Fallisce l’INPGI, fallisce la CLAN ma il sindacato fa finta di niente

Speciale Per Senza Bavaglio
Solen De Luca
Roma 27 giugno 2021

Lo scorso 20 maggio 2021, a Roma, in piazza Montecitorio, di fronte all’ingresso principale della Camera dei deputati, Senza Bavaglio era presente alla prima manifestazione post-Covid per richiamare la politica e le istituzioni ai problemi che vive oggi il giornalismo. Organizzata dalla FNSI, i cui vertici erano tutti presenti in piazza a favore delle telecamere, c’erano anche l’Usigrai, i presidenti di alcuni Ordini regionali, Stampa Romana, colleghe e colleghi precari di varie realtà editoriali nazionali e regionali, e due soli componenti su 22 della Clan – Commissione Lavoro Autonomo Nazionale della FNSI – ossia il suo presidente Mattia Motta e la sottoscritta, in qualità di rappresentante del Lazio.

L’obiettivo della protesta era far valere le ragioni del vero giornalismo, di chi davvero fa e vive di questo mestiere ogni giorno, senza un contratto, senza alcuna tutela e con compensi che non sono all’altezza di chi esercita una professione intellettuale, protetta dalla Costituzione come diritto di informare ed essere informati, con tutto il rispetto per colf, badanti, idraulici, ecc. Si è presentato anche, in modo del tutto inaspettato, il Sottosegretario all’Editoria, il senatore Giuseppe Moles, nonostante non fosse stato invitato dai rappresentanti sindacali nazionali, rassicurando la platea sul suo personale impegno a far sì che si riunisca, quanto prima possibile, il tavolo governativo sull’Equo Compenso.

La manifestazione è sicuramente servita a puntare i riflettori sulla condizione vergognosa nella quale langue il 75 per cento dei giornalisti, in condizioni di totale precarietà e di immensa difficoltà per chi è invece autonomo. Ma non sarà facile far capire alla politica, e agli stessi nostri cittadini, il giro di boa nel quale si trova attualmente il giornalismo italiano.

Servi del potere o liberi di essere quel Quarto Potere, e Contropotere, a salvaguardia di ogni democrazia? Perché l’ago della bilancia sta tutto qui. E, purtroppo, la specificità tutta italiana ha ormai preso le forme di una scelta dicotomica: sei freelance/autonomo/non stabilizzato o sei, invece, contrattualizzato. La situazione lavorativa, in tempi poi di ristrettezze pandemiche, ha ormai portato la categoria a dividersi tra due opposte fazioni, con giubilo dei vari editori, siano essi pubblici o privati. Per questo motivo, l’essere vicino ai colleghi più in difficoltà (o vogliamo dirlo?) più disperati, dovrebbe essere la ragione di vita di un sindacato che si rispetti.

I freelance/autonomi/non stabilizzati sono la parte più consistente del giornalismo italiano e urge una necessaria, impellente e forte azione sindacale che sappia difendere la parte più concreta di questa professionalità, baluardo dell’informazione, e che nulla ha da spartire con chi fa semplice comunicazione, nel senso che comunica quanto gli è stato impartito di comunicare. Perché è importante, ora più che mai, distinguere fra chi fa informazione, a tutti i livelli, e chi comunica informazioni. L’essere giornalisti sta tutto qui. Perché si È giornalisti e non si FA il giornalista. Con buona pace di chi sta provando ad accomunare i comunicatori ai giornalisti con l’unico intento di provare a salvare il bilancio vergognoso dell’Inpgi, vessato da una mala gestione all’altezza di un buco di circa 242 milioni di euro.

La Commissione Lavoro Autonomo Nazionale (Clan) della Federazione della Stampa risulta essere, quindi, un organismo di fondamentale importanza. Ha due figure apicali: un presidente e un coordinatore che rispondono ai nomi di Mattia Motta e Maurizio Bekar. Nel 2020, dopo il suo insediamento in presenza il 27 febbraio (in concomitanza con l’Assemblea dei freelance), la Clan si è riunita solo altre due volte (il 2 luglio e il 19 novembre) via web (per via del Covid). Queste tre riunioni sono costate 16.091,44 euro (come da bilancio consuntivo 2020 presentato il 15 giugno scorso in occasione del Consiglio Nazionale  della FNSI). Una spesa incomprensibile rispetto alle azioni pratiche e concrete intraprese dalla Clan. Fra l’altro, per quanto riguarda questo bilancio consuntivo 2020, sarebbe auspicabile che a tale somma corrispondesse una dettagliata articolazione delle voci di spesa per capire come questi 16.091,44€ sono stati impiegati. Ma così non è.

Mattia Motta, presidente della CLAN

È utile ricordare che, purtroppo, la Clan, non ha potere decisionale ma solo consultivo – altra vergogna sindacale, visto che questa parte del giornalismo rappresenta ormai il 75 per cento della categoria.  –, eppure ha una carta da giocare affinché i giornalisti autonomi, non contrattualizzati e non stabilizzati possano finalmente fare sentire la loro voce. E questo strumento si chiama Organismo di Base dei Freelance.

Secondo la vulgata, l’Organismo di Base dei Freelance (OdB) non potrebbe essere varato perché è stato bocciato da un Congresso straordinario della FNSI, tenutosi a Roma nel 2017. E, fra i primi a non volerlo è la stessa FNSI perché, se i freelance fossero realmente difesi dal loro sindacato, si iscriverebbero in massa con buona pace di chi ora gestisce tessere e prebende.

Ma facciamo un passo indietro. Al congresso di Saint Vincent del 26 novembre 2004, il varo dell’ORGANISMO DI BASE DEL FREELANCE fu approvato per acclamazione unanime dal Congresso. Nessuno lo giudicò in contrasto con le norme federali, come falsamente sostenuto da alcuni. Tant’è vero che gli organismi sindacali di base sono previsti dallo statuto della FNSI (articolo 38).

https://www.fnsi.it/upload/9b/9bf31c7ff062936a96d3c8bd1f8f2ff3/60cff6e8816c7afb76459a614ef8c091.pdf

Purtroppo, però, per ben 17 anni, è stato disatteso un deliberato congressuale approvato all’unanimità, con argomenti pretestuosi, come descritto nell’articolo: “Organismo di base: storia di un’ordinaria follia sindacale” (https://www.senzabavaglio.info/2014/11/28/organismo-di-base-storia-di-unordinaria-follia-sindacale/). Inoltre, è stato deliberatamente e dolosamente violato lo statuto della FNSI secondo cui è obbligatorio applicare le deliberazioni congressuali.

Forse perché a soffrirne sarebbe la stessa FNSI? Ossia il Sindacato che dovrebbe, soi-disant, difendere la parte più consistente della categoria quando risulta palese che, in realtà, non è più in grado di farlo, e non vuole farlo, perché interessata solamente a difendere le proprie rendite di potere, anche a livello politico nazionale. Con buona pace di noi poveri giornalisti freelance, autonomi, non contrattualizzati e non stabilizzati.

Solen De Luca
Clan – Rappresentante Lazio
Coordinatrice Commissione Lavoro Autonomo Lazio
(Per Senza Bavaglio fa parte della Clan anche Nicoletta Morabito, Lombardia)
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