La vicenda Orsini coinvolge la FNSI: Hanzelewicz: “Si rifiutò di intervenire”

Speciale per Senza Bavaglio
Adam Hanzelewicz
Pescara, 15 giugno 2019
“La vicenda di una collega che si è lamentata per una questione di parrucchieri e messa in piega”: fu definito così il licenziamento della collega di Rete 8, Barbara Orsini, dal segretario nazionale della Fnsi, Raffaele Lorusso, quando mi feci promotore nel giugno del 2017 di un manifesto per la libertà di stampa in Abruzzo, con un documento che presentai davanti al consiglio nazionale della Fnsi, dopo averlo concordato con l’allora segreteria del Sga di cui il collega Paolo Durante faceva parte.
La giornalista di Rete 8 Barbara Orsini

 

In realtà e ad onor del vero in quella sede Lorusso, dopo avere dato il via libera al documento in privato, mi chiese davanti a tutti delle modifiche sostanziali per inserire nel manifesto una vicenda di una presunta querela temeraria nei confronti di una giornalista abruzzese che non aveva attinenza alcuna con l’iniziativa del Sga. Per evitare di entrare in polemica diretta con Lorusso davanti a tutti nel corso del mio primo intervento da segretario Sga – mi ero insediato appena un mese prima – ho glissato sulla richiesta per esprimergli poi in forma privata tutte le mie perplessità sull’opportunità di seguire le sue indicazioni trovandomi per tutta risposta un aut aut senza diritto di replica: “Se volete l’adesione della Fnsi dovete attenervi a quanto vi è stato chiesto”. A quel punto, non ritenendo corretto il comportamento di Lorusso e non essendo abituato, come altri colleghi, a scrivere sotto dettatura per condividere battaglie speciose altrui, ho contemporaneamente maturato l’idea di ritirare il documento e di presentare le mie dimissioni da segretario.

Non era questo il modo di fare sindacato quale intendevo io e non ero disponibile ad andare avanti in quelle condizioni.

Dell’atteggiamento assunto da Lorusso il collega Durante era stato informato e tra l’altro quello fu uno dei motivi delle dimissioni di dicembre della maggioranza del direttivo da lui ampiamente condivise e debitamente firmate: faccio fatica a credere che di tutto ciò ora improvvisamente non si ricordi alcunché. Dal proposito di dimettermi immediatamente mi dissuase un collega con un rilevante incarico di un organismo nazionale della categoria, soprattutto alla luce della mancata approvazione del bilancio 2016 – il primo in attivo dopo anni – e delle ormai prossime elezioni dell’Ordine dei giornalisti. Fatte entrambe le cose, non senza sacrificio in termini personali, mi dimisi insieme alla maggioranza del direttivo nel dicembre 2017.

A tal proposito mi duole ricordare che nonostante molteplici richieste, via pec e in ultimo via raccomandata, inoltrate ai vertici della Fnsi, sono ancora in attesa di leggere gli atti delle riunioni del 19/12/2017 e 20/12/2017, rispettivamente giunta Fnsi e consiglio Fnsi sulle dimissioni del direttivo Sga. Sono davvero curioso di cosa ci sia scritto.

All’efficiente Paolo, che si è distinto per le assenze ai consigli nazionali a Roma, ricordo solo l’ultimo degli episodi che non lo hanno visto protagonista all’interno del Sga: incaricato in qualità di tesoriere di pagare il compenso alla commissione elettorale ha omesso chissà perché e su imbeccata di chi di eseguire quanto gli era stato richiesto.
In ultimo perché non abbiamo protocollato la questione del documento respinto dalla Fnsi? Perché avevamo e abbiamo ancora a cuore le sorti del sindacato e volevamo tutelarlo… ma grazie a Durante siamo stati costretti a tirare fuori l’argomento per mettere a tacere polemiche che a lungo andare continuano ad affossare sempre di più chi continua a difendere l’indifendibile.
Adam Hanzelewicz

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