Segretezza, rapidità, intimidazione, inganni e un sindacato acquiescente: così la Mondadori ha vinto la sua battaglia

Senza Bavaglio
Milano, 25 giugno 2018

“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Joseph Pulitzer

Quando scriveva questa frase, Joseph Pulitzer non pensava certamente al sindacato dei giornalisti italiani e non poteva immaginare che un’organizzazione che tra i suoi compiti conta anche quello di difendere il buon giornalismo, avrebbe ribaltato quel concetto.

La segretezza infatti ha permeato il recente caso Mondadori. La richiesta dell’azienda di mantenere uno stretto riserbo sulle trattative in corso è stata supinamente e senza fiatare accettata dal sindacato che si è guardato bene dal contestare alla controparte la pretesa di mantenere riservata tutta l’operazione.

Segretezza, rapidità e intimidazione. Rapidità richiesta (sempre dall’azienda) che ha concesso ai giornalisti meno di due ore per decidere sul loro futuro. Un fallimento del sindacato che ora rivendica: “Abbiamo mantenuto i posti di lavoro”. Sì, ma a che prezzo. E soprattutto a che prezzo futuro? La prossima volta a qualche potente potrebbe venire in mente di far lavorare la gente a costo zero: “Venite pure a lavorare che io non vi pago. Però festeggiate perché vi ho mantenuto il posto di lavoro e dovete essermene grati”.

L’accordo alla Mondadori che prevede tagli degli stipendi fino al 38 per cento, la remissione delle mansioni e delle qualifiche redazionali e un pesante accordo sulle ferie, è stato firmato dai singoli redattori e non dal sindacato. La Lombarda non si è presentata! Il sindacato ha lasciato soli i giornalisti. Addirittura per convincere i singoli giornalisti a firmare l’accordo capestro, qualcuno li ha terrorizzati facendogli credere che il passaggio di proprietà avrebbe loro tolto il TFR. Ma quando mai un lavoratore può essere privato del trattamento di fine rapporto? Considerando poi che il TFR i contrattualizzati possono scegliere di passarlo al Fondo Complementare dei Giornalisti Italiani togliendolo all’azienda.

Massimo Alberizzi inviato del Corriere della Sera durante la guerra in LIberia

Alle trattive con l’azienda la Lombarda ha giocato un ruolo ambiguo e addirittura all’ultima assemblea nella quale si è decisa la sorte dei redattori di TuStyle e Confidenze i suoi dirigenti si sono volatilizzati. Sì, non hanno partecipato: erano a Roma ad una riunione di giunta. Avete capito bene: non hanno partecipato alla trattativa finale e hanno lasciato il CdR di una delle due o tre più importati case editrici da solo.

No, non funziona così. La strategia doveva essere completamente diversa. Un sindacato serio avrebbe preso in considerazione con forza l’ipotesi di andare dai giudici per contestare la vendita a una società fantasma, la European Network del croato Aleksic Adelko, delle due riviste di cui Mondadori vuole sbarazzarsi: TuSyle e Confidenze.

Paolo Perucchini

Sappiamo tutti, tranne i sindacalisti della Lombarda scaduti, che si trattava di licenziamenti mascherati. Il fine della Mondadori (sogno comune a quello di gran parte degli editori) è quello di liberarsi della forza lavoro dei giornalisti. Dunque, mettere i bastoni tra le ruote di questo desiderio aziendale, che vuole disfarsi senza danni (anche d’immagine) di TuStyle e Confidenze, sarebbe stato doveroso da parte di sindacalisti coscienziosi e non scaduti (dal 22 dicembre dell’anno scorso), come sono quelli della ALG.

D’altro canto Paolo Perucchini, il presidente scaduto del sindacato dei giornalisti della Lombardia, è coerente: ha sempre sostenuto che se si rivolge agli avvocati il sindacato perde il suo ruolo…

Senza Bavaglio è andata a dare un’occhiata alla sede delle redazioni dell’European Network la casa editrice di Aleksic Adelko, che pubblica una sola rivista, Mio, ed era interessata a comprare Confidenze e TuStyle. Secondo i dati della visura camerale i suoi uffici sono in viale Zara 58.

