Assange punito per aver fatto il giornalista: verso l’estradizione negli USA

Speciale Per Senza Bavaglio
Costanza Troini
17 giugno 2022

“E’ un giornalista e un editore e viene punito per aver fatto il suo lavoro”. La nota di WikiLeaks corre sulla rete, su tutti i social e le prime pagine dei mezzi d’informazione, non appena il fondatore, Julian Assange, sa che il governo inglese ha deciso di estradarlo negli USA, dove rischia una condanna durissima e ingiusta.  “Julian non ha fatto nulla di male. Non ha commesso crimini e non è un criminale – prosegue il commento – Oggi non è la fine della lotta. E’ solo l’inizio di una nuova battaglia legale….. Ci appelleremo di fronte all’alta corte”. (High Court of Justice, il cui nome per esteso è Her Majestys High Court of Justice in England, con base a Londra, ha poteri di supervisione sulla giurisdizione di altri tribunali nei casi previsti dalla legge).

La ministra dell’interno, Priti Patel, ha approvato l’estradizione del giornalista australiano, attualmente detenuto nel carcere londinese di Belmarsh.

Immediata la reazione di WikiLeaks: “Era in potere di Priti Patel fare la cosa giusta. Invece sarà ricordata per sempre come complice degli Stati Uniti nell’obiettivo nascosto di trasformare il giornalismo investigativo in un’impresa criminale”.

La dichiarazione diffusa dal sito afferma anche che chiunque abbia a cuore la libertà d’espressione si dovrebbe vergognare profondamente di questo assenso all’estradizione. E’ un giorno buio per la stessa libertà di stampa.

E proprio sulla libertà d’espressione e sugli eventuali motivi politici che possono aver motivato la richiesta d’estradizione si baserà l’appello già pronto. Anche se molti osservatori internazionali danno già da mesi Assange in viaggio verso il tribunale nordamericano che vuole processarlo essenzialmente per aver rivelato, tramite WikiLeaks, migliaia di documenti riservati sui crimini di guerra in Afghanistan e Iraq.

Il governo britannico è convinto che il giornalista australiano abbia salute a sufficienza per affrontare un giudizio che sarà equo – sempre secondo quest’ultima decisione dell’Home Office.

In una conferenza stampa la moglie di Assange, Stella, ha dichiarato: “Non siamo alla fine del percorso. Abbiamo intenzione di combattere. Useremo ogni strada possibile. Userò ogni ora utile lottando per Julian finché non sarà libero, finché non sarà fatta giustizia”.

Accanto a lei dovrebbe esserci tutta la stampa libera del mondo. Fino a che ad Assange non sarà riconosciuto il diritto di fare il suo lavoro.

Costanza Troini
ctroini@gmail.com
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