LA CASTA/ Così i politici del Lazio si preparano alle elezioni

A pensar male si fa peccato, ma in fatto di concorsi pubblici quasi sempre ci si azzecca. E il bollettino ufficiale della Regione Lazio dello scorso 14 aprile dà da pensare: 131 posti messi a concorso ( http://83.103.43.254/ConcOnLine/EntiServlet?entiFormBean.comando=C01&entiFormBean.idEnte=46 ) per il Consiglio regionale, proprio mentre il presidente del parlamentino laziale, Guido Milana, si accinge a candidarsi alle europee nell´Italia centrale e la Giunta Marrazzo si avvicina alla scadenza del prossimo anno. E´ sempre così: quando sta per scadere il mandato iniziano le infornate, pensate verosimilmente per diffondere ottimismo e fiducia nel futuro, soprattutto tra le migliaia di concorrenti, e per creare un alone di benevolenza intorno a chi indice il concorso. Anche se non sempre si raggiungono i risultati voluti. Chi ricorda l´ondata di concorsi del novembre 2004, anno quarto dell´era Storace?

Sanata addirittura con una legge regionale la faccenda dei cosiddetti “perequati” rimasti in servizio, vale a dire coloro i quali avevano beneficiato di promozioni dichiarate illegittime (allora vennero “creati” ben 471 dirigenti senza alcun concorso) prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, il Consiglio regionale ha subito varato 11 nuovi concorsi pubblici. I requisiti previsti dai bandi dovrebbero far felici tutti: i possessori del titolo della scuola dell´obbligo, i diplomati e i laureati. Ma non è così, almeno per questi ultimi. Infatti, nei bandi di concorso per le assunzioni di laureati, vengono inserite certe classi di laurea, ma, inspiegabilmente ne vengono escluse altre simili.. Per esempio, al concorso per la copertura di 21 posti di “Esperto – Area amministrativa, categoria giuridica D posizione economica D1”, codice concorso 07
( http://www.cnipec.it/docs/046_171_bando.pdf )
c´è un lungo elenco di classi di laurea specialistica secondo la classificazione Miur del 2000.

Si può partecipare al concorso con la laurea specialistica in “statistica per la ricerca sperimentale”, ma non con quelle in “statistica demografica e sociale” o in “statistica economica, finanziaria e attuariale”.

A dispetto dei poveri statisti esclusi, l´Esperto – Area amministrativa del Consiglio regionale può essere anche un laureato in “Lingue e letterature afroasiatiche” oppure in “Lingue e letterature euroamericane”.

Ma le stranezze non finiscono qui. Nei cinque concorsi per laureati vengono stilati lunghi elenchi di classi di laurea, laurea specialistica e laurea magistrale, assieme ai diplomi del vecchio ordinamento. Tuttavia, tra i requisiti per l’ammissione sono elencate un certo numero di classi di laurea specialistica previste dal decreto del 2000 ma nessuna classe di laurea triennale di quella stessa classificazione. Però, sono elencate le classi di laurea triennale previste dal decreto Mussi del 2007.

E qui viene il bello, perché “…le università modificano i vigenti regolamenti didattici di ateneo a decorrere dall’anno accademico 2008/2009 ed entro l’anno accademico 2009/2010”, come recita il decreto Mussi. A rigor di logica, non dovrebbero essere state ancora consegnate lauree denominate secondo la nuova classificazione.

Il titolo dell´elenco delle classi di “laurea universitaria” del decreto Mussi è seguito da una parentesi: “triennale o quinquennale”, laddove la “laurea universitaria”, com´è noto, è conseguibile in tre anni. Che siano contemplati i fuori corso, visto che per le lauree magistrali previste da Mussi c´è un capitoletto a parte? I fuori corso  sembrerebbero avvantaggiati nel concorso per dirigenti, dove compare, sempre tra parentesi, solo la parola “quinquennale”. Stando alla lettera del bando, si direbbe che possono partecipare solo i possessori di una laurea universitaria triennale, purché conseguita in cinque anni.

Nino Cento

Condividi questo articolo