Dibattito sul post di Ragazzini: tra un cumulo di sciocchezze una cosa fa riflettere

Speciale per Senza Bavaglio
Emanuela Provera
Milano, 21 febbraio 2012
“Il solo dato di fatto del minor numero di donne nei ruoli che contano implicherebbe che l’altra metà del cielo venga discriminata” l’uso del condizionale nell’aricolo di Giorgio Ragazzini qui è una specie di pugno nello stomaco e parla di una preoccupante sua mancanza di empatia.
Sappiamo tutti, e la storia lo ha ampiamente dimostrato: le donne non accedono al potere perché non glielo si permette, sia per impatti di tipo (sub) culturale, sia per mancanza di welfare, per mancanza di educazione, fino ad arrivare alla violenza. L’impressione è che l’autore dell’articolo ridicolizzi e addirittura colpevolizzi la ‘pretesa’ delle donne di occupare posizioni di potere.

L’esempio delle maestre come emblematico di una percentuale maggiore delle donne rispetto agli uomini è il frutto di un doloroso compromesso per condurre la conciliazione lavoro-famiglia che spesso le costringe (convincendole che sia giusto) a lavori legati al mondo dell’insegnamento e dell’infanzia con danni sia per le donne sia per i bambini/ragazzi.
Il cenno alla meritocrazia è di cultura liberale destrorsa e fuorviante. Il merito è utilizzato di fatto per escludere chi è più fragile e magari più bisognoso di valorizzazione per i più svariati motivi, finendo per allargare le fila della marginalità per la quale tutti noi ci battiamo. I temi sono complessi, e Ragazzini sembra togliere rilievo alla sofferenza di chi è ancora oggi molto penalizzato: la donna.
È corretto invece il rilievo secondo cui la discriminazione subìta da tutte le donne viene strumentalizzata da alcune per fini carrieristici personali. Queste “alcune” nuocciono a tutte le altre donne di cui, subdolamente e in modo paradossale, chiedono il riscatto.
Sembra di leggere lo psicologo Massimo Recalcati che oggi sulla sua bacheca Facebook si è rivelato un perfetto mansplainer:
Siamo all’anno zero, ma non ci scoraggiamo.
Emanuela Provera

Giorgio Ragazzini: “La disciminazione delle donne e il fascino del potere”

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