Giornalismo e politica SpA/Grillo, i giornalisti e “I Grandi Trombettieri del Sistema”

da “Giornalismo e politica SpA”
Ugo Degl’Innocenti

Pubblichiamo alcuni stralci del saggio-dossier “Giornalismo e politica SpA Un sodalizio canaglia” di Ugo Degl’Innocenti, prefazione di Sergio Rizzo, Aracne Editrice, 2013. Dopo “Libero ma non troppo”, “Il Giornale del Cavaliere: chi dissente è perduto!”, pubblichiamo un altro stralcio del primo capitolo, “Giornalismo e politica oggi”.

«Poverini. I giornalisti parlamentari. Uno s’immagina la stampa a guardia della democrazia, installata in Parlamento per scoprire le magagne dei politici, per controllare eventuali malefatte dei partiti, per riferire a schiena dritta alla cittadinanza tutta ogni passo dei rappresentanti eletti. E invece…»[1]. Con il sorprendente risultato del Movimento 5 Stelle alle politiche del 2013 l’avversione dei cosiddetti “grillini” nei confronti della stampa italiana è emersa in tutta la sua evidenza.

Leggendo i numerosi post del blog di Beppe Grillo su mezzi d’informazione e giornalisti si capisce che il movimento dell’ex  comico genovese ha ben chiari i vizi e le (poche) virtù del giornalismo italiano, ma anche i problemi della categoria. Sul blog si può trovare una corposa antologia di post sulla “casta dei giornali”[2], che disegna una scrupolosa mappa dell’editoria italiana, accusata di ricevere immeritate sovvenzioni dallo Stato, grazie alla complicità dei politici.

Per i politici le nostre tasse sono quisquilie, pinzillacchere, mance, disponibilità di spesa a loro totale discrezione. Una frase qui, un piccolo emendamento lì, un’aggiunta e, come per miracolo, si materializzano milioni di euro per i partiti. Somme sottratte alla sanità, alle famiglie, alla sicurezza, alla scuola. Soldi che spariscono nel nulla. Bersani prima Pci, poi Pds, quindi Ds, poi Pd e ora ombra–Pdl è un maestro nell’utilizzo occulto dei soldi degli italiani. Nella legge Bersani del 2006 c’è un codicillo sui giornali di partito. Se prima il partito, per avere i finanziamenti per un giornale, doveva essere presente in Parlamento, dopo, grazie al codicillo, non era più necessario[3].

Il blog di Grillo non risparmia alcuna testata, dal “Corriere della Sera” al “Sole24Ore”, dai giornali di Carlo De Benedetti a “Il Foglio”. Il tutto accompagnato dal solito sondaggio on line. Alla domanda “Siete favorevoli all’abolizione dei finanziamenti pubblici diretti e indiretti ai giornali?”, il 92 per cento delle risposte è “sì”[4].

I giornalisti italiani invece sono suddivisi in tre categorie: «Gli indipendenti (pochi, eroici e spesso emarginati), gli schiavi (tantissimi, sfruttati e pagati 5/10/20 euro a pezzo) e i Grandi Trombettieri del Sistema, nominati in posizioni di comando dai partiti e dalle lobby (direttori di testata, caporedattori, grandi firme, intellettuali per meriti sul campo)»[5].

Grillo ai giornalisti: “Vi mangerei per il solo gusto di vomitarvi”.

Con ogni evidenza, tra gli indipendenti c’è la conduttrice di Report, Milena Gabanelli, che il popolo grillino considera un simbolo d’incorruttibilità e propone addirittura come candidato alla presidenza della Repubblica[6], dopo una consultazione on line riservata agli iscritti alla quale sono state chiamate a partecipare 48.298 persone[7]. Dalla Gabanelli arriva però il diniego con una una lettera al “Corriere della Sera” che la conduttrice di Report conclude così: «Io sono una giornalista e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose»[8].

