Caso Parisi e piccolo Gioele, Verna: sì alla cronaca ricordando le carte deontologiche

Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti: una lunga sequenza sul pianto del padre non è notizia ma spettacolarizzazione del dolore

Speciale per Senza Bavaglio
Alessandra Fava
24 agosto 2020

“Uno scatto del padre di Gioele che piange è cronaca, una sequenza di diversi secondi diventa una spettacolarizzazione inutile”: così il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Verna commenta il modo in cui alcuni video pubblicati da tv e siti online hanno trattato il ritrovamento di resti attribuibili a Gioele Mondello, figlio della dj Viviana Parisi trovata morta in Sicilia.

“Noi giornalisti dobbiamo dare al lettore o allo spettatore tutti gli elementi per capire che cosa succede – aggiunge il presidente – Il dolore però non è una notizia. Che il padre pianga disperatamente non è una notizia, è una strumentalizzazione. Mentre informare che il padre è andato sul luogo della sparizione è un’informazione da dare”.

“Indugiare come hanno fatto telegiornali e siti online nutrendo gli spettatori del pianto di quell’uomo non ha nessun senso giornalistico. Anzi è contrario alla nostra funzione sociale – ragiona il presidente – Spettacolarizzare il dolore è un fatto atroce e non è nei canoni deontologici. Fermiamoci alla notizia”.

Carlo Verna

Certo il mondo dell’informazione è tentato dal voyerismo, un po’ sulla scia dei reality e di un modello di tv americana in cui prevale il gossip e i sentimenti messi in piazza: “Reality e informazione sono due cose diverse. La nostra differenza deve esserci, il giornalismo deve avere una dignità di funzione – chiosa Verna – Il reality è altro. Comunque un giornalista deve continuamente pensare che il suo modo di operare non deve avere conseguenze per le persone coinvolte, che siano minori o meno”.

Verna suggerisce in vicende simili di “non strumentalizzare la sofferenza altrui. Certo dare conto di rapporti familiari, magari può apportare idee su dove trovare il bambino. Insomma non mettiamo il bavaglio a nessuno. Applichiamo le regole deontologiche”.

Alessandra Fava
Consigliere dell’Ordine Nazionale

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