Ex Fissa: altra storia di ordinaria follia sindacale

Molti hanno dimenticato una vicenda kafkiana. Riconosciuto il credito dei giornalisti ma nessuno vuol spiegare chi sia il debitore. Un rimpallo che rende tutto opaco ed evanescente

Speciale Per Senza Bavaglio
Barbara Pavarotti
Roma, 12 gennaio 2025

L’ex fissa è un trattamento previdenziale integrativo di fine rapporto stabilito contrattualmente dalle parti sociali (Fieg e Fnsi) fin dal 1985. All’epoca venne creato un Fondo speciale presso l’Inpgi dove gli editori dovevano versare l’1,50 per cento basato sullo stipendio lordo di ciascun dipendente.

In tutti gli atti di questo Fondo speciale c’è scritto che “l’ex fissa è un accantonamento  individuale”.  Un accantonamento, insomma, mese dopo mese, anno dopo anno, da riscuotere al pensionamento per affrontare più sereni la vecchiaia.

Tutto bene fino al 2010, quando all’improvviso nessuno dei giornalisti pensionati ha potuto più riscuotere i soldi versati.  Al momento non si sa quanti siano i creditori, la Fnsi non ha i dati aggiornati….Erano circa 2400 un paio di anni fa, per un debito complessivo di 160 milioni, di cui almeno 60 milioni devono andare all’Erario per tasse  (bel danno erariale quindi, eh?).

Perché? Perché si è “scoperto” che il Fondo ex fissa era incapiente. I soldi versati individualmente dai singoli editori e destinati ai singoli giornalisti-pensionati non erano stati affatto accantonati per ciascuno di loro, ma usati a ripartizione, in assenza di qualunque regola scritta in tutti gli atti del Fondo.

Mai Inpgi, Fnsi e Fieg hanno voluto ammettere questo uso improprio, finché non l’ha ammesso pubblicamente l’allora segretario Fnsi, Raffaerle Lorusso durante il Congresso dell’Ungp (Unione Nazionale Giornalisti Pensionati)  il 25 gennaio 2023.

I soldi sono finiti perché, appunto, usati per pagare chi via via si presentava a riscuotere senza tenere conto dell’accantonamento individuale e il Fondo speciale veniva alimentato sempre meno, con la drastica riduzione dei giornalisti dipendenti.

LE “STRANE” DECISIONI DEI TRIBUNALI

Comunque ci hanno pensato poi i tribunali, fino alla Cassazione nel 2024, a dichiarare legittimo l’uso a ripartizione, e a escludere l’esistenza di “accantonamenti nominativi individuali”. Mah, strano, visto che l’ex fissa nacque, per iscritto, proprio nel modo che poi è stato smentito dai giudici.

Guardate voi stessi gli atti. Questa è una pagina dell’atto di nascita dell’ex fissa, 1985, leggete l’articolo 3:

Poi ci fu un nuovo accordo nel 1994, leggete sempre l’articolo 3: “Gli iscritti hanno diritto all’accantonamento a loro nome di un capitale…”.

Anche Inpgi 1, sul suo sito, scriveva: “Al pensionamento, l’interessato dovrà presentare domanda di liquidazione della prestazione accantonata”.

Insomma, le carte sono chiare, ma questo “accantonamento” è stato, negli ultimi 15 anni cancellato con un colpo di spugna. E la pietra tombale l’hanno messa i tribunali.

Ben 46 cause civili volte a ottenere il pagamento del proprio diritto si sono concluse con la stessa identica sentenza “IL DIRITTO È INNEGABILE, ESISTE, MA I SOLDI NON CI SONO”. E in queste cause la Fnsi (che ha voluto e creato il Fondo ex fissa insieme a Fieg) si è persino costituita parte civile contro i suoi stessi iscritti.

IL PRIMATO DI ESSERE CREDITORI SENZA UN DEBITORE

E questa è un’altra assurdità. I creditori dell’ex fissa sono gli unici in Italia che non possono riscuotere perché il Fondo ex fissa giuridicamente non esiste. E’ un fondo di natura contrattuale, seppur – come scritto nel suo atto di nascita – “una prestazione previdenziale integrativa di quelle previste dall’assicurazione obbligatoria”. (simile, in sostanza, alla polizza infortuni).

Non ha un responsabile legale, anche se l’ex presidente Inpgi 1 disse più volte, in audizione alla “Commissione parlamentare per il controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale”:
“I RESPONSABILI SONO LE PARTI SOCIALI, OVVERO FIEG E FNSI”.