Di lì a poco arriva un’altra doccia fredda per gli attivisti del Movimento 5 Stelle: in una puntata di Report dedicata alla questione della trasparenza e dei finanziamenti dei partiti si chiedono lumi sui ricavi del blog di Beppe Grillo, sui rapporti con la Casaleggio Associati sulla rendicontazione dei fondi ricevuti durante i comizi in piazza. Così la Gabanelli viene presa di mira sul blog di Grillo, con epiteti che vanno dalla “traditrice” alla “maestrina”. Lo stesso Beppe Grillo, in Sicilia per una tornata di elezioni amministrative, dichiara: «Non ce l’ho con i giornalisti, ma io non dimentico niente» e aggiunge che un giorno «gli faremo un c… così…». «Faremo i conti con i Floris e i Ballarò…», ma anche con i «Rodotà e la Gabanelli, quelli che si sono rivoltati contro»[9].

Floris

Agli “schiavi” dell’informazione è rivolta una sorta di compassione grillina. Grillo (o chi per lui) dimostra di conoscere a fondo la condizione della maggioranza dei giornalisti italiani nell’intervento La libertà di stampa è precaria, da cui emergono i paradossi e le contraddizioni di un sistema descritto come un far west. «Dove vanno a finire i soldi che lo Stato dà ai giornali? – si domanda l’autore del post – Di sicuro non servono a pagare i giornalisti. Anzi. Perché in Italia tranne rare eccezioni fare il giornalista significa rassegnarsi ad una vita da precario». E ancora:

La libertà di stampa è minacciata dalla miseria in cui vivono e lavorano migliaia di giornalisti sfruttati: dagli editori, dai direttori e, infine, dai loro stessi colleghi assunti con contratto a tempo indeterminato che quando scioperano, protestano, denunciano è solo per i loro privilegi di giornalisti professionisti e assunti mentre gli altri muoiono di fame.

Bianca Berlinguer e Massimo D’Alema.

Ai “Grandi Trombettieri del Sistema” il blog di Beppe Grillo dedica il sondaggio on line “Il microfono di legno”. Nel mirino testate e giornalisti della televisione:

L’Italia è al 69esimo posto nella classifica della libertà di informazione secondo il rapporto del 2013 di Freedom House. Un Paese giudicato semi libero. Ci precedono, tra gli altri, Ghana, Nauru, Papua New Guinea, São Tomé e Príncipe, Isole Solomon, Samoa, Tonga, Namibia e Guyana.

Le televisioni influenzano il giudizio degli italiani più di qualunque altro media, i giornali sono infatti poco diffusi da noi sia come numero assoluto, sia in relazione alle altre nazioni europee. Il sondaggio vuole assegnare il microfono di legno alla rete più faziosa, al direttore di rete più schierato, al conduttore di talk show più in mala fede. A voi il giudizio[10].

Renzi a Domenica Live. La D’Urso: «Sei più bravo di me».

Stando a quanto riportato nel blog di Grillo, il sondaggio ha coinvolto oltre 80.000 partecipanti. La palma d’oro della faziosità va alla Rete 4 di Mediaset, seguita da Rai 3. Alla domanda “Qual è la rete televisiva più faziosa?”, il 40 per cento dei partecipanti al sondaggio ha scelto Rete 4 e quasi il 18 per cento la terza rete Rai. Evidentemente, un ruolo decisivo lo giocano i direttori delle relative testate. Infatti, alla domanda “Qual è il direttore di Tg più fazioso?” a Giovanni Toti, direttore del Tg4 (e di Studio Aperto di Italia 1), va il 40% dei voti, e a Bianca Berlinguer, direttore del Tg 3, il 21,34%. In terza posizione sia Canale 5 tra le reti tv sia il Tg5 di Clemente Mimun tra i tg. (*)

Con il suo Porta a Porta Bruno Vespa per i grillini è il conduttore di talk show più fazioso (30%), seguito da Barbara D’Urso, conduttrice di Pomeriggio Cinque (22%). In terza e quarta posizione troviamo Paolo Del Debbio (18%), Quinta Colonna, e Giovanni Floris (14%), Ballarò.

