BERLUSCONI/Assolta l’Unità, condannato lui

 

L’inettitudine della sinistra e del parlamento intero più l’omertà complice di troppi giornalisti succubi gli permetteranno di sfuggire ai vari processi Mills, Ruby, ecc., ma non è riuscito a evitare la condanna a pagare 15.625,00 euro di onorari di avvocati e spese varie.

Piccola cosa certo, ma la cosa importante è che il magistrato ha inchiodato Silvio Berlusconi alle sue responsabilità scrivendo che le cose da lui denunciate come diffamazione a mezzo stampa sono purtroppo per lui vere e ben dimostrate. Motivo per cui il giudice Franca Mangano, del tribunale di Roma, ha dichiarato illegittima la pretesa berlusconiana di farsi pagare 1.000.000, 00 di euro, più altri 200.000,00 euro a testa, da Concita Gregorio, Natalia Lombardo e Silvia Ballestra accampando danni morali, esistenziali e all’immagine per quattro articoli pubblicati da L’Unità il 17 luglio del 2009, una settimana dopo la conclusione del G8, il Vertice degli Otto Grandi della Terra, messo in scena nella terremotata L’Aquila.

 

Se la diffamazione non consiste nell’avere scritto sulle imprese di Berlusconi se ne deve concludere che il nostro primo ministro è ben cosciente di avere compiuto lui atti diffamanti, come tali indegni in particolare di un capo di governo, dei quali comprensibilmente avrebbe preferito che non si scrivesse nulla. Oppure che se ne parlasse sì, ma in puro stile adorante alla Minzolini-Sallusti-Ferrara&C.

 

Strano che Berlusconi si sia rivolto alla odiata magistratura solo il 31 agosto 2010, vale a dire oltre un anno dopo l’asserito “delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa” consumato a suo dire dai quattro articoli.

 

Forse però la stranezza ha una sua ben precisa spiegazione: si tratta di una rappresaglia nel tentativo di arginare la marea rivelatrice di troppe sue abitudini e interessi non propriamente commendevoli, fino all’exploit per così dire del bunga bunga e di Ruby, che lo mostrano “utilizzatore finale”, per dirla con suo ineffabile avvocato Ghedini, di un grasso giro di prostituzione, compresa quella minorile.

 

Ma cosa hanno scritto di grave – secondo Berlusconi e i suoi strapagati azzeccagarbugli – i nostri colleghi quel 17 luglio su L’Unità? Il denunciante lamentava che Concita De Gregorio con il suo articolo intitolato “L’etica elastica” aveva auspicato “che il delirio di onnipotenza senile dell’uomo che ci governa offuschi e screditi una nazione intera”, vale a dire l’Italia.

 

Inoltre a Berlusconi&C non erano andate giù espressioni del tipo: “considero più integra la reputazione della escort Patrizia D’Addario. piuttosto che quella di un uomo di Stato che promette solennemente una somma concordata con chi muore di fame e malattia in Africa e poi ne dispensa solo il 3%, cioè niente”.

 

Ma ciò che aveva fatto infuriare Berlusconi, già spaventato dalla condanna del libertinaggio appena espressa dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), era soprattutto il riferimento alla trattativa tra Gianni Letta, il fido emissario plenipotenziario di Berlusconi, e il Vaticano per evitare condanne da parte della Chiesa contro i costumi carnascialeschi dell’inquilino di Palazzo Chigi e del suo Palazzo Grazioli (da notare che non erano ancora esplosi i fuochi d’artificio del bunga bunga ad Arcore.).

 

Concita aveva scritto che anche durante il G8 “Governo e Vaticano lavoravano alacremente al baratto, qualcosa che assomiglia molto al prezzo delle indulgenze di antichissima memoria”. E che Berlusconi “molto turbato dal documento della CEI contro il libertinaggio” aveva dato “una sorprendente accelerazione alla legge sul testamento biologico” con l’obiettivo di evitare che “l’ossessione [sessuale] del premier, la sua malattia [quella denunciata tempo prima dalla moglie Veronica], non indispettiscano la Chiesa fino al punto da indebolirlo e isolarlo”.

 

Più esplicito l’articolo di Natalia Lombardo, ben annunciato dal titolo: “Biotestamento: il Cavaliere vuol comprare l’assoluzione”. “Il gaudente Cavaliere di Palazzo Grazioli ha il problema di farsi benedire dalla Chiesa” e di “recuperare il voto cattolico perso alle europee dopo che la moglie Veronica ha sollevato il velo oscuro sui festini e sulle frequentazioni di minorenni”. E parlando in modo specifico del satirismo berlusconiano Natalia aveva scritto un secondo articolo dal titolo inequivocabile: “Le orge a Palazzo Grazioli. Vizi privati al posto degli impegni istituzionali”, dando conto del baccanale concluso a letto con la Daddario “dietro compenso la sera dell’elezione del presidente Usa Barack Obama”.

 

Berlusconi avrebbe dovuto semmai ringraziare la collega Lombardo per essersi dimenticata di aggiungere che nel dicembre precedente il nostro capo di governo era arrivato a dar buca a un appuntamento al Quirinale con il presidente Napolitano accampando ufficialmente uno “strappo muscolare alla schiena” mentre invece si intratteneva con le signorina fattegli arrivare fresche fresche da Bari dal solito imprenditore amico “Gianfri” Tarantino, una sorta di ragionier Spinelli per autonoma scelta e vocazione.

 

Silvia Ballestra infine rincarava la dose scrivendo, a proposito del progetto di legge sul biotestamento, che “mentre qualche signorina si può comprare con duemila euro e qualche collanina, per le alte gerarchie vaticane ci vuole di più: una legge fatta sulla pelle degli altri”. “Il prezzo – specificava la collega Ballestra – di un possibile perdono per le sue marachelle sessuali”.

 

Tutto sommato, roba da educande o marachelle quello che combinava Berlusconi a Palazzo Grazioli nel 2009 a confronto di quello che è saltato fuori delle sue “feste eleganti” nella sua villona di Arcore. Ma la cosa importante è che il magistrato ha riconosciuto che Berlusconi non può lamentarsi di nulla, se non delle sue azioni, visto che tutto ciò che raccontavano i quattro articoli era vero e ben provato.

 

Ecco perché ora per il processo per prostituzione della minorenne Ruby e annessa concussione ai danni della questura di Milano non resta altro che qualche altra legge ad personam e la  jacquerie direttamente dentro l’aula del processo. Nanni Moretti docet.

 

 

Pino Nicotri

Senza Bavaglio

Consigliere generale Inpgi
Membro del direttivo della Lombarda

 

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