La crisi Mondadori: reagire ai licenziamenti mascherati da compravendita

Massimo AlberizziSpeciale per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi
Milano, 22 maggio 2018

Ci sono diversi modi di affrontare la crisi della Mondadori. Non è vero che ce n’è uno solo, che poi sarebbe quello di rinunciare a tutto e accettare passivamente la vendita di TuStyle e Confidenze senza reagire, affidando a un incerto futuro la gestione della crisi. Se si accetta senza reagire la compravendita, probabilmente non ci sarà più niente da fare quando arriverà il nuovo padrone.

Il metodo che noi suggeriamo vuole tentare di difendere i lavoratori, come è giusto che sia. E se risulterà impossibile bloccare la vendita almeno si potrà cercare di spuntare condizioni più vantaggiose per i lavoratori.

Sospensiva della compravendita

Occorre attivare al più presto la via giudiziaria chiedendo una sospensiva dell’accordo di compravendita. La sospensiva può essere concessa dai giudici per due motivi.

1) Perché ci sono state violazioni della procedura.
2) Perché si tratta di un licenziamento mascherato cioè una vendita fittizia a un soggetto che non dà garanzie di produttività e/o di solidità finanziaria.

Nel primo caso occorre conoscere esattamente come è stata avviata la procedura prevista dalle norme che, come primo passo, prevedono la comunicazione alle parti sindacali dell’avvio di una trattativa per la vendita di un ramo d’azienda.

Il palazzo della Mondadori di notte

Questa comunicazione potrebbe essere contenuta nella lettera inviata venerdì scorso al CDR e alla Lombarda. Quella lettera, per intenderci, che alla fine contiene una minaccia: “La comunicazione è segreta e non può essere divulgata in base alle norme….” E giù una serie di articoli di legge. Una chiara intimidazione da parte dell’azienda. Ma se questa lettera e i suoi contenuti devono essere discussi dai lavoratori come fa a essere mantenuta segreta?

La lettera deve essere consegnata, o messa a disposizione, di tutti i dipendenti che la chiedono, per esempio, per mostralra a un avvocato. In fondo si tratta delle vite di decine di persone. Una lettera che parla del loro futuro e di cui gli interessati devono prendere conoscenza, per eventualmente contestarla.

Dicono che qualcuno, intimidito dalle minacce lanciate con quella comunicazione, teme una denuncia penale e di finire in galera. Assurdo: si tratta invece di un’operazione molto chiara di prepotenza per impedire una discussione serena e aperta sulla questione.

Il sindacato che non reagisce a questo sopruso, di fatto si rende complice (o peggio connivente) con questa pretesa aziendale.

Se la comunicazione fosse precisa e dettagliata, come prevedono le norme, allora, per chiedere la sospensiva della compravendita, non si può procedere chiedendola per violazione della procedura di legge. Si deve tentare la via della sospensiva verificando e poi denunciando le scarse (o nulle?)  capacità imprenditoriali del compratore di Tu Style e Confidenze, il signor Andelko Aleksic, che il Fatto Quotidiano ha descritto come assediato dalla morsa dei debiti con fornitori e fisco.

Per evitare di mostrare il vero volto dell’operazione di dismissione mascherata, tesa a liberarsi dei lavoratori senza metterci la faccia, Aleksic, sull’orlo del fallimento con la sua European Network (indicata in un primo momento come acquirente delle due testate), ha registrato due società, che per forza di cose – essendo appena nate – sono “pulite” e quindi, da questo punto di vista, in regola: TuStyle srl e Confidenze srl.

Come ha scritto Fiorina Capozzi su “Il Fatto Quotidiano”, “la European Network non è esattamente quello che si direbbe una casa editrice dalle spalle forti. Già proprietaria dal 2004 dei settimanali gossip Eva3000 e Vip, nel 2016 l’azienda di Aleksic era in leggero utile (poco più di settemila euro), ma  piena di debiti (3,14 milioni). Secondo l’ultimo bilancio disponibile, la società deve ai fornitori 1,7 milioni e circa 444mila euro all’Erario. Il fatturato da vendite ammontava a 4,7 milioni, ma tutto il lavoro era svolto con un costo del personale di appena 39mila euro. Oneri sociali inclusi. Un segno evidente che buona parte delle attività erano affidate all’esterno. Inoltre il capitale sociale era di soli 10mila euro, il patrimonio netto di 70mila euro e la cassa a fine 2016 poteva contare su 65mila euro. L’asset principale dell’azienda era costituito da immobilizzazioni immateriali (995mila euro) sostanzialmente i marchi delle testate acquisite il cui valore è peraltro in peggioramento rispetto al 2015 (poco più di 1 milione)”.

Tutto ciò basterebbe a un avvocato per convincere un giudice che la vendita non è un’operazione industriale, ma bensì una dismissione mascherata e quindi annullarla d’imperio.

E’ necessario oggi porre una barriera alla richiesta aziendale di smontare il primo tassello di altre e più corpose pretese che vorrebbero la dismissione di testate come Il mio PapaStar bene e Panorama e il licenziamento di altre 600 persone, tra giornalisti e editoriali.

In occasione della trimestrale a fine marzo, i vertici Mondadori hanno spiegato chiaramente che le trattative con Aleksic si inseriscono “nell’ambito della strategia più volte annunciata di focalizzazione del portafoglio prodotti sui brand core a maggiore redditività e potenzialità di sviluppo multicanale”. E fra questi ci sarebbero essenzialmente il polo cucine con la neoacquisita Giallo Zafferano (molto cara si dice a Piersilvio Berlusconi) Donna ModernaGrazia e Tv Sorrisi e Canzoni. Fine. Tutti gli altri, giornalisti ed editoriali a casa.

Non basta sostenere che l’atteggiamento della Mondadori è “inaccettabile”. Tanto più che i tre milioni di bonus all’amministratore delegato Ernesto Mauri sono uno schiaffo al lavoratori licenziandi. Ora occorre agire. Per esempio confrontandosi con le altre organizzazioni sindacali e organizzando un’assemblea generale comune di tutti i lavoratori della Mondadori.

Senza Bavaglio a questo punto mette a disposizione dei colleghi della Mondadori il suo pool di avvocati per affrontare il caso della loro azienda editoriale.

Massimo A. Alberizzi
Consigliere Nazionale FNSI
Senza Bavaglio
massimo.alberizzi@gmail.com
Twitter @sbavaglio

Una precisazione per evitare confusioni.

La sospensiva (volta ad ottenere il rispetto della procedura sindacale prevista dalla legge) può essere richiesta ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori dal sindacato (cioè dalla Lombarda) nell’ipotesi di violazione degli obblighi di informativa e esame congiunto.

Altra cosa, invece, è far valere il carattere mascherato della operazione, presentata come cessione di ramo di azienda, ma in realtà avente ad oggetto solo il trasferimento della testata unitamente ai giornalisti addetti e qualche editoriale.

In questo caso, l’azione compete ai singoli lavoratori che possono chiedere di essere retrocessi al cedente, in quanto il passaggio risulta avvenuto senza il loro consenso (superfluo se viene ceduta un vero ramo di azienda, necessario in tutti gli altri casi).

L’azione proposta dai singoli lavoratori (non necessariamente tutti) introdurrebbe una causa ordinaria avanti al Tribunale del lavoro, della durata prevedibile di circa 15 mesi.

m.a.a.

 

 

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