Ma perché Grillo e i grillini ce l’hanno tanto con i giornalisti? La risposta è in questo post:

Gli attacchi al Movimento 5 Stelle sono diventati parossistici, quotidiani, bipartisan, falsi, con notizie inventate di sana pianta, diffamatori verso chi non ha mai governato, rubato, che non candida condannati, non vuole poltrone o rimborsi elettorali. Il gioco al massacro è così chiaro, evidente da essere diventato imbarazzante, paradossale, quasi comico per chi lo pratica. Vorremmo però sapere qualche cosa di più su chi ci informa.

Infotainment. Barbara D’Urso, archiviata la denuncia per esercizio abusivo della professione giornalistica.

Una questione di reciprocità. Il perché talvolta non riportano i fatti, se sono costretti o se è una loro attitudine. Vorremmo sapere quali direttive ricevono da parte dei loro giornali o telegiornali. Perché fanno le domande che fanno (talvolta tendenziose per dimostrare una tesi a priori). Vorremmo conoscerli più da vicino: i loro nomi, il loro curriculum, i loro pensieri. Vorremmo sapere qual è il loro stipendio, se sono trattati da schiavi nonostante le testate per cui lavorano prendono rimborsi pubblici[11].

 

[1] Poverini i giornalisti parlamentari, “Il blog di Beppe Grillo”, www.beppegrillo.it, post del 27 giugno 2013.

[2] Tutti i post relativi a “La casta dei giornali”, www.beppegrillo.it, archivio dei post.

[3] Dal post Soldi nostri, tasche loro, www.beppegrillo.it, post del 21 maggio 2008.

[4] Sondaggio sui finanziamenti ai giornali, www.beppegrillo.it, chiuso l’otto settembre 2012. Percentuale basata su 21.859 risposte.

[5] Intervistiamo i giornalisti, www.beppegrillo.it , post del 25 settembre 2012.

[6] In vista delle elezioni che hanno poi portato alla rielezione di Giorgio Napolitano, il blog ha lanciato un sondaggio on line riservato agli iscritti al Movimento 5 Stelle tra nove candidati, le “Quirinarie”. Ecco la classifica finale: 1) Gabanelli Milena Jole; 2) Strada Luigi detto Gino; 3) Rodotà Stefano; 4) Zagrebelsky Gustavo; 5) Imposimato Ferdinando; 6) Bonino Emma; 7) Caselli Gian Carlo; 8) Prodi Romano; 9) Fo Dario. I risultati sono stati postati sul blog www.beppegrillo.it il 16 aprile 2013. Dopo il diniego di Milena Gabanelli e del secondo classificato, Gino Strada, sarà Stefano Rodotà il candidato “stellato” per il Colle.

[7] I numeri delle “Quirinarie”, “Il blog di Beppe Grillo, www.beppegrillo.it ”, post del 23 aprile 2013. La consultazione si è svolta in due turni I voti espressi al secondo turno delle votazioni sono stati 28.518. A Milena Gabanelli ne sono andati 5796, 4938 a Gino Strada e 4677 a Rodotà.

[8] Milena Gabanelli, Gabanelli: «Continuo a fare la giornalista», www.corriere.it, 17 aprile 2013.

[9] Grillo: “Faremo i conti con la stampa, ma anche con Rodotà e la Gabanelli”, www.corriere.it, primo giugno 2013.

[10] Il microfono di legno – Sondaggio, www.beppegrillo.it, 4 giugno 2013 (sondaggio chiuso il 5 giugno 2013).

[11] Intervistiamo i giornalisti, www.beppegrillo.it , post del 25 settembre 2012.

(*) Nota del 20/9/2017: Toti lascia la direzione del Tg4 nel gennaio del 2014 per entrare in politica; Bianca Berlinguer lascia la direzione del Tg3 nel 2016.

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