Il palazzo di Viale Zara 58

Lo stabile non ha portineria e sui campanelli l’European Network non compare. Una signora che sta entrando nel portone con la spesa alla domanda se conosce la casa editrice risponde: ”Mai sentita nominare”, e interpella un uomo, altro inquilino, che scuote la testa in segno di diniego. I due non hanno neppure idea di dove possa essere la redazione della rivista “Mio”. La risposta è secca: ”Per quel che ne sappiamo qui non ci sono giornali. Ci dispiace”.

Chissà, forse i signori non sono bene informati e allora, per chiarire meglio, siamo andati a chiedere informazioni all’amministratore dello stabile che ha l’ufficio proprio dietro l’angolo. La risposta è chiara e gentile ma anche secca: “No, lì non ci sono redazioni”. Gli avvocati avrebbero potuto facilmente dimostrare che la European Network è una società inconsistente e che la compravendita sarebbe stata un licenziamento mascherato. E allora la Mondadori sarebbe dovuta scendere a patti con il sindacato, invece di travolgerlo come ha poi fatto.

Un sopralluogo il 30 maggio a Sesto San Giovanni in quella che avrebbe dovuo essere la sede delle redazioni di TuStyle sotto la nuova proprietà di Aleksic Adelko, lascia di stucco: nessuno sa nulla. Il portiere spiega: “Ho sentito anch’io che dovrebbero venire qui. Ma non li ho ancora visti”. Poi chiede: “Sapete quando arriveranno?”.

Se la vendita si fosse conclusa TuStyle e Confidenze avrebbero dovuto passare di mano il 15 giugno. Eppure il 30 maggio nessuno sapeva ancora nulla.

L’azienda Mondadori a fine maggio aveva inviato al CdR e alla Lombarda una lettera in cui aveva manifestato l’intenzione di vendere le due testate. Quella lettera conteneva una clausola di segretezza, (le aziende la usano spesso, così si riesce a evitare che i dipendenti possono consigliarsi tra loro o chiedano un parere a qualche avvocato) che può essere considerata illegale ma anche (sicuramente) inappropriata. Due membri del direttivo della Lombarda eletti con Senza Bavaglio, Laura Verlicchi e Andrea Montanari, hanno chiesto una copia di quella lettera. Il presidente scaduto Paolo Perucchini gliel’ha negata. Insomma ha dato retta agli editori e si è fatto intimidire. Perché? E’ grave che due sindacalisti, perdipiù dirigenti della Lombarda, siano stati tenuti all’oscuro del contenuto di quella lettera e non abbiano potuto avere la possibilità di studiarla ed, eventualmente, criticarla.

Le targhette fuori dallo stabile di viale Zara
Lo stabile di Sesto San Giovanni che avrebbe dovuto ospitale òe redazioni di Tu STyle e Confidenze

Alcuni colleghi comunque erano andati a sentire il parere degli avvocati di Senza Bavaglio, scatenando la vendetta della Lombarda che ha preso una posizione francamente assai inquietante: ha posto il veto sui legali, minacciando di non assistere più sindacalmente chi avesse scelto la via giudiziaria e la loro tutela. Durante l’ultimo Consiglio Nazionale della FNSI, dopo che il consigliere di Senza Bavaglio Massimo Alberizzi aveva ricordato questo particolare sindacalmente agghiacciante, lo scaduto Perucchini ha accusato il nostro gruppo di usare gli avvocati “contro la Lombarda”.

Naturalmente la Mondadori, con i giornalisti abbandonati da un sindacato che ha rinunciato spontaneamente al suo ruolo, ha avuto buon gioco sui redattori intimiditi e impauriti. Altro fallimento di un gruppo di burocrati oramai fuori dalla realtà.

Senza Bavaglio
twitter @sbavaglio

 

 

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