Solidarietà: l’editore de “Il Giornale” vuole tagliare gli stipendi del 30 per cento

Speciale per Senza Bavaglio
Andrea Montanari
Milano, 4 settembre 2018

Una mazzata storica. Mai, nella ultradecennale storia de Il Giornale fondato da Indro Montanelli era stato chiesto ai dipendenti di mettere mano al portafoglio. Ma i tempi cambiano. Perché ora il quotidiano milanese di via Negri, controllato da Paolo Berlusconi e partecipato dalla Mondadori di Silvio Berlusconi ha deciso di non farsi remore e di intervenire sul costo del lavoro. E pensare che lo stesso Cav si è sempre piccato di non aver mai licenziato nessuno nella sua carriera industriale.

Vero è che qua siamo in una situazione diversa rispetto a Mediaset e alla stessa Mondadori. Ma il segnale lanciato dai proprietari del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti è chiaro: si cambia e si passa alle maniere forti. Perché l’azienda ha proposto alla redazione (composta da 80 giornalisti) e agli altri dipendenti un taglio secco del 30% della remunerazione. La formula prescelta è quella della solidarietà.

Il primo numero de Il Giornale

E’ la prima volta che la casa editrice di Paolo Berlusconi (e della Mondadori) utilizza questa soluzione: in passato si era ricorsi ad altri strumenti di legge (pensionamenti e prepensionamenti). Ma questa volta l’intervento sull’organico non era fattibile e quindi la società ce ha chiuso il 2017 con un fatturato di 32,84 milioni (-19,2 per cento) e una perdita di 6,55 milioni che si confronta con un rosso di 384mila del 2016. Una situazione di bilancio legata al calo delle vendite de Il Giornale, passato da una diffusione media di 71.200 copie del 2016 alle 60.500 dello scorso anno (a fine giugno 2018 il dato è sceso ancora: 58.229 copie). Mentre la raccolta pubblicitaria è calata da 8,4 a 6,9 milioni.

La proposta del taglio del 30 per cento dello stipendio è stata, ovviamente, rispedita immediatamente al mittente dal CdR e dalla redazione che ha immediatamente proclamato 3 giorni di sciopero con i colleghi che hanno lasciato la sede del quotidiano.

Questa vicenda evidenzia ancora una volta un problema atavico del settore: la mancanza di progettualità degli editori, legata a un costante calo dei lettori e la continua emorragia della pubblicità che in 10 anni ha perso il 40 per cento del suo valore complessivo. Senza trascurare che la tv e il web continuano a sottrarre quote di mercato e investimenti esclusivamente alla carta stampata.

Questo campanello d’allarme lanciato da Il Giornale dovrebbe anche stimolare il sindacato – alle prese con il rinnovo delle cariche sia a livello nazionale sia a livello regionale – a ripensare in tot ola sua missione, mettendo al centro del progetto il lavoro, l’innovazione tecnologica, lo sviluppo digitale. Variabili che non possono più essere trascurare. Anche in vista del rinnovo del contratto nazionale che è sparito dall’orizzonte del sindacato.

Andrea Monanari
Membro del direttivo della Lombarda
 IlMontanari

 

Ecco il comunicato votato dasi redattori de “Il Giornale”

L’assemblea di redazione del Giornale ha deciso all’unanimità di scendere in sciopero contro il piano di tagli annunciato oggi dalla società editrice. Domani il quotidiano fondato da Indro Montanelli non sarà in edicola.

L’utilizzo dello strumento dei contratti di solidarietà, nella misura annunciata, è di una entità senza precedenti e incompatibile con la qualità del quotidiano. Lo sciopero immediato è una decisione sofferta ma inevitabile davanti ad un’azienda che non propone alcun piano di rilancio editoriale ma scarica sulle spalle dei redattori, cui vengono prospettati sacrifici intollerabili, il peso di una crisi che riguarda l’intero settore dell’editoria.

A mesi di richieste di chiarimenti sullo stato dei conti e sulle prospettive di rilancio si è risposto con dichiarazioni tranquillizzanti, clamorosamente smentite dall’annuncio odierno.  I giornalisti del Giornale sono pronti a fare la loro parte ma certamente non nella misura abnorme ipotizzata dall’azienda. L’assemblea ha dato mandato al Cdr per la prosecuzione della trattativa decidendo fin d’ora, se necessarie, altre due giornate di sciopero.

 

 

Condividi questo articolo