CONGRESSO FNSI/2-Al guinzaglio degli editori

La strada imboccata dalla FNSI era ben chiara fin dalla mattina che ha preceduto il congresso vero e proprio.

L’11 gennaio, infatti, prima della tornata di relazioni, dibattiti, mozioni e votazioni dei giorni successivi, è stato dedicato alla presenza di tre ospiti di riguardo: gli editori Carlo De Benedetti del Gruppo L’Espresso, Fedele Confalonieri di Mediaset e Piergaetano Marchetti della RCS, cioè della Rizzoli-Corriere della Sera.

Stendiamo un pietoso velo. Per ora. Basti dire che De Benedetti s’è spinto a fare una serie di affermazioni quanto meno azzardate, una delle quali anche offensiva. Quella offensiva è che “non vedo perché i giornalisti debbano essere strapagati, magari perché c’è chi ha due o tre famiglie da mantenere”. Forse De Benedetti confonde con qualche suo collega e comunque far passare un numero di situazioni che si contano sulle dita di una mano per la situazione normale di migliaia di giornalisti non è né serio né onesto.

Non mi risulta che ci siano giornalisti possessori di navi rompighiaccio o costose barche a vela, a parte qualche direttore o ex giornalista passato a fare il parlamentare di lungo corso, e comunque nessuno di costoro possiede, mantiene e usa un rompighiaccio per crociere con amici e amiche. E per educazione mi fermo qui.

Delle altre affermazioni azzardate ne basti una, che di fatto è una e trina: “L’interesse del giornalista è la visibilità”, “deve perciò essere contento di lavorare per più media, dal cartaceo al sito internet e all’iPad”, “non vedo perciò perché deve essere pagato di più”. E noi aggiungiamo la conclusione logica al suo discorso: anziché magari dover essere lui, il giornalista, a pagare l’editore che gli mette a disposizione più media per una maggiore sua visibilità.

Come faccia De Benedetti a dire che l’interesse del giornalista è la visibilità, anziché la certezza del lavoro e una paga decente, è un mistero. De Benedetti dovrebbe infatti sapere che i redattori capo, i capiservizio e anche i vicedirettori NON sono molto visibili, anzi spesso non sono visibili per niente, però sono molto più pagati e molto meno licenziabili, e pertanto vivono meglio loro e le loro famiglie, che un redattore “molto visibile”.

A voler essere pignoli non si capisce allora perché mai i Peter Gomez e i Riccardo Bocca ricevettero il divieto di andare anche solo come ospiti in tv, e perfino di andarvi a presentare i propri libri, tant’è che dovetti intervenire come membro del CdR. Se l’interesse del giornalista è “la visibilità”, come mai la visibilità televisiva era negata ai Gomez e Bocca?

La risposta è semplice: quando De Benedetti e gli altri editori parlano di “visibilità multimediale” si riferiscono in realtà al lavoro multitestata, cioè per varie testate dello stesso editore pagato però come se fosse un solo lavoro per una sola testata!

E’ il famoso “prendi tre e paghi uno” dei grandi magazzini e delle svendite o delle grandi offerte promozionali, però capovolto e ad uso del signor padrone di mass media. Strano che Franco Siddi, giornalista della Nuova Sardegna da anni in permesso sindacale, non abbia eccepito nulla.

Brutto e imbarazzante da vedere che Siddi al suo editore, assiso alla sua destra, cioè al posto di riguardo, sul palco dell’auditorium del congresso dava continue pacche amichevoli sulle spalle e sorrisoni confidenziali.

Mancava il darsi di gomito, e forse solo perché De Benedetti manteneva un contegno più decoroso. No comment. Per ora.

Confalonieri ha magnificato il ruolo del giornalismo che valorizza il gossip! Cito a memoria: “Apriremo un programma televisivo “all news” che magari avrà scarsi ricavi e un pubblico non grande, ma che valorizzerà con la sua presenza anche le altre testate, quelle di intrattenimento, quelle di gossip, ecc.”. Marchetti ha anche lui magnificato, come gli altri due ospiti, la bontà dell’essere adibito gratis all’uso di nuove tecnologie: “Il radiologo mica viene pagato per imparare a usare le nuove macchine radiologiche. Non viene pagato ed è contento di migliorare il suo lavoro con le nuove tecnologie”.

Tutti e tre forse non si sono accorti che, mentre i radiologi non vengono licenziati in massa con l’introduzione di nuove macchine radiologiche, di giornalisti invece ne sono stati invece mandati a casa più di 500 solo negli ultimi due anni. Cifra da sommare all’emorragia in corso da anni.

Tra eliminazione dei linotipisti e dei fotoreporter e uso massiccio dell'”outsourcing”, modo soave di chiamare l’essere costretti a fare lo stesso lavoro ma in modo “autonomo” anziché come stipendiato, l’introduzione delle nuove “macchine radiologiche” ha provocato, a differenza dei radiologi citati da lor signori, una ecatombe di dipendenti di giornali compresi i giornalisti. C’è da esserne contenti?

La giornata dedicata agli autorevoli ospiti ha visto intervenire anche Alberto Donati, boss tutto d’un pezzo della Fieg, che ha in pratica detto le stesse cose, additando “la maggiore disponibilità dei giornalisti e del sindacato” come l’alba di un’epoca radiosa. Anche se non era previsto, dato che c’era, è stato fatto intervenire anche Giulio Anselmi.

Anselmi, di professione giornalista e direttore di giornali che dopo il suo passaggio si ritrovano con meno giornalisti e, almeno nel caso de L’Espresso, anche con meno lettori, ci ha tenuto ad applaudire, come Donati, la radiosa alba della nuova era “adesso che si respira un’aria migliore, di minori privilegi e rigidità dei giornalisti”.

Anselmi ci ha tenuto a chiosare: “Finalmente i giornalisti non sono più contro le nuove tecnologie. Loro quando i computer sono apparsi in redazione li chiamavano “le macchinette”, con aria di sufficienza”. Mah.

Forse le chiamavano così dove s’è affacciato Anselmi, al Corriere della Sera di mamma Fiat che mungeva fiumi di quattrini regalati dallo Stato e quindi aveva bisogno di viziare e pasturare i suoi giornalisti per evitare mettessero qualche bastone tra le ruote. O per evitare si accorgessero che le auto Fiat NON sarebbero state in grado, come è in effetti avvenuto, di reggere la concorrenza giapponese, coreana, tedesca, francese, scandinava, e magari finisse come è andata a finire.

Io ho contribuito a far nascere il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso, nate con i computer, l’impaginazione al computer fatta da giornalisti e la fotocomposizione in redazione, ma nessuno ha mai cianciato di “macchinette” o s’è lamentato del lavoro al computer.

Idem quando i computer sono stati introdotti a Repubblica, della quale ero corrispondente dal Veneto, e poi a L’Espresso, del quale ero redattore, poi caposervizio e infine inviato.

Se Anselmi è in cerca di ingaggi, come comprensibile, non per questo deve venire a riverire con tale solerzia i desiderata di lor signori gli editori per giunta sparlando dei colleghi.

Pino Nicotri
Consigliere generale Inpgi
Direttivo dell’Associazione Lombarda
Senza Bavaglio