Stati Generali/Linee guida per uno statuto delle imprese editoriali

Per creare un sistema dell’informazione libero da condizionamenti economici e politici, le aziende editoriali devono stipulare un patto etico, sociale, formativo, che abbia come protagonisti giornalisti e lettori.

 A nome di Senza Bavaglio e dell’USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) presentiamo agli Stati generali dell’Editoria e dell’Informazione le linee guida per uno Statuto delle aziende editoriali, cui tutte le imprese che pubblicano organi di informazione, siano essi cartacei, via etere, via web o con qualsiasi altro mezzo, dovrebbero uniformarsi.

All’idea originale, espressa a grandi linee da Enzo Marzo nel sul libro “La voce del Padrone”, abbiamo apportato aggiornamenti, modifiche, integrazioni e perfezionamenti, frutto di un lavoro comune.

Per tentare di creare un sistema dell’informazione libero da condizionamenti economici e politici, le aziende editoriali devono stipulare un patto etico, sociale, formativo, che abbia come protagonisti giornalisti e lettori. Le aziende editoriali possono certamente mirare al profitto, ma rispettando regole precise che non minino la loro credibilità.

 Il nostro tentativo di riforma si basa su un semplice concetto: nell’editoria occorre uno stravolgimento degli attuali assetti che diamo per acquisiti e immutabili. Così come la Rivoluzione Francese ha segnato la distinzione tra il potere legislativo, esecutivo e giudiziario – divisione che sembrava assurda solo pochi anni prima del 1789, quando il sovrano assoluto deteneva tutti i poteri – a noi spetta oggi il compito di proporre e perseguire la separazione del potere politico ed economico dai media.

Riteniamo assurdo che capitani di industria siedano in Parlamento ed elaborino leggi a tutela dei loro interessi, allo stesso modo è insensato che soggetti politici (impegnati attivamente nella politica) possiedano organi di informazione. Attenzione “Organi di Informazione” non vuol dire che, per esempio, i partiti non possano pubblicare giornali, ma soltanto che questi bollettini non possono e non devono rientrare nella categoria dei mass media, ma debbano essere considerati solo strumenti di lotta politica.

In Italia, questo conflitto di interessi è diventato intollerabile. Abbiamo assistito a quanto – forse per semplice pudore o vergogna – non è mai accaduto nel mondo occidentale: una sola persona è riuscita a concentrare nelle sue mani sia il potere politico economico, sia quello mediatico. Occorre fare in modo che una condizione del genere non si verifichi mai più.

La legge deve difendere i cittadini e il loro diritto a un’informazione corretta. Abbiamo scritto – e lo ribadiamo – che il giornalismo non deve essere il megafono dei poteri forti, delle finanze, degli interessi commerciali, degli scambi di voto e di favori, degli interessi massonici e così via. Per ottenere questo risultato occorre una sorta di patto etico tra editori, giornalisti e fruitori dell’informazione (che qui definiremo semplicemente lettori), affinché il Quarto Potere si configuri veramente come tale.

Senza Bavaglio
USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) 

Massimo A. Alberizzi, Angela Arena, Antonio Barbangelo, Ferdinando Baron, Cristina Berretta, Lucia Bocchi, Valerio Boni, Francesca Canino, Fabio Cavalera, Cristiana Cimmino, Barbara Ciolli, Elena Colombo, Paolo Crespi, Alessandra Dal Ri, Ugo Degl’Innocenti, Solen De Luca, Anna (Maria) Di Luca, Luisa Espanet, Alessandra Fanelli, Alessandra Fava,Tamara Ferrari, Donato Fioriti, Simona Fossati, Eugenio Gallavotti, Alberto Gerosa, Fabio Gibellino, Adam Hanzelewicz, Laura Marinaro, Adele Marini, Rosanna Massarenti, Simone Massetti, Andrea Montanari, Nicoletta Morabito, Emilio Orlando, Marco Patricelli, Francesca Pini, Stefania Ragusa, Marinella Rossi, Giosi Sacchini, Laura Verlicchi.

