Speciale Per Senza Bavaglio
Sergio Pizzini*
2 giugno 2026
Ho letto con interesse l’articolo, pubblicato da Il Foglio nel 1° giugno, del collega professor Zollino (l’accademico che ha scritto il programma energetico di “Azione”, in favore dell’energia atomica, ndr) dell’Università di Padova, dedicato a illustrare la sostenibilità ambientale del nucleare, che il rinnovato Piano Energetico Nazionale prevede che debba costituire, a regime, il 50 per cento dell’ energia prodotta in Italia.
Concordo con la sua valutazione del rischio ambientale del nucleare, quasi nulla, se gestito bene, in assenza di incidenti isolati che possono essere comunque previsti e scongiurati.

Dissento invece, e totalmente, sulla sua valutazione positiva in merito alla gestione ed allo smaltimento delle scorie radioattive. Se non erro, tonnellate di scorie giacciono ancora senza protezione adeguata in una moltitudine di siti temporanei, in attesa di un sito di smaltimento definitivo. Se ne è parlato a lungo, ma nessuna decisione è stata ancora presa perché non è stato possibile individuare e costruire un centro unico di stoccaggio, per le riserve degli amministratori locali.
Impostare con queste condizioni un programma nucleare in Italia, delegando all’ Europa la costruzione di un sito per il loro smaltimento mi sembra estremamente pericoloso, in assenza di una preliminare decisione europea.
Ritengo che sarebbe più conveniente per l’Italia un mix fotovoltaico ed idrogeno, tenendo conto che lo sviluppo del progetto potrebbe basarsi su competenze esistenti ed estremamente valide in Italia, sia dal punto di vista dei processi elettrochimici tradizionali di produzione di idrogeno, che da quello di preesistenti competenze su processi innovativi di produzione di idrogeno da fonte solare

Questo eliminerebbe definitivamente i problemi illustrati dal prof. Zollino dovuti alla produzione intermittente del solare, e alla necessità di provvedere costosi sistemi di accumulo, visto che al momento, esistono pochi sistemi idroelettrici di generazione e accumulo come quello situato fra il lago Maggiore ed il Lago d’Elio.
Una sciocchezza per concludere, l’uranio non si ricava dal granito, che contiene solo tracce di uranio.
Sergio Pizzini*
*Già professore ordinario di Chimica Fisica presso l’Università di Milano-Bicocca.
Qui il suo curriculum completo http://www.sergiopizzini.eu/curriculum.html
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