PROGRAMMA INPGI 2016

PIAZZA PULITA ALL’INPGI
Ecco il nostro programma


L’INPGI
è il presente e il futuro di migliaia di giornalisti italiani, ma la sua sopravvivenza è messa a dura prova: lo squilibrio tra prestazioni e contributi supera i 100 milioni di euro. È quindi evidente che chi ha gestito in questi anni l’Istituto – e chi lo ha sostenuto – ha fallito l’obiettivo e non deve essere rieletto: ci candidiamo con l’impegno di fare tutto il possibile per salvare l’INPGI, con un’assoluta trasparenza e condivisione delle decisioni che saranno prese.

 

1. Sicurezza. Si torni a vigilare e a far rispettare le regole: il precariato va combattuto, il lavoro nero va fatto emergere, le ristrutturazioni aziendali mascherate da crisi, spesso con la complicità del sindacato, denunciate. Non è accettabile che l’INPGI sussidi aziende – 16 milioni nel 2014 solo per i contratti di  solidarietà – che premiano poi manager e direttori per aver distrutto i  posti di lavoro dei giornalisti.

 

2. Ex fissa. Ci impegneremo affinché l’INPGI riduca i tempi dei pagamenti (attualmente 12,13,14 anni) ai  colleghi aventi diritto pieno e affinché FNSI e FIEG in sede di trattativa contrattuale si adoperino per rivedere l’intera normativa, anche alla luce della nuova strategia processuale di INPGI, che ora chiama  in giudizio i singoli editori.

 

3. Gli sprechi. Vanno ridotte le faraoniche spese di gestione dell’Istituto, dallo stipendio del presidente fino al numero delle commissioni consiliari. È indispensabile intervenire per riportare la situazione sotto controllo, con una seria spending review, cominciando a abolire i compensi degli amministratori – basta un gettone simbolico e il rimborso delle spese – e ottimizzando i costi del personale dipendente. Stop anche alla pioggia di contributi che l’INPGI regala a FNSI e sindacati territoriali. Compito dell’Istituto è garantire le pensioni: il sindacato deve essere autonomo economicamente.

 

4. La riforma. Il vertice uscente ha approvato una riforma dell’ente che ha ottenuto, solo in parte, il via libera dei Ministeri vigilanti. Restano dubbi importanti sulla sua legittimità e sulla sua efficacia. Senza un allargamento della base contributiva, i sacrifici rischiano di non bastare. Siamo ancora in tempo: blocchiamo tutto e riesaminiamo a fondo l’intera manovra, proponendo un serio studio attuariale su 50 anni. Il vero obiettivo dev’essere rilanciare l’occupazione: riportiamo all’INPGI anche chi oggi versa i contributi all’INPS ma lavora da giornalista, nel  mondo dell’informazione tv e online, degli uffici stampa, delle agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni.

 

5. Il patrimonio. Sempre per far cassa, si prepara la cessione di buona parte del patrimonio immobiliare, ultimo atto di una gestione tutt’altro che trasparente, non a caso conclusa con il rinvio a giudizio del presidente Camporese per truffa e corruzione. Ma è davvero l’unica strada percorribile? Noi crediamo di no: vogliamo fermare la svendita di un bene che appartiene a tutti i giornalisti italiani e far luce sull’intero sistema di investimenti mobiliari e immobiliari.

 

6. INPGI 2. Vogliamo diritti concreti per gli iscritti. Un vero welfare (per esempio: ammortizzatori sociali, polizze assicurative, un fondo di solidarietà per chi necessita di sostegno). Una pensione dignitosa (e non un’elemosina come ora) che abbia come base uno “zoccolo” per tutti, cui si aggiunge la quota maturata dal singolo, e aumentare la percentuale di rivalutazione (possibile secondo il Consiglio di Stato). Servono trasparenza, etica e migliore comunicazione.

 

7. È ora di voltare pagina: il nostro impegno è il futuro dell’INPGI.

 

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