la mordacchia all’informazione, e ha chiesto aiuto ai lettori tramite una raccolta fondi. I lettori hanno risposto: in 8 giorni la raccolta ha superato i 20 mila €. La Pira garantisce che, a conclusione della vicenda, se dovessero rimanere somme non utilizzate, saranno destinate a sostenere le attività, sempre gratuite e sempre indipendenti, della testata.

Amelia Beltramini
amelia.beltramini@gmail.com

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