I bilanci del Fondo ex fissa – approvati dal Cda dell’Inpgi fino al 2006 – poi non sono più stati approvati da nessuno. E sono segreti dal 2014.

INSOMMA, I CREDITORI DELL’EX FISSA SONO GLI UNICI IN ITALIA A ESSERE TALI SENZA UN DEBITORE GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTO.

RIFORMA DEL 2014 (richiesta dai due Ministeri vigilanti dell’Inpgi (Economia e Lavoro) fin dal 2010 senza successo).

Il 31 luglio 2014 Fnsi e Fieg siglano una nuova Convenzione. L’ex fissa viene abolita per tutti gli assunti a partire dal primo agosto 2014. Rimane però per chi ne ha maturato il diritto entro il 31 luglio 2014 (ovvero un’anzianità di almeno 15 anni nella stessa azienda).

Ma per chi andrà in pensione dopo questa data viene fissato un tetto: 65.000 euro lordi. La Rai non firma questa convenzione e decide di tenersi i soldi in casa, senza versarli al Fondo custodito da Inpgi.

NON SOLO. I pensionati Rai – oltre ad avere l’ex fissa dall’azienda – ottengono, grazie a trattative interne, un tetto ben più favorevole: 85.000 euro.

E’ ovvio che l’ex fissa andrà a morire. MA I DIRITTI ACQUISITI NON POSSONO ESSERE CANCELLATI.

Sempre il 31 luglio 2014 viene creata la Commissione paritetica ex fissa Fnsi-Fieg per gestire il tutto, ma è un’entità fantasma. Impossibile contattarla.

  1. INIZIANO LE MINI RATE ANNUALI

Fnsi, Fieg  e Inpgi decidono di erogare l’ex fissa a rate annuali di 3000 euro lordi. Il che significa che ognuno di noi, per ottenere 65.000 lordi, dovrà aspettare almeno 20 anni (anche se il credito passa agli eredi).

A Natale 2017 l’ufficio prestazioni Inpgi invia a tutti i creditori una raccomandata in cui si chiede loro di accettare metà del credito. Chi accetta sarà saldato in un’unica soluzione. Accettano circa 800 creditori. Di questi, a distanza di nove anni, ne sono stati saldati solo 185.

IL DOPO INPGI

Col passaggio dal 31 luglio 2022 a Inps, l’Inpgi 2 – da allora solo Inpgi – si è accollato l’onere di versare le mini rate annuali, e ha aperto un conto corrente in cui gli editori (che sono obbligati a continuare i versamenti per i dipendenti) devono versare i soldi. Ma ci sono dei forti arretrati, sia del 2024 che del 2025.

Paga l’Inpgi perché l’ex fissa, essendo un trattamento previdenziale, non può essere erogata da un sindacato o da una federazione editori. E, sempre all’Inpgi, si deve fare domanda di ex fissa al momento del pensionamento.

La rata del 2022 è stata pagata con 7 milioni di fondi extrabilancio dell’Inpgi 1. Negli anni successivi è sempre stata a rischio e si è provveduto con accordi in extremis.

LA PROMESSA (SFUMATA) DEL MINISTRO ORLANDO

Durante un question time del 27 aprile 2022 l’allora ministro del Lavoro Orlando, sollecitato dall’on. Emilio Carelli, disse:

Assicuro che il Ministero del Lavoro, per quanto di propria competenza, continuerà a prestare la massima attenzione alla questione e sono disponibile a sostenere tutte le iniziative di confronto fra editori e giornalisti finalizzate a salvaguardare il risparmio dei lavoratori beneficiari del Fondo”.

Ma il 25 settembre 2022 si sono rifatte le elezioni politiche, il ministro del Lavoro è cambiato, e i creditori dell’ex fissa continuano a vedersi negato un DIRITTO ACQUISITO.

Di fatto la storia dell’ex fissa è un pasticcio di occultamenti, enormi e volute lacune regolamentari, omissioni, reticenze e zero trasparenza.

E’ una materia che ormai può sbrogliare solo la politica, che potrebbe convocare le parti sociali Fnsi e Fieg e trovare un accordo. Ma nessuno ci crede più.

Barbara Pavarotti
barbara.pavarotti@yahoo.it

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Organismo di base: storia di un’ordinaria follia sindacale

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