La mediocrità dei nostri tempi? Tutta colpa della televisione

I gessetti di Sylos Labini
Giovanni La Torre
Roma, 25 gennaio 2017

Ogni epoca storica ha la sua caratteristica, quella che stiamo vivendo da qualche anno a questa parte pare possa essere definita “della mediocrità”. Il suggello definitivo lo hanno dato in questi giorni Trump negli Usa e Theresa May in Gran Bretagna.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Il nuovo presidente che risiede dall’altra parte dell’Atlantico ha concluso il suo discorso di insediamento con le parole “America first”, ripetute più volte. La cosa risulta raccapricciante, prima di tutto perché verrebbe da chiedere quando mai è esistita una “America second”, visto che i suoi interessi hanno sempre prevalso nella politica internazionale, e poi perché come è mai possibile che il Presidente della prima potenza mondiale sotto tutti i punti di vista, politico, militare, economico, abbia bisogno di affermare che d’ora in poi coltiverà solo l’orticello di casa.

In America è sempre esistita una corrente isolazionista, convinta che l’Atlantico da un lato e il Pacifico dall’altro fossero barriere sufficienti per la propria difesa, e convinti altresì che non immischiandosi nelle beghe degli altri continenti, soprattutto quello europeo, non avrebbe avuto dei nemici.
Franklin Delano Roosevelt, trentaduesimo presidente degli Stati Uniti, eletto per ben quattro volte, è stato in carica dal 1933 fino alla sua morte nell’aprile del 1945.

Wilson in occasione della guerra del 15-18 e Roosevelt in occasione della seconda guerra mondiale dovettero faticare moltissimo per condurre la loro nazione nei conflitti nati in Europa. In particolare Roosevelt dovette anche sostenere, oltre che era necessario difendere l’Europa dalla barbarie nazifascista, che per uno come Hitler l’Atlantico non sarebbe stata barriera sufficiente per fermarsi, una volta che avesse sottomesso tutta l’Europa. Ma, che a me risulti, l’isolazionismo non si è mai manifestato in maniera forte dal secondo dopoguerra in poi, cioè da quando gli Usa sono diventati la prima potenza mondiale.

Che una grande potenza debba occuparsi del mondo e non solo di casa propria, mi pare una cosa evidente, il particolarismo di Trump si può spiegare solo con la svolta verso la “mediocrità” che ha preso il mondo. Trump però non è né un re, né tanto meno un dittatore, perché il sistema americano con consentirebbe né l’una cosa né l’altra, quindi o le sue sono solo parole o è probabile che non finisca il suo mandato nel tempo canonico di quattro anni.
Il premier britannico Theresa May.

Theresa May sta dando segni evidenti di nervosismo in questi giorni, abbandonandosi ad atteggiamenti poco british. Prima ha detto di avere la fila di stati che vogliono chiudere accordi con il suo paese, poi che la brexit sarà totale, infine, ed è la cosa più antipatica, che se l’Ue tratterà male la Gb lei è pronta a fare dell’Inghilterra un paradiso fiscale, in modo da togliere investimenti e denaro agli altri paesi europei.

Consentitemi di dire che se per la gloriosa Gran Bretagna, cioè il paese che ha dato i natali a Adam Smith, a David Ricardo, a John Stuart Mill, a John Maynard Keynes, a William Henry Beveridge, ecc., il suo capo del governo ipotizza un futuro da miserabile paradiso fiscale (oddio, in parte già lo è) vuol dire proprio che siamo cascati in pieno nell’ “era della mediocrità”.
E così potremmo continuare con i mediocri Hollande e Renzi, ma su questi abbiamo già parlato spesso. Voglio invece utilizzare le ultime righe per cercare di capire le cause di questo scadimento. Una senz’altro può essere lo scarso valore degli antagonisti di quei personaggi, ma temo che ci fermeremmo alla superficie.
Per me c’è una causa più profonda e, purtroppo, più duratura: stiamo vivendo le conseguenze di circa quarant’anni di dominio della televisione nella formazione delle persone. La televisione ha inondato le nostre case di ignoranza, banalità, semplificazioni, volgarità, creando l’humus ideale per far fiorire nelle nostre classi dirigenti, e nell’elettorato che la vota, la pianta della “mediocrità”.
 
Giovanni La Torre

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