Centenario Verga, l’affare del Borgo Cunziria e i 20 milioni del PNRR

Dalla Nostra Reporter Investigativa
Fiorina Capozzi

Roma, 8 maggio 2026

Chi avrebbe mai detto che la memoria di Giovanni Verga potesse diventare oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo? La ragione sta nel fatto che le manifestazioni non sono ormai solo cultura. Ma uno strumento che intreccia fondi pubblici, politica, territorio e una battaglia sempre più delicata sulla gestione della memoria culturale siciliana.

Così le celebrazioni per il Centenario verghiano del 2022 sono finite sul tavolo della magistratura siciliana dopo aver  mobilitato finanziamenti regionali, progetti culturali, eventi istituzionali e iniziative di valorizzazione territoriale che, negli ultimi anni, hanno trasformato il piccolo Comune di Vizzini in uno dei principali poli culturali legati alla memoria dello scrittore.

La storia

Proprio attorno a queste iniziative e ai fondi investiti grazie al PNRR è stato recentemente trasmesso un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo nel quale vengono sollevate questioni relative alla gestione dei fondi pubblici, ai criteri di assegnazione delle risorse e al coinvolgimento delle realtà culturali locali.

Nelle foto di Lorenzo Muscoso alcune vedute di Borgo Cunziria

L’esposto, firmato da Lorenzo Muscoso, presidente dell’associazione culturale Dreamworld, non contiene accuse penali dirette, ma chiede verifiche sulla trasparenza amministrativa e chiarimenti sul rispetto delle procedure di assegnazione di alcuni finanziamenti pubblici legati alle iniziative verghiane e ai progetti di riqualificazione del Borgo Cunziria.

Nel documento si sostiene che, nel corso degli anni, alcune associazioni e soggetti culturali “avrebbero beneficiato con continuità di contributi e affidamenti pubblici”, mentre altre realtà storicamente attive sul territorio sarebbero rimaste escluse dai processi progettuali e dalle iniziative istituzionali. La questione non è di poco conto anche perché il denaro pubblico in ballo è consistente.

I fondi PNRR

Particolare attenzione viene dedicata al progetto di rigenerazione del Borgo Cunziria, finanziato con circa 20 milioni di euro attraverso fondi PNRR. Secondo quanto riportato nell’esposto, sarebbero emerse nel tempo critiche pubbliche e interrogativi politici sulle modalità di assegnazione del progetto e sul livello di coinvolgimento delle realtà culturali locali.

Al centro della vicenda compare la società Nenith di Paternò, guidata dall’imprenditore Franz Di Bella, indicata nella memoria come soggetto coinvolto nella gestione del progetto di recupero del borgo verghiano. Proprio attorno a Nenith e alla figura di Di Bella si concentrano alcune delle contestazioni politiche richiamate nell’esposto, in particolare quelle relative all’assenza di procedure pubbliche competitive evidenziate da esponenti del Movimento 5 Stelle, come Nuccio Di Paola e Salvo Siragusa.

Il richiamo a Paternò non è secondario

La cittadina etnea è già finita più volte al centro di vicende nazionali. Dal 2005, infatti, parte dei servizi telefonici e dei call center della sanità lombarda risultano gestiti proprio tra Paternò e Biancavilla, in quello che diverse ricostruzioni giornalistiche hanno descritto come un asse politico-imprenditoriale tra Lombardia e Sicilia cresciuto negli anni attorno al sistema degli appalti sanitari e dei grandi servizi esternalizzati.

Negli anni quella rete di rapporti è tornata più volte al centro del dibattito politico e mediatico attraverso interrogazioni parlamentari, servizi televisivi e inchieste giornalistiche sui collegamenti tra politica, gestione dei call center e affidamenti pubblici nel settore sanitario lombardo.

Nel caso Cunziria, l’esposto sostiene inoltre che alcune iniziative culturali sviluppate negli anni dall’associazione Dreamworld sarebbero poi state richiamate all’interno della progettazione presentata al Ministero per ottenere i fondi PNRR, senza però che l’associazione venisse successivamente coinvolta nelle attività progettuali o consultive. La vicenda dei fondi per la cultura nel Centenario verghiano si colloca quindi in un’area complessa nella quale si intrecciano legittime rivendicazioni territoriali, scelte discrezionali della pubblica amministrazione, politiche culturali e gestione di rilevanti finanziamenti pubblici.

Il ruolo del servizio pubblico televisivo locale

Nell’esposto viene infatti dedicato un intero capitolo al comportamento del TGR Sicilia durante le celebrazioni verghiane. Secondo quanto riportato nella memoria, le iniziative riconducibili al progetto istituzionale “Verga 2022” avrebbero ricevuto ampia copertura mediatica, mentre le attività organizzate dall’associazione Dreamworld sarebbero rimaste sostanzialmente fuori dalla programmazione informativa regionale.

 

Una vicenda che assume un peso ancora maggiore se letta nel contesto attuale della Rai, che negli ultimi anni ha rivendicato il rafforzamento delle sedi periferiche e nuove assunzioni territoriali proprio con l’obiettivo dichiarato di avvicinare il servizio pubblico alle comunità locali e garantire pluralismo informativo. Nel caso Verga, però, l’esposto sostiene esattamente il contrario: una parte del territorio e delle realtà culturali coinvolte si sarebbe sentita esclusa dalla rappresentazione pubblica televisiva.

Riflettori puntati su Rai e Vizzini. Ma non solo

La questione è arrivata perfino all’attenzione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai attraverso un’interrogazione promossa dalla senatrice Barbara Floridia. Toccherà ora alla magistratura verificare che cosa sia accaduto. Sullo sfondo resta però un tema molto più ampio che va oltre il singolo caso di Vizzini.

Negli ultimi anni i fondi legati alla cultura, ai borghi storici e alla valorizzazione territoriale sono cresciuti enormemente grazie al PNRR e ai programmi regionali. Questo ha aumentato il peso economico e politico della gestione culturale locale, soprattutto nei piccoli centri.

Fiorina Capozzi
fi.capozzi@gmail.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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