Referendum giustizia: Sì o No?

Speciale Per Senza Bavaglio
Davide Banfi, Amedeo Cortellezzi, Alessandro Catarisano*
Milano, 18 marzo 2026

Il 14 marzo 2026 presso il cinema Anteo di Milano tra Maurizio Belpietro e Peter Gomez si è svolto il dibattito sull’imminente referendum costituzionale del 22 e 23 Marzo.

L’evento, organizzato dall’ Associazione Lombarda dei Giornalisti, ha visto la partecipazione di Massimo Alberizzi (direttore di Africa ExPress, Senza Bavaglio e Consigliere Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa) e Paolo Perucchini (Presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti) che hanno introdotto l’incontro e presentando i due ospiti d’eccellenza:

Da una parte, Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, per il Sì, dall’altra Peter Gomez, direttore de IlFattoquotidiano.it, per il No. Il tutto moderato da Tonia Cartolano, caporedattrice di SkyTg24.

Un referendum incentrato sull’approvazione o la bocciatura del cambiamento di 7 articoli costituzionali, oppure il mantenimento dell’ordinamento giuridico presente, in caso di votazione negativa.

L’incomprensbile quesito in buricratese stampato sulla scheda eletorale

Il dibattito prende il via con l’intervento di Belpietro che espone la complessità dei quesiti riportati all’interno della scheda elettorale, sottolineando che la riforma viene impropriamente chiamata riforma della giustizia, quando nella fattispecie “E’ una riforma che riguarda l’organizzazione della magistratura”.

Riguardo quest’ultima viene ribadita l’importanza di “indipendenza e autonomia della magistratura” che nella sua storia è stata soggetta alle correnti politiche. Le nomine e le carriere vengono fatte attraverso una sorta di “lottizzazione tra correnti”.

Subito dopo nel suo intervento Peter Gomez, ha concordato sul principio del sorteggio dei magistrati, manifestando però divergenze sugli altri quesiti come la separazione del CSM, ritenendola “sbagliata e controproducente”.

Viene richiamato il paragone con il sistema francese che viene indicato dai sostenitori del Sì: “Come uno dei sistemi in cui la separazione delle carriere c’è.” Mentre nel sistema americano, dove vige una separazione netta, si parla di: “Quantità di persone innocenti che vengono condannate”.

Secondo Gomez non ci sarà una diminuzione degli errori giudiziari e sulla questione del sorteggio andrebbero chiarite, in maniera più approfondita, le dinamiche elettorali della magistratura.

La moderatrice Tonia Cartolano chiarisce i 3 concetti fondamentali della riforma in questione: la separazione delle carriere, ossia che “i giudici e i PM si formano in maniera distinta”. L’istituzione del doppio CSM, con un conseguente impatto economico. Infine l’Alta Corte che sarebbe una novità in termini di organi istituzionali.

Il dibattito prosegue con un intervento del direttore Belpietro che pone l’attenzione sugli errori giudiziari più rilevanti avvenuti in Italia, sottolineando come abbiano colpito soprattutto “persone semplici, finite in carcere senza che fosse loro garantito un giusto processo”.

A sostegno della propria tesi, Belpietro cita il caso della strage di Sinnai, con l’ingiusta detenzione di Beniamino Zuncheddu, rimasto in carcere per oltre 30 anni con l’accusa di triplice omicidio. Riporta inoltre i dati su circa 33.000 errori giudiziari accertati, che sono costati oltre un miliardo di euro di risarcimenti da parte dello Stato.

Alla luce di tali elementi, Belpietro ribadisce l’importanza dell’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenuta necessaria per garantire un controllo più efficace e non condizionato dalle correnti della magistratura, con l’obiettivo di sanzionare i responsabili di gravi errori giudiziari.

In risposta, Gomez sottolinea che prima di intervenire sulla Costituzione è necessario concentrarsi sul funzionamento degli strumenti già esistenti. Evidenzia inoltre che il Ministro della Giustizia dispone del potere di intervenire nei casi in cui l’operato di un magistrato venga valutato negativamente, mentre spetta al Consiglio Superiore della Magistratura eseguire eventuali provvedimenti disciplinari.

Proseguendo, viene ribadito come la presenza dei tre gradi di giudizio nel sistema italiano risponda alla consapevolezza che il giudice possa commettere errori. In questo senso Gomez precisa che “non necessariamente se una persona è stata condannata in primo grado e poi assolta in secondo e cassazione i giudici di primo grado vadano puniti”, sottolineando come la sanzione debba intervenire solo in presenza di una chiara negligenza.

Gomez contesta la tesi secondo la quale questa riforma risolverà le criticità del sistema, definendo molte delle frasi dette dai sostenitori del Si come puri slogan. Per il direttore de Il Fatto Quotidiano, gli errori giudiziari continueranno a esserci come “accade in tutti i Paesi del mondo”.  Sottolinea come questo sistema non sia perfetto e critica il fatto che questo governo negli scorsi tre anni non abbia voluto rendere i processi più veloci sottolineando il fatto che l’Italia opera con la metà dei magistrati rispetto alla Germania nonostante un carico di fascicoli superiore.

A suo dire, si sarebbe potuto intervenire con costi minimi, ad esempio riducendo il numero di giudici nelle corti d’appello e ha concluso con una nota polemica sostenendo che “la giustizia che non funziona conviene”.

A questo punto Tonia Cartolano ricorda che il nostro Paese ha 4 milioni di cause pendenti e che i tempi di attesa si assestano tra i 5 e gli 8 anni.

Maurizio Belpietro, ha ammesso che “non è una riforma che consentirà di avere processi più rapidi”, ma che la riforma Nordio premierà “chi ha voglia di fare” e permette di snellire gli arretrati, sostenendo soprattutto che con questa riforma le promozioni che, ad oggi dipendono dall’appartenenza alle correnti, avverranno per merito e capacità e solo così si potrà avere una magistratura efficiente.

Belpietro ha poi risposto alle critiche di Gomez sulla competenza dei futuri componenti del CSM e dell’Alta Corte, che con il sorteggio saranno “senza una grande capacità di giudizio e nessuna di organizzazione”. Secondo Belpietro è assurda l’idea che un magistrato, ritenuto idoneo a decidere del fallimento di una società o della libertà di un individuo, non sia poi considerato adatto a giudicare la carriera o gli errori dei propri colleghi. Ha citato Indro Montanelli che il 5 maggio 1985 sentenziò: “Io voglio l’indipendenza e l’autonomia della magistratura ma voglio che i Pm che sbagliano e rovinano la vita per i proprio errori paghino”.

Termina il suo discorso sostenendo che questo referendum mantiene le garanzie “costituzionali che non vengono toccate”.

Il confronto si è concluso con una riflessione sul valore del voto. Se da una parte Gomez ha invitato a votare per inviare un messaggio di sfiducia verso una politica che “da trent’anni non fa nulla per far funzionare la giustizia”, dall’altra Belpietro ha esortato alla partecipazione definendo il voto “determinante” per via della natura confermativa del referendum, che non prevede quorum.

Davide Banfi, Amedeo Cortellezzi, Alessandro Catarisano*
davidebanfi02@gmail.com
cortellezziamedeo@gmail.com
cataale2003@gmail.com
*Laureandi in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Senza Bavaglio? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo.
Senza Bavaglio viene diffuso in tempo reale sulla piattaforma Telegram al canale
https://t.me/senzabavaglio
e sulla piattaforma WhatsApp:
https://whatsapp.com/channel/0029Vag6h6r9mrGbzOXhJs3Q
ai quali ci si può abbonare gratuitamente.

Condividi questo articolo