I finti perseguitati UniRai che sono quasi tutti direttori o vice

Dal Fatto Quotidiano
Gianluca Roselli
Roma, 4 didembre 2023

Finalmente è arrivato il sindacato Rai di destra. Per ora sono in trecento, ma giurano che cresceranno. E finalmente tutti quei giornalisti Rai destrorsi da sempre messi ai margini dai bolscevichi dell’Usigrai, costretti ad anni di precariato e a lustri da redattore ordinario, senza mai una qualifica o una promozione, con carriere sepolte nei sotterranei di Saxa Rubra, si prenderanno la rivincita. Personale e professionale. E le loro carriere prenderanno il volo.

Ma è proprio così? Perché a vedere i volti noti presenti giovedì all’Auditorium della chiesa di piazza Giochi Delfici non si direbbe. A partire dai due benedicenti: Vespa e Sangiuliano.

Bruno Vespa, dopo essere stato direttore del Tg1, dal 1996 conduce Porta a Porta e dall’anno scorso anche il post Tg, 5 Minuti: da sempre è uno dei dominus dell’azienda, con contratto da artista (a 1 milione e 200 mila euro l’anno).

 

Gennaro Sangiuliano, ora in aspettativa per fare il ministro, dopo la Tgr è stato per anni vicedirettore del Tg1 fino a passare, sotto il governo Conte, alla guida del Tg2. Poi c’è il direttore del Day Time, Angelo Mellone: uomo fieramente di destra, diventa vicedirettore nel novembre 2020, nel 2022 è vice del Day time e, a maggio 2023, ne diventa direttore.

Punto di riferimento destrorso nella tv pubblica è da sempre poi Paolo Corsini, che oggi dirige l’approfondimento e i talk. Vicedirettore lo è già dal 2009 (della Tgr), quando a guidare l’azienda è Mauro Masi (Fi). Poi, con lo stesso grado, passa dalla Radio a Rai Parlamento a Rai2, fino a diventare, nel 2022, il vice di Antonio Di Bella all’approfondimento.

Altro esponente di UniRai è il direttore della comunicazione Nicola Rao, che vicedirettore (della Tgr) lo diventa nel 2017, sotto Mario Orfeo (Pd). Alla fine del 2021, in pieno governo Draghi e sotto Carlo Fuortes, è promosso a vice del Tg1 per arrivare poi, nel dicembre 2022, alla direzione del Tg2, al posto di Sangiuliano.

“Non è vero che a Viale Mazzini quelli di destra non fanno carriera, l’importante è avere una forte connotazione politica, perché nella tv pubblica da sempre si ragiona per quote. E appartenere a una quota minoritaria a volte può essere addirittura un vantaggio…”, racconta una fonte che ben conosce i meccanismi dell’azienda. E lo si è visto proprio negli ultimi an- ni, con Giorgia Meloni all’opposizione.

Giovedì a far da anfitrione era Francesco Giorgino. Che tutta la sua carriera l’ha fatta al Tg1, dove ha scalato i gradi, da vicecaporedattore (nel 2000) a vicedirettore (nel 2021), ma soprattutto diventando uno dei volti principali dell’edizione più importante, alle 20. Da cui fu fatto sloggiare solo da una più potente di lui, Monica Maggioni, dopo essersi rifiutato di condurre la rassegna stampa all’alba. Ora è direttore dell’Ufficio studi.

Un momento della presentazione del nuovo sindacato della Rai

Altro volto noto è quello di Francesco Pionati che, dopo aver passato anni a confezionare “panini” al Tg1, dove era vicedirettore, nel 2008 fa il grande salto ed entra in Parlamento. Nel 2013 torna in Rai ma se ne perdono le tracce: ricomparirà solo nel maggio scorso per farsi nominare direttore del Tg1 in quota Lega (ramo avellinese).

“Per colpa dell’Usigrai ho dovuto aspettare tre anni per andare a Gerusalemme”, s’è lamentato giovedì Claudio Pagliara, vantandosi di essersi accaparrato la prima tessera UniRai come De Benedetti quella del Pd. Peccato che quel limbo l’abbia dovuto trascorrere nell’orrida sede Rai di Parigi. A Gerusalemme andrà nel 2003 e ci resterà 11 anni, prima di diventare capo sede a Pechino (2014) e infine a New York (dal 2019).

Ultimi tre, ma si potrebbe proseguire: Alessandro Casarin, che nel 2016 diventa vice di Rainews e dal 2018 è direttore della Tgr; la direttrice delle relazioni istituzionali Angela Mariella, che vicedirettrice lo diventa nel 2018 e nel 2020 è direttrice di Isoradio; Fabrizio Ferragni, che direttore (delle relazioni istituzionali) diventa nel 2016 sotto Campo Dall’Orto (e Matteo Renzi) e ora è alla guida dell’Offerta Estero.

L’unico “sfigato” del gruppo è il leader in pectore, Francesco Palese, “solo” redattore a RaiNews.

Gianluca Roselli

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