Modificare la legge sull’editoria per evitare che porti vantaggi solo gli editori

Lunedì 11 luglio ore 11.30 riunione in Lombarda organizzata dalla ALG

La FNSI sostiene che la legge sull’editoria va approvata immediatamente. Noi diciamo No. Va emendata. Così com’è porta giovamento solo agli editori.

La legge sull’editoria, che il 12 luglio comincerà il suo iter al Senato in seconda lettura, presenta degli elementi innovativi ma anche degli aspetti inaccettabili. Il più grave è che non impedisce alle aziende editoriali di mascherare le ristrutturazioni aziendali e di presentarle come stati di crisi, allo scopo di sfruttare gli ammortizzatori sociali (per lo più pagati dall’INPGI) per snellire gli organici.

La FNeditoriSI si è mobilitata per sostenere l’approvazione immediata. Ma se la legge dovesse essere approvata con il testo licenziato dalla Camera si farà un grosso regalo agli editori cui sarà permesso di adoperare il denaro delle provvidenze per il settore senza alcun verifica e nessun  controllo. Magari quegli aiuti potranno essere utilizzati per pagare una sostanziosa buona uscita agli amministratori che hanno licenziato giornalisti e poligrafici e hanno permesso alle aziende risparmi giganteschi sulla pelle dei colleghi.

Insomma, se dovessero passare così come sono state licenziate dalla Camera, le nuove norme consentiranno agli editori di incassare il denaro messo a disposizione dello Stato e di spenderlo senza alcun controllo. E’ strano che la FNSI non se ne sia accorta. Anzi diciamo pure: è strano che la FNSI avalli e sostenga norme che avvantaggiano solo gli editori e che – alla fine – penalizzano coloro che un sindacato serio dovrebbe proteggere.

Sembra poi che il sindacato colleghi questa legge e i suoi risultati al nuovo contratto, per facilitarne la chiusura. L’equazione è: “Gli editori prendono i soldi e noi chiudiamo il contratto”. Non è così. Dare fiducia agli editori quando ne hanno già abusato è incomprensibile. Gli editori prenderanno i soldi e poi non ne verseranno un centesimo ai giornalisti.

Un esempio per tutti. Quando la legge è stata discussa alla Camera è stato respinto un emendamento per impedire agli editori che non pagano i collaboratori, e in genere gli stipendi, e non rispettano le regole contrattuali di ricevere i contributi statali.

Quando è iniziata la votazione sull’emendamento sul tabellone luminoso sono comparse una forte maggioranza di lucine verdi, cioè l’emendamento stava per essere approvato. Prima della chiusura della votazione (che dura fino a cinque o sei minuti) un deputato capobastone (del PD) ha urlato “votate contro” e le lucine verdi si sono trasformate in rosse. Vergognoso. Ci sembra banale che chi non paga i compensi ai lavoratori non possa avvalersi dei contributi statali. Per qualcuno invece è una cosa normale.

alberto-airola 1 Abbiamo chiesto ad alcuni senatori interessati all’argomento di presentare una serie di emendamenti volti a rendere più democratica la legge e più consona alla difesa delle colleghe e dei colleghi più deboli e per impedire che gli editori dichiarino stati di crisi inesistenti, come più volte è accaduto, anche recentemente (per esempio alla Condé Nast e al gruppo Repubblica-Espresso). Ci hanno ascoltato. Così il senatore Alberto Airola ha presentato le modifiche alla legge che abbiamo chiesto e concordato con lui.

Eccone una sintesi:

NIENTE SOLDI A CHI VIOLA LE REGOLE – In uno degli emendamenti presentati si dice che non possono accedere agli stanziamenti a favore degli editori quelle imprese che “non ottemperano alle disposizioni di legge sull’equo compenso, nonché di tutte le imprese che abbiano delle condanne o delle cause in corso per motivi di lavoro, mobbing o comportamenti antisindacali”.

VENDITE REALI – “Il contributo deve essere elargito in funzione del numero di copie annue realmente vendute e comprate”. Il testo della legge invece è piuttosto vago in proposito.

EQUO COMPENSO – L’equo compenso deve essere inserito direttamente nel disegno di legge, perché è solo attraverso una mirata azione di protezione della professionalità che si mantiene viva l’indipendenza del giornalista e, conseguentemente, del giornalismo.
Il lavoro della Commissione Equo Compenso è già stato bocciato sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato. E’ quindi vitale trasformare in legge le modalità dei compensi, che possano essere definiti equi in base all’articolo 36 della Costituzione. Perché per garantire un’informazione corretta a tutela dei cittadini, i giornalisti devono essere retribuiti in modo professionale. Infine è facile capire che se un giornalista non è pagato equamente è costretto a violare l’etica e la deontologia professionale.

Fondamentale è anche scoraggiare una pluralità di forme contrattuali a tempo e ogni forma di lavoro nero, incoraggiando invece l’incremento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato da una parte e dall’altra l’utilizzo di lavoro freelance pagato in modo professionale.

ORDINE – Un emendamento è volto a mantenere la potestà deontologica del Consiglio di Disciplina, che dovrà essere eletto al di fuori del Consiglio Nazionale e che NON deve essere formato esclusivamente da giornalisti.

A noi queste paiono tutto sommato richieste banali e ci piacerebbe che la FNSI le facesse proprie, invece di sostenere acriticamente una legge che alla fine rischia di danneggiare ancora di più un settore che si sta letteralmente disintegrando. E ci rivolgiamo a tutti i senatori perché votino a favore degli emendamenti proposti del loro collega Alberto Airola.

L’editoria è una porzione vitale della convivenza civile e democratica. Non ci dovremo meravigliare se un giorno ci accorgeremo che il suo picconamento fa parte di un disegno preciso, volto a limitare democrazia e libertà.

Senza Bavaglio

www.senzabavaglio.info

twitter @sbavaglio

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