RCS/Conti in rovina, ma il management esulta

Sostiene l’amministratore delegato di Rcs che quando arrivò, e cioè il 1 luglio 2012, «il business non era sostenibile dal punto di vista industriale e finanziario, ed era sul punto di scomparire. Oggi quel rischio è stato scongiurato». Questo ci rallegra, anche se vale la pena ricordare che all’epoca la casa editrice del Corriere della Sera vantava solo nell’area dei Periodici 32 testate, e se c’è qualcosa che è scomparso sono le 20 testate che proprio il nuovo management ha fatto fuori dopo il suo insediamento.

Può essere che il business non fosse sostenibile, ma sta di fatto che la liquidazione di testate storiche come Novella (1930), A (1938), L’Europeo (1945), Il Mondo (1949) e Abitare (1961), per citare solo le più antiche, ha dato un contributo alla perdita di quasi 200 milioni di fatturato che Rcs ha accusato nel primo anno di gestione targata Scott Jovane.

E dire che il «piano di sviluppo 2013-2015» presentato dal nuovo amministratore delegato prevedeva per tutto il triennio considerato il mantenimento di un giro d’affari costante.

«Consolidated revenue are expected to remain broadly flat over the plan period, excluding impact from discontinued assets», si scriveva a pagina 15 del piano.

E subito dopo: «EBIDTA is expected to expand from 49 million in 2012 to 150 million in 2015…».

Lo ricordiamo citando il documento originale, che è in inglese, perché non vorremmo che il manager, nato a Cambridge, in Massachusetts, ma formatosi tra Napoli e Pavia, avesse fatto qualche confusione con le lingue. Perché nessuno di quegli obiettivi pare raggiunto ora che siamo arrivati a metà percorso. Eppure il comunicato con cui sono stati resi noti i conti 2013 esaltava proprio il raggiungimento dei «target di profittabilità e generazione di cassa» previsti dal piano. Una menzogna bella e buona che nessun giornale si è preso la briga di confutare.

 

Perché i ricavi consolidati del gruppo, tanto per cominciare, sono diminuiti da 1,5 a 1,3 miliardi di euro; ma di questi 200 milioni di fatturato mancanti, solo 50 circa sono da imputare alle 20 testate dismesse. Il resto è «attribuibile agli andamenti del mercati di riferimento», si legge nel comunicato. Andamenti ovviamente che il piano firmato Scott Jovane non è stato in grado di prevedere.

Quanto all’EBIDTA, cioè il margine operativo (ricavi meno costi), questo invece di crescere dai 49 milioni del 2012 ai 150 milioni attesi nel 2015, si è addirittura dimezzato (DIMEZZATO, avete letto bene), scendendo a 28 milioni di euro, al netto degli oneri e proventi non ricorrenti, cioè dei costi per eliminare i dipendenti e chiudere le testate. Tenuto conto di quest’ultimi, però, l’EBIDTA è addirittura precipitato a -83 milioni, una perdita dieci volte superiore a quella del 2012.

Ecco perché, nonostante le «azioni di efficienza e contenimento costi» siano stati nel 2013 superiori al previsto (i tagli hanno consentito di risparmiare 92 milioni invece di 80) l’amministratore delegato di Rcs ha annunciato all’InvestorDay del 12 marzo una «nuova serie di efficienze» per altri 50-70 milioni di euro da realizzare entro l’anno. Tagli «sui processi e prodotti, non sul personale», ha assicurato Scott Jovane; anche perché 528 tra impiegati e giornalisti sono già stati buttati fuori dall’azienda l’anno scorso, col ricorso agli ammortizzatori sociali pagati con i soldi pubblici (cassaintegrazione e prepensionamenti), e di più forse non si può chiedere allo Stato. Almeno non ora.

E’ probabile quindi che dopo aver ceduto la Collezionabili e la sede di via Solferino, dopo aver liquidato la controllata Rcd (ormai è ufficiale), si vada incontro a nuove cessioni di asset. Cosa c’è ancora di vendibile in Rcs? Le testate del gruppo Sfera, Amica, L’Oggi, per restare sempre alla Periodici? C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma la direzione sembra segnata, anche perché questo management ha dimostrato solo di saper tagliare, chiudere e distruggere. Ma avevamo bisogno di un amministratore così di talento per fare quello che qualsiasi disperato in coda al Monte dei Pegni riuscirebbe a fare con uguale risultati?

Sesto Empirico

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