Messaggero: illegittimo il licenziamento di un poligrafico, il tribunale l’annulla

Senza Bavaglio
Roma, 25 giugno 2019

Lorenzo Carresi, poligrafico del Messaggero, è riuscito in soli tre mesi a battere per due volte in giudizio i dirigenti dell’editore Francesco Gaetano Caltagirone, ai vertici del quotidiano di via del Tritone e della controllata Servizi Italia 15. Due le richieste alla magistratura: annullare il licenziamento deciso da Servizi Italia15, una srl satellite del Messaggero; dichiarare nullo il passaggio a Servizi Italia 15 e reintegrare Carresi, dipendente dal 1987.

Nel 2016 viene trasferito alla Servizi Italia 15 srl insieme ad altri 96 lavoratori. Nel giugno 2017, Carresi viene licenziato, forse perché è stato l’unico a impugnare il passaggio disinvolto a Servizi Italia 15. Dopo mesi e mesi di battaglia, il 21 febbraio scorso, la terza sezione lavoro del tribunale di Roma ha depositato la sentenza che “annulla il licenziamento comminato al ricorrente il primo giugno 2017 e ordina alla parte ricorrente Servizi Italia 15 la reintegra del ricorrente nel posto di lavoro e condanna la convenuta al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dalla data del licenziamento alla effettiva reintegra”.

Servizi Italia 15 è stata condannataal versamento in favore del ricorrente dell’indennità risarcitoria pari a complessivi 37.118,90 euro e pone a carico della Servizi Italia 15 le spese di lite che liquida in 4.800 euro oltre spese generali, iva e cpa come per legge”.

La seconda sezione lavoro del tribunale di Roma, inoltre, è intervenuta per smontare l’operazione di Caltagirone consistente nella creazione della società satellite Servizi Italia srl, in cui sono stati trasferiti diversi dipendenti dei quotidiani del gruppo. La cessione “non configura un trasferimento di ramo d’azienda,– ha scritto il giudice –ma fondamentalmente una cessione di personale appartenente a vari settori senza legami funzionali tra loro. Di fatto l’operazione si è concretizzata in un mero ‘cambio di casacca’ in capo ai dipendenti ceduti che, dopo la cessione, hanno continuato a operare unicamente per il Messaggero, realizzando una semplice messa a disposizione di manodopera ‘di ritorno’ a favore di tale società”. Il magistrato ha, quindi, dichiarato “nullo il trasferimento del contratto di lavoro del ricorrente a Servizi Italia 15 e che il rapporto di lavoro con il Messaggero spa non si è mai interrotto validamente e condanna quest’ultima società a riammetterlo in servizio nel precedente posto di lavoro, con versamento dei contributi previdenziali integrativi a favore del Fondo Casella dal momento dell’illegittima interruzione del rapporto”.

Il Messaggero è stato condannato a rimborsare a Carresile spese del grado liquidate in complessivi 8.000 euro oltre spese forfettarie al 15 per cento”.

Senza Bavaglio

 

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