Speciale Per Senza Bavaglio
Maxia Zandonai
Milano, 17 giugno 2026
Prima si sono giustificati dicendo che erano leggi “vecchie e obsolete”. Ora il giudice assolve perché le interpretazioni di Corte Costituzionale, Tar e Consiglio di Stato sono “recenti”. In mezzo la “prassi consolidata” a Milano: costruire con una Scia, pagare milioni di euro in meno di oneri e monetizzazioni, far spuntare torri nei cortili o grattacieli di 80 metri al posto di palazzine di due piani.
Il tutto travestito da “ristrutturazione” invece che da “nuova costruzione”.

Il giudice assolve tutti per Torre Milano in via Stresa, un ecomostro di lusso che soverchia le case che stanno intorno e nulla c’entra con il contesto. Gli imputati erano in buona fede, né dolo né colpa, così facevan tutti, madamina il catalogo è questo.
E mentre il sidaco Beppe Sala invita neppure troppo velatamente il procuratore capo Viola a intervenire su chi ha indagato (c’è molto altro da fermare, non scherziamo…), il Comune, sentenze o non sentenze, incassa gli effetti di queste inchieste: oneri di monetizzazioni raddoppiati, sentenze del Tar a raffica che danno torto ai costruttori che piangono l’antica cuccagna, decine e decine di milioni di euro in più nelle casse esangui di Palazzo Marino.
Gli imputati – in primo grado, con giudice monocratico – nel frattempo brindano insieme a sviluppatori, immobiliaristi, gentrificatori vari: “Milano può ripartire, uscire dallo stallo e che l’ha bloccata per colpa delle inchieste. Subito una legge nazionale sulla rigenerazione che esporti il Modello Milano a tutta Italia!” (già si chiamava Salvamilano). Anche se le gru hanno continuato a girare, ininterrottamente, anche negli ultimi anni, con Scia o senza Scia: come per il bunker schiavista del Consolato americano.
Esulta, ovviamente, anche il Pd, che ritiene evidentemente basti una sentenza di primo grado per rifarsi la verginità urbanistica e cancellare un consumo di suolo che ogni anno in città aumenta del 20% (Ispra).
La sentenza afferma che “il fatto non costituisce reato”, stante la mancanza di dolo, non che “il fatto non sussiste”.
Ovvero: l’abuso c’è, ma facciamo finta di non vederlo perché non hanno fatto apposta. (D’ora in poi quando mi fermeranno per aver violato i limiti di velocità dirò che non ho visto il cartello…).
Sul fatto poi che non ci fosse nè dolo nè colpa, e che gli imputati fossero in buona fede (un po’ come quando il bottegaio sbaglia a darti il resto, ma sempre a suo favore) basti quanto affermava l’urbanista Marco Engel, al telefono con l’allora presidente della Commissione Paesaggio, Marco Prusicki a proposito delle torri davanti a Parco Lambro, in via Crescenzago: “… È una roba che grida vendetta! Che cazzo, com’è possibile che abbiamo distorto la norma in maniera tale che un intervento di questa dimensione possa essere un intervento di ristrutturazione con Scia? La cosa è successa solo a Milano. È solo Milano che si sente forte abbastanza per dire: chi se ne fotte”.

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Scherzava, evidentemente, visto che poi per Torre Milano come consulente delle difese è andato a dire che era tutto regolare, che la legge urbanistica è del 1968 e i tempi sono cambiati (ma non le leggi, ndr).
La legge è del ‘68, ma per la giudice l’interpretazione è “recente”. A Milano usava diversamente, chi la legge l’ha applicata, in questi anni, nel resto d’Italia, evidentemente è un pirla. Detto rigorosamente alla meneghina.
Maxia Zandonai
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Le iconografie pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni
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