I contorsionismi di Stefano Feltri per attaccare Julian Assange

Pulitzer esortava i suoi giornalisti a pubblicare le notizie che qualcuno voleva restassero segete

Speciale per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi
Milano, 22 febbraio 2024

Ho letto con molta attenzione l’articolo di Stefano Feltri su Julian Assange è sono stato profondamente colpito dalle affermazioni contenute. Stefano è un collega arguto e sagace che ho letto sempre con grande partecipazione e ammirazione. Ho trovato molto strano che abbia scritto un articolo così, che nega alcuni valori fondanti della nostra professione.

Ho sempre amato un aforisma che si attribuisce a Joseph Pulitzer e che recita: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

E’ un concetto che il direttore Piero Ottone, che mi assunse al Corriere della Sera, amava ricordare ai suoi giornalisti.

Ero praticante e in quegli anni si facevano le ore piccole perché le chiusure dell’ultima edizione avvenivano alle 3 e mezza di notte. Un redattore esperto e navigato, poco prima dell’esame di abilitazione professionale, mi pose questo quesito: “Tornando a casa alla fine del lavoro inciampi in un cadavere con accanto una busta. Cosa fai? Chiami la polizia o apri la busta e solo dopo chiami la polizia?”. Io risposi prontamente: “Apro la busta!”. Bravo mi disse Alessio Cerrati: “Sei diventato un vero giornalista e sei pronto per fare l’esame”.

Quell’insegnamento mi è rimasto sempre impresso e non ho mai dubitato sulla necessità di pubblicare documenti o informazioni segrete (salvo nel caso che avessero potuto nuocere all’incolumità di qualcuno).

Compito della stampa, io credo, sia quello di istruire i cittadini fornendo informazioni – anche riservate – che possano contribuire alla formazione di un’opinione consapevole. Infatti, sempre per citare Pulitzer, “Una stampa cinica e mercenaria prima o poi creerà un pubblico ignobile”.

Sono quindi rimasto sorpreso a leggere alcune affermazioni di Stefano Feltri, quando per esempio scrive: “L’ultimo argomento di questi putiniani di fatto, se non nelle intenzioni……” Bontà sua non abbiamo l’intenzione di difendere Putin che – secondo lui – difendiamo  di fatto. Un’affermazione irritante che a me ricorda il “chi non è con noi è contro di noi”,  frase usata da Mussolini nel discorso tenuto a Roma il 24 marzo 1924.

E’ un’equazione fuorviante e ingannevole e un liberal come Feltri dovrebbe saperlo. La realtà non è mai omogenea ma variegata e composita. Dividere la platea in due, da una parte i buoni e dell’altra i cattivi, accusati questi ultimi di tutte le malvagità più ignobili, è sbagliato e sgradevole. La realtà è complessa e non si può descrivere in modo semplicistico e sbrigativo.

E’ arrogante apostrofare come putiniano, cioè fiancheggiatore di Putin, chi crede che il calvario di Assange sia una vergogna per la nostra civiltà. E francamente mi dispiace che Stefano Feltri si sia reso responsabile di un’operazione mistificatoria di questo tipo.

Massimo A. Alberizzi
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