Organismo di base dei freelance: l’ignoranza che nasconde mancanza di idee

Speciale per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi
Milano, 14 giugno 2021

I colleghi Mattia Motta e Maurizio Bekar, rispettivamente presidente e coordinatore della CLAN, Commissione Lavoro Autonomo Nazionale della FNSI, si ostinano a ripetere come dei piccoli soldatini obbedienti che l’Organismo di Base dei Freelance non si può varare perché è stato bocciato da un congresso straordinario della FNSI, tenutosi a Roma nel 2017.

La loro è una posizione pregiudiziale che mostra come non abbiamo a cuore l’interesse dei lavoratori autonomi, giacché non contestano nel merito l’Organismo di Base, ma si trincerano dietro a barriere burocratiche, tra l’altro assolutamente false e fuorvianti.

 

Loro – longa manus della FNSI – non vogliono l’Organismo di Base semplicemente perché se i freelance fossero realmente difesi, come potrebbe fare un OdB, chiederebbero in massa l’iscrizione al sindacato. E allora i signori delle tessere che lo governano, compresi Motta e Bekar, perderebbero qualsiasi potere. i freelance infatti ora non hanno alcun motivo di iscriversi alla FNSI che non solo non li difende, ma non ha fatto nessuna azione concreta per difenderli. Il sindacato è in grado solo di lanciare proclami, solidarietà a parole e indignazione urlata, cui non seguono azioni concrete.

Rinfreschiamo la memoria corta

Ma c’è da chiedersi come mai Mattia Motta e Maurizio Bekar danno una versione dei fatti totalmente di parte e non raccontano come sono andate realmente le cose. Non lo sanno o non vogliono saperlo? In qualunque dei due casi noi ora gli rinfreschiamo la memoria. E assieme a loro la rinfreschiato al segretario nazionale della FNSI, Raffaele Lorusso, e al presidente Giuseppe Giulietti, cui mi legano molti anni di battaglie sindacali nel nome della democrazia e della difesa dei più deboli, come sono ora freelance e precari abbandonati però dalla FNSI a se stessi. E chiamiamo a testimone la Memoria Storica del sindacato dei giornalsti, l’ex direttore Giancarlo Tartaglia

Al congresso di Saint Vincent del 2004, un gruppo di colleghi presenta una mozione – sostenuta e sponsorizzata da Senza Bavaglio – che riproduciamo qui sotto per una migliore comprensione della scabrosa vicenda:

Come si può leggere, tra i firmatari compaiono i nomi di quanti ora, con motivi pretestuosi, si sono schierati contro quest’istituto, previsto dallo statuto della FNSI.

Il XXIV Congresso della Stampa Italiana, riunito a Saint Vincent, dal 22 al 26 novembre 2004, prendendo spunto dall’innovazione organizzativa introdotta nello Statuto della FNSI e ritenendo fondamentale stimolare e promuovere una nuova e più estesa partecipazione al sindacato unitario dei giornalisti, impegna la nuova Giunta Esecutiva della FNSI a proporre, entro due mesi dal suo insediamento, al Consiglio Nazionale di deliberare il riconoscimento dell’Organismo di Base dei Freelance come previsto dall’art. 37 dello Statuto FNSI. I requisiti per l’iscrizione all’Organismo di base sono: l’ iscrizione all’Associazione regionale, l’identificazione delle caratteristiche professionali degli iscritti secondo parametri di esercizio esclusivo del lavoro autonomo, l’esclusione degli iscritti ad altri Ordini professionali. Con la certezza che tutelare con forza chi è esterno alle redazioni significa tutelare anche i contrattualizzati impegna la nuova dirigenza della FNSI a combattere con strumenti legislativi e sindacali affinché si introducano indispensabili tutele professionali e previdenziali.

Firme di peso

La mozione è firmata, tra gli altri, da Paolo Serventi Longhi, Simona Fossati, Maria Elisa Verti (una  delle fondatrici di Senza Bavaglio, purtroppo prematuramente scomparsa), Nicoletta Morabito, Alessandra Fava, Luisa Espanet, Irene Merli, Giuseppe Ceccato, Franco Siddi, Lisa Ciardi, Sandro Bennucci, Pino Rea, Barbara Ferrero, Ugo Degl’Innocenti, Giampietro Saviotti, Guido Besana, Giuseppe Nicotri, Enzo Fasoli, Giovanni Rossi, Daniela Stigliano, Giovanni Negri, Marina Cosi, Maurizio Blasi, Letizia Gonzales, Antonio Massa, Fabio Morabito, Pierluigi Roesler Franz, Romano Bartoloni, e da tante altre firme illeggibili.

Da notare che il primo firmatario è Paolo Serventi Longhi, allora segretario generale della FNSI. Poi seguono firme di peso coma Guido Besana e Marina Cosi, Giovanni Negri, e persino Franco Siddi. Insomma ci sono tutti i dirigenti dell’epoca, molti dei quali sono ancora oggi in sella ai vertici della FNSI.

La mozione veiene approvata per acclamazione: nessuno vota contro, nessuno si astiene, nessuno si alza per dire “non va bene”. Tutti in giubilo felici di aver trovato un sistema per aiutare freelance e precari.

Ora questi colleghi, mostrando un certo disprezzo per il lavoro precario e malpagato o sottopagato dei freelance e precari, si permettono di sostenere che l’organismo è in contrasto con le decisioni della FNSI.

Una follia sindacale

Per ben 17 anni hanno disatteso un deliberato congressuale approvato all’unanimità, con argomenti pretestuosi come ben descritto nell’articolo  “Organismo di base: storia di un’ordinaria follia sindacalehanno deliberatamente e dolosamente violato lo statuto della FNSI, secondo cui è obbligatorio applicare le deliberazioni congressuali, e ora tradiscono i liberi professionisti dell’informazione.

I freelance sono oggi la parte più consistente del mondo giornalistico e avrebbero necessità e bisogno di un’azione sindacale forte e soprattutto propria, scavalcando i vecchi e vuoti riti messi in atto dalla FNSI non per difendere lavoro e professionalità, ma semplicemente per garantire qualche medaglietta da appendere sulla giacchetta di peones e  gregari  e impedire al sindacato dei giornalisti di adeguarsi ai tempi.

Lo si evince chiaramente da questo articolo;
http://www.senzabavaglio.info/2011/10/09/organismo-di-baseistruzioni-per-luso/.

E’ quindi impellente e necessario cambiare rotta e varare subito questo istituto che i padri fondatori avevano previsto proprio per dare forza al sindacato e alla sua azione. Basta riprendere quella vecchia mozione del 2004 che ancora “impegna la Giunta Esecutiva della FNSI”. Bisogna però volerlo. Rifiutarlo vuol dire rassegnazione e passiva sottomissione.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
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Organismo di base: storia di un’ordinaria follia sindacale

 

 

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