Corriere della Sera e Repubblica: una marketta al giorno toglie il lettore di torno

I due più importanti quotidiani del nostro Paese invasi dalla commistione pubblicità/informazione, nel silenzio generale e nonostante si tratti di una palese violazione della deontologia professianale dei giornalisti

Speciale per Senza Bavaglio e Critica Liberale (www.criticaliberale.it)
Enzo Marzo
Roma, 28 novembre 2019

Ormai i giornali vengono scritti dagli uffici pubblicitari e firmati da giornalisti compiacenti. Lo scandalo non è nuovo, ma prima colpiva soprattutto i giornali di moda o quelli specializzati. Ora dilaga sui quotidiani generalisti. La deontologia vuole che se si pubblica un articolo con pubblicità occulta (si fa per dire) si compie una grave violazione contro i lettori che possono presumere che la “notizia” sia un prodotto giornalistico ma al contrario è solo un mascheramento di una pubblicità.

Ovviamente manca sempre la doverosa scritta “Informazione pubblicitaria”. Come in questo caso. Però il quotidiano non fa mancare addirittura nel sommario il prezzo del prodotto,  né una scorrettissima stoccata alla concorrenza. Naturalmente l’articolo è corredato dalla fotografia dei biscotti, prevedendo il caso che qualche lettore non capisse bene.

In questi giorni “la Repubblica” di Verdelli sembra addirittura scatenata in questo imbroglio verso i lettori. Ovviamente l’Ordine dei giornalisti tace, dimostrando ancora una volta la sua assoluta inutilità, anzi la sua complicità. E anche i Comitati di redazione riposano sotto le coltri.

A proposito, complimenti al valoroso giornalista che ha firmato un memorabile articolo. Vincerà sicuramente il Premio Daphne Caruana Galizia.

Ripubblichiamo l’articolo di “Repubblica” di ieri, togliendo il nome della Ditta pubblicizzata  e modificando la dichiarazione di Verdelli, rendendola – secondo noi – più aderente alla verità.

Ma  il “Corriere della sera” non accetta d’essere distaccato in questa sfrenata corsa alla pubblicità occulta e pubblica sul suo  “Economia” la stessa foto che correda una marchetta analoga dal titolo intrigante: “Tutti pazzi per i biscotti alla Nutella, perché sono introvabili sugli scaffali dei supermercati?”, firmata da  Alice Scaglioni. che ha un incipit stendhaliano: “Si potrebbero forse contare sulle dita di una mano quelli che non hanno ancora assaggiato almeno un XXXXXXX”.  Non vorremmo scrivere presto che forse si contano sulle dita di una mano i giornalisti non marchettari.

La grande corsa ai biscotti alla XXXXXXX. Venduti già 57 milioni.

Confezioni introvabili nei supermarket. Il 37% degli acquisti nel Nordovest. Nelle prime tre settimane di vendita il fatturato del biscotto alla XXXXXXX (che viene venduto in media a 3 euro alla confezione) è già arrivato a 8 milioni di euro.(QUANTI DI QUESTI SPESI IN PUBBLICITÀ’ REDAZIONALI? ndr.)

di PAOLO GRISERI

27 Novembre 2019

TORINO – In tre settimane sono stati venduti 57 milioni di biscotti, uno per italiano. Diabetici compresi. Si spiega così il giallo dei XXXXXXX Biscuits, i biscotti ripieni della nota crema spalmabile, che spesso sono introvabili nei punti vendita. Tanto che sui social è partita una vera caccia al tesoro. «È stato un crescendo — dice Angelo Massaro, amministratore delegato della società di rilevazione Iri — perché nella prima settimana le confezioni vendute in Italia sono state 27 mila. Nella seconda sono salite oltre il milione e nella terza, l’ultima di cui abbiamo i dati, a un milione e mezzo». In tutto 2,6 milioni di confezioni che contengono ciascuna 22 biscotti.

La rilevazione di Iri dice che la velocità di rotazione delle confezioni sugli scaffali, vale a dire il tempo necessario per vendere il prodotto e sostituirlo, è di 2,2 volte superiore a quello dei prodotti analoghi della stessa XXXXXXX. E probabilmente anche della concorrenza anche se la società, per comprensibili motivi, non fornisce comparazioni tra i suoi diversi clienti.

Chi è più dipendente dai biscotti alla XXXXXXX? Il 37 per cento del prodotto viene venduto nel Nordovest: Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. Un po’ perché quella è l’area più ricca del Paese, un po’ perché lì sono le radici storiche della XXXXXXX. Nel Nordest si vende il 16,6 per cento del totale dei biscotti. Centro e Sud sono sopra il 20 per cento. In tre settimane il biscotto alla XXXXXXX ha conquistato il 16 per cento della sua categoria di mercato.

Facendo i conti in tasca al gruppo di Alba, nelle prime tre settimane di vendita il fatturato del biscotto alla XXXXXXX (che viene venduto in media a 3 euro alla confezione) è già arrivato a 8 milioni di euro. In un anno, se manterrà questi ritmi di vendita, dovrebbe ampiamente superare gli 80 milioni che erano l’obiettivo di fatturato. Di questo passo infatti si dovrebbero superare abbondantemente i 130 milioni.

Ecco dunque spiegato il giallo dell’irreperibilità delle confezioni in vendita. È un effetto simile al secchiello d’acqua sulla sabbia: il ritmo di rifornimento dei supermercati non è sufficiente a rispondere alla domanda. Quanto durerà questa mania? Gli analisti del mercato non si sbilanciano: «Non sappiamo quando la domanda si assesterà», spiega Massano. E aggiunge: «Se guardo agli ultimi cinque anni questo è certamente il lancio più importante di un nuovo prodotto. Nel senso che è quello che ha avuto maggiore successo nei primi giorni di vendita. E questo fa pensare che i riacquisti dopo il primo saranno numerosi».

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di MARCHETTA, per INGANNARE i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi del CATTIVO GIORNALISMO”.
Carlo Verdelli

Enzo Marzo

 

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Senza Bavaglio
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