LINEE GUIDA IMPRESE EDITORIALI

È sempre più urgente riordinare il settore dell‘informazione, in particolare quello della carta stampata, che versa da anni in una grave crisi determinata da vari fattori. I giornali hanno perso la fiducia della gente, i lettori si sono ridotti e, di conseguenza, sono diminuite le vendite e i relativi introiti.

A ciò deve aggiungersi che la pubblicità non è distribuita equamente fra i maggiori canali di informazione (web, radio, tv, giornali) e che molte testate afferiscono a uno schieramento politico o a un gruppo economico-finanziario, dirette espressioni, pertanto, dei loro interessi. Non è da sottovalutare, inoltre, né lo stato di precarietà di numerosi giornalisti che, spesso, non consente la dovuta obiettività nel trattare le notizie, né i limiti imposti da editori e personaggi influenti alla divulgazione di fatti che potrebbero risultare pregiudizievoli per loro stessi. Infine, mentre si auspica che venga applicata la recente normativa europea sul copyright, riteniamo sia urgente dover intervenire per modificare le pene del reato di diffamazione a mezzo stampa.

Per tutti questi motivi, riteniamo non sia più procrastinabile stabilire delle regole e dichiariamo, prima di tutto, lotta senza quartiere ai monopoli che controllano i giornali. Chiediamo, inoltre, che:

  1. venga ottemperato l‘obbligo di rendere noti i mezzi finanziari della stampa. È già previsto nella Costituzione, precisamente nel quinto comma dell’articolo 21 sulla stampa, che contempla la necessità di rendere noti i mezzi finanziari. Questa parte della Costituzione, purtroppo, è rimasta finora lettera morta;
  2. le imprese giornalistiche devono avere tutte la forma di società per azioni, con elenco nominativo degli azionisti. Le imprese giornalistiche possono avere un solo giornale, nessuna partecipazione in altre società. Con un organo di controllo amministrativo sui libri contabili, possibilmente esterno. Si pretende la pubblicità e la trasparenza delle proprietà;
  3. chi possiede azioni di un canale televisivo non può avere azioni né di un giornale né di un altro canale televisivo di notizie
  4. chi possiede un quotidiano può essere proprietario solo di pubblicazioni di diverso genere (sportivo, femminile, settimanale);
  5. per garantire il massimo pluralismo nell’informazione, le imprese giornalistiche devono possedere un solo vettore (carta stampata, canale televisivo). Possono editare solo un soggetto per ogni categoria giornalistica (quotidiano generalista, quotidiano sportivo, sito web, settimanale generalista, femminile, maschile, periodici specialistici, ecc.). Quindi, all’editore di una testata cartacea non è concesso di possedere neppure partecipazioni di minoranza nella proprietà di emittenti televisive, e viceversa. La genericità dell’art. 16 della legge Mammì del 1990 ha permesso che il divieto (stabilito al fine di evitare posizioni dominanti nell’ambito dei mezzi di comunicazione di massa per i concessionari privati titolari di frequenza pubbliche in ambito della radiodiffusione televisiva) di essere anche titolari di controllo di imprese editoriali di carta stampata fosse facilmente aggirato da Berlusconi, che ha potuto conservare la proprietà del “Giornale” per interposta persona, violando così la ratio del provvedimento. Tale divieto va precisato allargandolo anche al coniuge, ai parenti entro il terzo grado o ad affini entro il secondo grado;
  6. spetterà al garante dell’editoria controllare la corretta applicazione di questa norma. Le imprese editoriali devono dotarsi di uno Statuto interno che stabilisca l’obbligo di un Comitato di garanti, i cui componenti, in prima istanza, sono scelti dall’editore e successivamente sono cooptati dal Comitato stesso. Il Comitato ha il potere di nomina e di revoca del Direttore della testata.
  7. Nei Consigli d’Amministrazione delle società per azioni che possiedono un giornale, un posto deve essere riservato alla redazione.
  8. I direttori delle pubblicazioni, prima della nomina da parte degli editori, devono essere vagliati da un voto consultivo di gradimento da parte delle redazioni. Un voto consultivo deve essere previsto anche per i manager.

Senza Bavaglio Centro Studi per il Giornalismo
www.senzabavaglio.info

USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance)
www.usgf.it

Milano, 10 maggio 2019

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