Contrastare il lavoro abusivo in Mondadori: se si vuole si può. Basta volerlo

Speciale per Senza Bavaglio
Valerio Boni
Milano, 3 febbraio 2019

Il recente rapporto INPGI conferma che anche nel 2018 le ispezioni nelle redazioni in tutta Italia hanno evidenziato ancora una volta numerose irregolarità: in 79 controlli sono stati rilevati mancati versamenti per oltre 3 milioni di euro di contributi previdenziali, sanzionati complessivamente con 800.000 euro. Un risultato che conferma come l’abusivismo continui a essere la strada preferita da molti editori, ma i numeri sono solo la punta dell’iceberg, poiché la vigilanza ha effetto solo con le realtà medie o medio-piccole, che non possono contare sulla collaborazione di “santi in paradiso”.

Le ispezioni risultano infatti efficaci solo se effettuate a sorpresa, mentre in troppi casi le visite sono annunciate da persone vicine all’ente, che trasmettono l’informazione alla direzione del personale. Di conseguenza i collaboratori abusivi sono tenuti a distanza dalle loro postazioni per il tempo necessario, i redattori regolari istruiti a dovere su come giustificare la presenza di scrivanie e computer, così tutto risulta perfettamente in regola. Questo, per esempio, è quello che è sempre accaduto, almeno negli ultimi 20 anni in Mondadori, tra le poche aziende editoriali risultate sempre pulite. In questo modo a Segrate si sono costruiti negli anni una facciata di isola felice, che ha indubbiamente contribuito a rendere più agevole la concessione degli stati di crisi richiesti in rapida sequenza, poiché nessuno ha mai contestato in modo efficace i conteggi relativi agli esuberi dichiarati.

In tutto ciò i rappresentanti del sindacato non si sono limitati a chiudere un occhio, sono stati a tutti gli effetti conniventi omettendo quella vigilanza che dovrebbe essere alla base dei compiti del CdR. La responsabilità, a questo proposito, non ricade solo sull’esecutivo attualmente in carica ma anche su quelli precedenti che non hanno fatto molto per contrastare l’abusivismo. Eppure non è certo da ieri che collaboratori grafici o scriventi lavorano a tempo pieno, anche con incarichi importanti, da capo redattore, connessi alla rete e senza un inquadramento adeguato. C’erano anche quando per la prima volta fu fatto il conteggio degli esuberi, quando gli abusivi superavano di fatto il numero delle eccedenze conteggiate dai direttori.

Questa pratica non dovrebbe mai essere ammessa, ma è evidente che assume una gravità maggiore se utilizzata in periodi nei quali si ottengono aiuti da parte dello Stato e dagli enti previdenziali. In sostanza la società può contare su un taglio degli stipendi e può utilizzare solo una parte di quanto risparmiato per pagare questi collaboratori ai quali non sono certo versati i contributi di un dipendente, e ottenendo un utile con la differenza. Un giro perverso che ha come conseguenza diretta la sola erosione dei conti già traballanti dell’INPGI.

Le soffiate sono una realtà che l’ente si rifiuta di considerare, come del resto è certa la presenza quotidiana di abusivi in azienda. E l’aspetto più preoccupante è che Mondadori non fa nulla per nasconderlo, arriva anche a dichiararlo come se fosse la cosa più naturale del mondo davanti ai giudici del lavoro tramite i propri legali nelle varie cause. Giustificando il fatto che in questo modo si risparmia sul costo di stipendi e soprattutto contributi.

Preoccupa anche il silenzio del CdR che mai ha fatto nulla per contrastare questa pratica, salvo annunciare timidamente di voler “difendere la nostra professione anche contrastando l’esternalizzazione del nostro lavoro, oggi compromesso dall’uso massiccio di collaboratori e pensionati tuttora presenti in azienda”.

Naturalmente a questo proclama nella primavera di un anno fa non è seguito nessun intervento tangibile, quindi la dirigenza del nostro sindacato si è resa complice di quella che durante uno stato di crisi non è una semplice violazione di qualche norma, ma potrebbe assumere i contorni di una truffa ai danni dello Stato e di un ente di previdenza. Che si va a sommare all’inconveniente emerso recentemente della sottrazione di ferie non consumate, che qualcuno classifica come furto, altri come appropriazione indebita.

Le possibilità di infrangere questo meccanismo ci sono, ma per farlo è necessario aggirare gli ostacoli che fino a oggi hanno permesso a Mondadori di costruirsi una falsa identità di famiglia del Mulino Bianco. La soluzione si chiama esposto, non all’INPGI, ma all’Ispettorato del Lavoro di Milano, per evitare che nella prima fase possano intervenire i soliti angeli custodi. Il procedimento è molto semplice, non servono carte bollate o procedimenti particolari, basta esporre con la maggior accuratezza possibile le situazioni di irregolarità (e su questo c’è solo l’imbarazzo della scelta), aggiungendo i nomi e tutte le informazioni. Per l’esposizione si può usare uno stile giornalistico, senza utilizzare i linguaggi spesso incomprensibili utilizzati in Tribunale, quindi si completa il domumento con questa intestazione:

ILL. MA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO

INL SERVIZIO ISP. LAVORO

G.d.F.

ESPOSTO: RICHIESTA INTERVENTO

Il sottoscritto xx, nato a xx, residente in xx

ESPONE QUANTO SEGUE…

Ultimato il lavoro se ne portano due copie all’ufficio di via Mauro Macchi, 9 a Milano. Esporre irregolarità agli organi competenti non viola alcun impegno di non divulgare fatti di cui il dipendente è venuto a conoscenza e può risultare utile in previsione delle prossime iniziative antisindacali che sicuramente la proprietà vorrà applicare nei prossimi mesi.

Nel caso le ispezioni rilevassero la presenza di lavoratori abusivi l’immagine dell’azienda in caso di un eventuale giudizio risulterebbe evidentemente incrinata. Perché un conto è contrastare un’azienda seria realmente in difficoltà, ben diverso è far valere i propri diritti nei confronti di chi ha fraudolentemente sfruttato a proprio vantaggio una situazione costruita ad arte e con complici eccellenti, colpendo giornalisti ed enti previdenziali.

Valerio Boni
valeboni2302@gmail.com

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