Giornalista pubblico: il pasticcio della FNSI irrita gli uffici stampa degli enti locali

Da Unità Sindacale
Daniela Stigliano
Milano, 10 maggio 2018

La rapidità con cui la Fnsi è passata, nel giro di nemmeno 40 giorni, dall’entusiasmo all’impugnazione di fronte al Tribunale di Roma già la dice lunga sul disastro combinato dal segretario Raffaele Lorusso e dalla sua corte sui giornalisti della Pubblica amministrazione. Ne sanno qualcosa i presidenti e i segretari delle Associazioni di stampa regionali, tempestati da richieste di chiarimenti e di aiuto. Anche se pochi osano sussurrarlo e nessuno dice chiaramente che «il reuccio è nudo». Forse intimoriti di essere esclusi dal “cerchio magico” della maggioranza federale a pochi mesi dalle elezioni di fine anno.

Certo, chi il disastro lo sta subendo sulla propria pelle sono i diretti interessati, centinaia di colleghe e colleghi che, in particolare negli Enti locali, si trovano ora con meno diritti e più preoccupazioni di prima. Tanto che i Comitati di redazione di uffici e agenzie di stampa di 14 Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano hanno inviato a Lorusso un documento di fuoco, che la Fnsi nasconde anche alla sua Giunta.

Ma che cosa è successo? Proviamo a mettere in fila i fatti.

Il pasticcio si chiama Contratto collettivo di lavoro del pubblico impiego, siglato da Cgil, Cisl, Uil e altre sigle sindacali con l’Aran (l’Agenzia di Stato per la contrattazione nella Pubblica amministrazione) ma senza la Fnsi, neppure invitata al tavolo nonostante la legge 150 del 2000 preveda che la Federazione nazionale della stampa tratti i profili professionali dei giornalisti (comma 5 dell’articolo 9). Un contratto che introduce la nuova figura del “giornalista pubblico” in tre comparti (per ora): Sanità, Scuola e, appunto, Enti locali. E che ha fatto urlare di gioia l’assente (al tavolo) e illusa (dall’Aran e dal governo Gentiloni) Fnsi di Lorusso, che pensava di aver ottenuto in pochi mesi quello che in 15 anni altri avevano tentato. E di poter ostentare almeno un risultato nello sterile bilancio della sua gestione. Un sorriso durato solo per lo spazio di un mattino.

Giornalista pubblico

Il “giornalista pubblico” è inserito all’interno delle attività di comunicazione e informazione delle amministrazioni pubbliche, ma non come figura esclusiva. In particolare, nel settore comunicazione è previsto lo “specialista della comunicazione istituzionale”, mentre nel settore informazione i profili sono due: lo “specialista nei rapporti con i media” e, appunto, il “giornalista pubblico”. Tutti inquadrati nel livello D.

Bene? Apparentemente sì. Da 18 anni, da quando esiste la legge 150, non esisteva una figura professionale nel pubblico impiego che si riferisse esplicitamente ai giornalisti. L’altra faccia, anzi le altre facce della medaglia sono però decisamente meno entusiasmanti.

Addio al contratto Fnsi-Fieg

Prima di tutto, entrando ufficialmente nel contratto del pubblico impiego, si è scientemente messa una pietra sopra la possibilità di applicare ai colleghi degli uffici stampa il Contratto Fnsi-Fieg, che pure all’articolo 1 recita che «il trattamento economico e normativo» previsto è il «minimo inderogabile per ogni prestazione di lavoro giornalistico subordinato» e che tali norme «si applicano ai giornalisti che prestino attività subordinata (…) negli uffici stampa di qualsiasi azienda». Comprese quelle pubbliche.

La legge 150 prevede sì che il costo dei giornalisti degli uffici pubblici rispetti i «limiti delle risorse disponibili nei bilanci di ciascuna amministrazione», ma non impedisce espressamente una diversa contrattualizzazione, quindi ammette anche  il ricorso al Cnlg Fnsi-Fieg. E non a caso in molti enti locali è questo il contratto applicato. Il livello D imposto dal nuovo contratto, invece, ha minimi contrattuali ben più bassi. Senza contare l’esclusione di tutte le altre previsioni normative, come l’iscrizione alla Casagit o al Fondo di previdenza complementare, per quanto riguarda i contributi dovuti dal datore di lavoro, oppure l’elezione di un Cdr. Mentre non è messa in dubbio la contribuzione previdenziale all’Inpgi, perché prevista dal 2001.

Giornalisti e non giornalisti

Ma il guaio più grosso è un altro. Il “giornalista pubblico”, come abbiamo visto, non è l’unica figura specialista prevista negli uffici comunicazione e informazione (appositamente non definiti “uffici stampa”). Questo vuol dire che, per tutte le attività non esplicitamente giornalistiche, le amministrazioni pubbliche potranno inserire in questi uffici personale non giornalistico. Per questo sarebbe stato fondamentale definire bene e subito i diversi profili, eliminando dubbi e situazioni border-line.

