Le carte segrete: salviamo l’INPGI 2 dalla voracità e dagli interessi personali – 1

I freelance devono organizzarsi altrimenti il nuovo e unico INPGI che nascerà il 1 luglio diventerà il regno incontrastato di chi ha sbattuto i giornalisti dentro l’INPS, ha dstrutto le redazioni e il giornalismo

Speciale Per Senza Bavaglio
Simona Fossati
Milano, 23 marzo 2022

L’esercito invisibile dei lavoratori autonomi e dei precari deve svegliarsi, cominciare a comprendere che cosa sta succedendo sopra alle loro teste, unirsi e reagire con prontezza, forza ed energia.

Se questo non accadrà, la Gestione Separata dell’INPGI (INPGI 2), che dal 1 luglio diventerà il nuovo e unico INPGI, si trasformerà nel regno incontrastato di chi ha sbattuto i giornalisti dentro l’INPS senza nulla conservare della propria identità come invece hanno fatto tutti gli altri enti previdenziali che negli anni passati sono stati inglobati nella grande casa INPS.

La differenza è sostanziale: le altre Casse, infatti, sono riuscite a conservare la propria identità e le proprie regole, mentre invece l’INPGI 1 sparisce e i giornalisti vi entrano come singole unità insieme a tutti gli altri lavoratori.

Spese che non riguardano gli autonomi

Facciamo un passo indietro: pochi sanno che uno dei primi atti del CdA dell’INPGI, nella sua maggioranza, insediato il primo luglio 2020, è stato quello di riversare il 40 per cento dei costi dell’Istituto sulla Gestione Separata. Questo significa che a carico dell’ente dei lavoratori autonomi pesano, da quasi due anni, spese che per la maggior parte nemmeno li riguardano. Tra l’altro, dei due milioni e mezzo di euro che l’INPGI passa al sindacato in cambio di “servizi”, l’INPGI 2 ne versa un milione. Quindi, ironia della sorte, i lavoratori autonomi finanziano un sindacato che non ha saputo difendere i loro diritti e la loro dignità.

Un sindacato che, anni fa, – il mio parere fortemente contrario – prima ha voluto con forza i CoCoCo, salvo poi accorgersi del non tanto palese gioco degli editori: utilizzare e sfruttare i poco onerosi CoCoCo al posto degli articoli 1 e, poi, inscenare plurimi vani tentativi di farli cassare.

Un sindacato che, tramite l’inutile Clan (Commissione Lavoro Autonomo della FNSI), è riuscito ad affossare la grande opportunità della legge sull’Equo Compenso (2012). Per fortuna poi bocciata, grazie al pronto intervento del presidente dell’Ordine Nazionale di allora, Enzo Iacopino.

Iniquo compenso

Un “iniquo compenso”, come era stato prontamente ribattezzato allora da freelance e precari, bocciato due volte dal TAR e dal Consiglio di Stato perché codificava compensi vicini allo schiavismo. La FNSI peggiorò la situazione inserendo, in un accordo con la Fieg, l’incredibile principio del “più lavori, meno ti pago”.

Sono passati 10 anni e ora una delle idee dei capi “combattenti” della Clan è proprio quello di ripescare quello stesso documento che l’Ordine Nazionale nel 2012 aveva elaborato e consegnato alla FNSI perché lo utilizzasse per l’Equo Compenso. Fu cestinato allora, ma dopo dieci anni vale ancora qualcosa.

Peccato che in dieci anni è cambiato il mondo dell’informazione e chi lavora fuori dalle redazioni ha bisogno di una difesa reale e non di essere ingabbiato in tariffe minime che per gli editori rappresenterebbero il massimo. Meglio allora lasciare tutti al proprio destino che forse, con un sindacato debole che non li difende, se la cavano molto meglio da soli.

Statuto in gestazione

E torniamo a che cosa succede oggi all’INPGI 2. Come molti sanno, la legge Finanziaria del 30 dicembre 2021 prevede che: “entro il 30 giugno 2022: l’INPGI provvede, con autonome deliberazioni soggette ad approvazione ministeriale,….omissis…., alla modifica dello statuto e dei regolamenti interni, secondo i principi e criteri di cui all’articolo 6, comma 1 e 3, del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n.103, ai fini dell’adeguamento alla funzione di ente di previdenza e assistenza dei giornalisti professionisti e pubblicisti che svolgono attività autonoma di libera professione giornalistica…..omissis”

Così, ora ci si appresta ad elaborare uno Statuto che prevede l’entrata di un esercito di colleghi a governare l’INPGI degli autonomi. Senza contare i ben 70 dipendenti che resteranno alla struttura dei giornalisti. Si prospettano quindi spese faraoniche per un ente che eroga ai propri iscritti pensioni ampiamente sotto la soglia della pensione sociale. Su circa 1.350 pensionati “autonomi” la metà ha percepito un importo addirittura inferiore a mille euro l’anno.

Organo gestionale

Cerchiamo di capire perché tutto ciò sta per accadere. E che tipo di governance prevedeva il decreto legislativo n. 103? E qui saltano fuori gli altarini. L’organo di amministrazione avrebbe dovuto essere composto da un componente, incrementato per gli enti con più di 10.000 iscritti di un ulteriore componente per ogni 5.000 iscritti, fino a un massimo di quattro componenti. Il che significa massimo 5 componenti per l’organo di amministrazione.

E già qui l’INPGI non ha mai rispettato le norme visto che ha stabilito che fossero 5 i membri del Comitato Amministratore (l’organo della dirigenza INPGI 2) ma che “l’organo di amministrazione” fosse composto non solo da 5 come previsto dalle norme ma anche da presidente e vicepresidente dell’INPGI 1,  più i due rappresentanti dei Ministeri.

Simona Fossati
(1 – continua)

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Dal nostro archivio

Questa volta la sezione “Dal nostro archivio” è dedicata in particolare a Paolo Perucchini, il presidente della Lombarda, secondo cui Senza Bavaglio non fa e non ha mai fatto proposte operative (tranne l’oganismo di base dei freelance che lui caparbiamente non vuole).

INPGI 2/ Le nostre proposte dal 1999: UN PRESENTE SERENO, COME IL FUTURO

 

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