Published On: sab, Mag 1st, 2010

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO/Non si uccide così l’informazione del sud

Il lavoro da noi non si trova, i figli dei cittadini del Mezzogiorno, quasi sempre, vanno a lavorare in altre regioni. Qui da noi l’alta velocità non arriva, anzi ora che c’è stata la frana in Campania c’abbiamo l’alta lumaconosità, per andare da Roma a Bari siamo tornati alle canoniche sei ore, mentre i cittadini di Roma e Milano, hanno tre ore di percorrenza per quasi il doppio dei chilometri.

E potrei andare avanti per un bel pezzo, elencando le mancanze, la carenza dei servizi e soprattutto l’abbandono alla criminalità organizzata da parte dello Stato. Qui da noi, al Sud, lo Stato ha abdicato tanto tempo, anche se ancora fa finta di lottare quella stessa mafia che tiene in piedi, da secoli, i nostri governi, di qualunque segno essi siano.

Anche se si sa , anche la mafia ha le sue preferenze… Insomma qui da noi, da Roma in giù, Cristo s’è fermato e pare che non abbia ancora intenzione di riprendere il cammino. Anzi, ora ci apprestiamo ad assistere anche alla colonizzazione dell’informazione nel Mezzogiorno. Al Mattino, alla pari della Gazzetta, storico quotidiano del Sud, ci ha pensato l’editore Caltagirone a sfrondare un bel po’ e a distruggere. di fatto, quella che era la struttura del giornale, chiudendo senza alcuna necessità anche la redazione romana.

E proprio con la chiusura della redazione romana, ormai sei anni fa, è cominciato il lento ma inesorabile degrado della Gazzetta del Mezzogiorno, per anni storica voce della Puglia ma anche di tutto il Mezzogiorno, come dice il suo stesso nome. Quel che è successo in questi anni mi ci vorrebbe un libro per raccontarlo, ma sarebbero parole sprecate.

Bastano due righe per dire che il più autorevole giornale del Sud, se le cose vanno come stanno andando, si appresta a diventare il panino di un grande giornale del Nord. E io credo che i cittadini del Nord hanno diritto ad un’informazione quanto più completa, anche radicata sul territorio. E infatti nessuno gliela tocca.

Ma allora perché anche i cittadini del Sud non hanno lo stesso diritto? Allora ha ragione Bossi che ci definisce e ci tratta come gente di serie non dico b, ma addirittura c?

Sulla colonizzazione dell’informazione del Sud è ora di lanciare un forte e chiaro grido di allarme. Si parla della vendita del giornale a questo o quell’editore, ma da quando in qua la vendita di un giornale è il mistero della fede? Sbaglio o dovrebbe essere alla luce del sole?

Sbaglio o un giornale dovrebbe servire ad informare e non servire un solo padrone, il suo editore? Pensate che se si parlasse di vendere il Corriere della Sera non se ne saprebbe niente, al di là di interviste ambigue, contraddittorie e regolarmente smentite dai fatti? Lo stesso potrei dire di giornali più piccoli ma blasonati come la Stampa, che è proprio il giornale con cui questo editore, perché io non credo a voci ma solo a notizie uffciali, ha l’intenzione, nemmeno troppo celata, di “paninizzare” La Gazzetta del Mezzogiorno, dopo oltre cento anni di storia gloriosa come “quotidiano delle Puglie”.

Vogliamo restare in silenzio mentre si cerca di trasformare la Gazzetta in un fogliaccio con sempre meno pagine, sempre meno notizie nazionali, e, dulcis in fundo, la delega di tutta al’informazione nazionale al cosiddetto “panino” con un giornale di Torino? Ma il Sud non fa forse parte del territorio nazionale? I suoi cittadini non hanno forse gli stessi diritti di quelli del Nord?

Si parla di vendita di questo giornale, di rilancio, ma finora io vedo solo una redazione che si svuota ogni giorno di più, dove al momento ben otto persone si sono messe in aspettativa, un paio non torneranno mai in redazione. Nessuno è stato sostituito. Stiamo, pare, per chiedere un’altro stato di crisi.

In questi ultimi dieci anni sono state talmente tante le 416 messe in campo da questo editore che ho perso il conto. E’ l’Ottava? La nona? la decima? Comunque è uno scandalo. Perchè tutto questo comincia ben prima che l’informazione mondiale entrasse nella crisi drammatica in cui versa oggi, prima, molto prima, che il governo non corresse in soccorso del’Inpgi, accollandosi i prepensionamenti.