La Fnsi ha però demandato la trattativa sulla definizione  del profilo del “giornalista pubblico” a ulteriori accordi tra Fnsi e l’Aran, senza nulla scritto su un pezzo di carta. Un impegno preso dunque solo verbalmente dall’Agenzia pubblica che per Sanità e Scuola potrebbe ancora essere onorato (futuro governo permettendo), perché i due contratti non sono ancora operativi. Ma che, per gli Enti locali, potrebbe invece essere oramai lettera morta: il contratto firmato per questo comparto della Pubblica amministrazione è infatti già operativo su indicazione, sembra, del ministero dell’Economia. Con buona pace di qualsiasi accordo Fnsi-Aran.

Ecco perché i Cdr di 14 Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano hanno deciso di prendere carta e penna e di scrivere un documento unitario di preoccupazione (e protesta). Una presa di posizione che ha costretto il segretario Lorusso a impugnare il contratto degli Enti locali, invocando il rispetto della legge 150 (quella che fino a qualche giorno prima sembrava superata dal grande successo raggiunto), tacendo però sul documento e nascondendo così sotto il tappeto la polvere sollevata dai colleghi.

Regioni in subbuglio

In ogni caso, fino alla decisione del Tribunale di Roma, la frittata è fatta. E le conseguenze non si sono certo fatte aspettare. Il Consiglio dei ministri, dopo aver impugnato nello scorso ottobre la legge della Regione Lazio che prevedeva il contratto Fnsi-Fieg per i giornalisti dell’ufficio stampa, ha qualche settimana fa impugnato un’analoga norma della Regione Friuli Venezia Giulia. La motivazione è un conflitto di attribuzioni: per il governo Gentiloni, solo lo Stato può legiferare in materia contrattuale, e non anche le Regioni.

Non solo. I responsabili del personale delle amministrazioni regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano si sono già incontrati almeno un paio di volte per concordare una linea comune. E molti di loro si starebbero preparando a un’applicazione pedissequa del nuovo contratto degli Enti locali, perfino con il passaggio al livello D dei giornalisti che hanno attualmente l’Fnsi-Fieg. Lo spauracchio che agita le amministrazioni è che, proseguendo con l’applicazione del contratto giornalistico negli uffici stampa, si possa incorrere nell’accusa di danno erariale.

IL CASO LOMBARDIA

Una delle Regioni più decise ad applicare le nuove norme sembra la Lombardia del nuovo governatore Attilio Fontana, dove operano l’agenzia di stampa della Giunta, Lombardia Notizie, testata regolarmente registrata, e l’ufficio stampa del Consiglio regionale. Qui le cose sono complicate dalla presenza di molti colleghi in entrambe le strutture con il contratto a tempo determinato, e scaduto, e dalla selezione per l’assunzione a termine di 11 giornalisti indetta a fine 2016, a cui non si è ancora data piena attuazione, che ha lasciato fuori più di un collega da anni all’agenzia ma senza aver mai vinto un bando pubblico come prevede la legge dal 2000.

Selezione pubblica e avviso interno

Lombardia Notizie ha ora cambiato direttore, e il nuovo (del cui incarico sul sito della Regione non si trova però ancora traccia) sarebbe inquadrato con contratto non giornalistico ma (sembra) come dirigente. Nella redazione è rimasto un solo collega assunto prima del 2000 a tempo indeterminato e con il Cnlg Fnsi-Fieg (pur senza gli adeguamenti dell’ultimo rinnovo del 2014). Gli altri sarebbero dovuti appunto essere gli 11 vincitori della selezione pubblica. Ma qui si è insinuato un ulteriore fatto nuovo.

Il giorno stesso della pubblicazione della graduatoria approvata, il 21 marzo scorso, l’amministrazione ha pubblicato nella rete interna un “Avviso di mobilità interdirezionale” della Direzione generale Presidenza per la ricerca di “11 assistenti/funzionari Cat. C/D da assegnare” a Lombardia Notizie. Unica competenza specifica richiesta: essere iscritti all’Albo dei giornalisti. La data ultima per presentare domanda era il 3 aprile, e qualche dipendente in ruolo pubblicista sembra abbia risposto.

Una fuga in avanti che, al momento, sarebbe stata bloccata. Tanto che l’ufficio del personale della Lombardia sta chiamando i vincitori della selezione in ordine di graduatoria proponendo però un rapporto di lavoro da “giornalista pubblico”, in base al nuovo contratto Enti locali, con livello D1 (funzionario di ingresso) e retribuzione annua di nemmeno 22 mila euro lordi, senza Casagit e senza Fondo complementare.

Ufficio stampa in rivolta

Ancora più sottosopra è l’ufficio stampa del Consiglio regionale lombardo, composto da una decina di giornalisti con contratto Fnsi-Fieg, a cui l’amministrazione vorrebbe cambiare unilateralmente l’inquadramento, portandoli all’interno dell’accordo degli Enti locali. I colleghi stanno resistendo, sperando in una svolta positiva dal ricorso presentato dalla Fnsi. Ma più d’uno sta già pensando di stracciare la tessera del sindacato, come ringraziamento plastico per il pasticcio da incompetenti combinato dalla Fnsi.

Daniela Stigliano
Giunta Esecutiva della Fnsi

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