Se davvero deve arrivare un nuovo editore che rilanci il giornale, che esca allo scoperto, a testa alta, che la vendita di un giornale non è traffico di cocaina, nè un segreto nazionale, la vendita di un giornale, in un Paese civile DOVREBBE IL PIU’ POSSIBILE ALLA LUCE DEL SOLE; Se invece il nostro attuale editore sta solo giocando un’altra, l’ennesima, partita sulla nostra pelle, che anche lui esca allo scoperto, se vuole che diventiamo il panino della stampa la smetta di negare l’evidenza e abbia il coraggio di dirlo chiaro e tondo.

Io , Cristiana Cimmino, revisore dei conti dell’Assostampa di Puglia e del’Inpgi, componente del Direttivo di Assostampa Puglia, so che non sono nessuno ma sono disgustata da questo spettacolo, da questa colonizzazione insinuante ma evidente, e dico no, io non tacerò.

Questo stessa lettera, è una denuncia ma anche un appello ai nostri organismi di categoria, in particolare al nostro solerte sindacato, a non girare la testa dall’altra parte, anche perchè non glielo permetterò (il segretario Franco Siddi mi conosce abbastanza bene per sapere che quando agguanto un osso non lo mollo più…).

Naturalmente anche l’Ordine nazionale sarà informato, ma non tocca a loro intervenire. E infine l’Inpgi: con il Presidente Andrea Camporese, che mi onora della sua gentilezza e disponibilità, ho un buon rapporto personale, e ci vediamo spesso, quindi a lui spiegherò a voce i termini di questa paradossale situazione.

Così potremo parlare anche dei controlli, delle verifiche che, secondo il mio parere di revisore dei conti dell’Inpgi, quindi di persona che una certa esperienza sul campo se l’è fatta, andrebbero decisamente intensificati nei giornali e giornalini del Sud. E se ne troverebbero delle belle.

Ultimo capitolo: i politici. Per circa 20 anni mi sono occupata da Roma della politica nazionale, creandomi contatti, soprattutto nel centrodestra, ad alto livello. Grazie a questo giornale, che fa scrivere di politica rigorosamente soltanto chi non ne capisce niente (chissà perchè!!!) e che invece mi ha messo a lavorare esclusivamente al desk, molti contatti si sono allentati, ma sono sempre in grado di riprenderli, a cominciare dai nostri politici locali.

Ma quello che voglio è coinvolgere in questa querelle le istituzioni nazionali, visto che Regione, Comune e Provincia finora se ne sono fregati. Parlo della Camera dei deputati, della Presidenza del Consiglio e dello stesso Quirinale. Anzi, approfitto di questo spazio per lanciare un quesito a Giorgio Napolitano, per il quale ho infinta stima: Presidente lei crede sia giusto che i giornali del Sud debbano essere colonizzati, su tutta l’informazione nazionale, da quelli del Nord? O crede in un’Italia unita e indiscindibile dove tutti i cittadini hanno diritto al medesimo genere di informazione.

Chi vorrà firmare questa lettera, dentro e fuori dalla Gazzetta, sarà il benvenuto. Più siamo meglio è. Perciò, dopo che il pezzo sarà andato sull’e group di Senza Bavaglio, lo invierò a tutta la mia mailing list, la stessa alla quale di solito fornisco ogni possibile informazione sulll’Inpgi.

Aspetterò qualche giorno per vedere se raccolgo adesioni e poi partirò con la mia capillare campagna di informazione. Questo, per me, è solo il primo passo di una lunga battaglia. Spero che i giornalisti di Puglia e Basilicata, ma anche, se vogliono, i colleghi di altri giornali del Sud, non mi vogliano lasciare da sola. Ma anche se così fosse, perché la paura è la malattia più contagiosa e diffusa del mondo, io andrò avanti nella mia battaglia, che non è soltanto per la vita della “Gazzetta del Mezzogiorno”, ma per la sopravvivenza di un’informazione per il Sud, che non sia asservita, censurata, colonizzata. Se vogliamo, tanti piccoli Davide, possiamo battere Golia. Io comunque ci proverò.

Cristiana Cimmino
Direttivo Assostampa Puglia
Sindaco Inpgi
Senza Bavaglio

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