Speciale per Senza Bavaglio
Valentina Vergani Gavoni
Milano, 27 aprile 2026
I fatti del 25 aprile 2026 raccontano come e perchè l’informazione italiana ha fallito. E tutti noi dobbiamo assumerci la responsabilità.
A Milano, al fianco dei cittadini, anche le giornaliste, i giornalisti di Senza Bavaglio, compresi alcuni dei nostri lettori, sventolavano le loro bandiere accanto a quelle della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana).
Racconta la cronaca in prima linea Nicola Teofilo, che nonostante la difficoltà di raggiungere il cordone delle forze dell’ordine impegnate a gestire i manifestanti, è riuscito a filmare alcuni dei momenti più significativi.
Le giornaliste e i giornalisti hanno il dovere e il diritto di raccontare la realtà così come si presenta. Nessuno può ordinare a loro di omettere o censurare fatti a favore o contro gli interessi altrui.
Possono però scegliere come riportarli.
Sui vari giornali, le cronache della manifestazione sono state raccontate in maniera diversa a seconda dell’orientamento politico del direttore della testata. Al macero è finita l’indipendenza del giornalista che una volta era un privilegio di cui ci si poteva vantare.
Nessuno di noi che eravamo lì – per esempio – ha sentito l’insulto, demenziale oltre che idiota e razzista, sul richiamo alle saponette. Nel trambusto, il rumore e la musica diffusa a tutto volume da carri in festa tra i cori “Fuori, fuori”, può essere benissimo che noi non abbiamo raccolto quell’improperio ignobile.
Chi l’ha sentito o, meglio, chi l’ha pronunciato, salti fuori e chieda scusa. Magari con un autodafé. Non vorremmo infatti che l’episodio sia stato del tutto inventato o che il protagonista sia un infiltrato provocatore. La realtà ogni tanto (ma sempre più spesso) supera la fantasia. E non sarebbe la prima volta.
La categoria è sgretolata. Gli interessi individuali e particoolari prevalgono sul pericolo reale di estinzione di questa professione. E il ricordo di quello che era una volta il giornalismo rischia di morire con la vecchia generazione.
Il ruolo del giornalista
Chi produce informazione ha la responsabilità di non alimentare, strumentalizzare e aggravare la psicosi collettiva. Informare, infatti, significa mettere a disposizione della popolazione informazioni per comprendere il mondo. Quello che è accaduto a Milano, e non solo, dimostra invece il contrario.

Un cortocircuito ideologico, diffuso a mezzo stampa, sta generando masse autodistruttive. Tutti contro tutti, pronti a combattere contro il proprio nemico. Consapevoli di scendere in strada, ognuno con una bandiera personale, preparati allo scontro.
Il giornalismo non è attivismo
Mentre insorgono pseudo guerre civili che non hanno nessun impatto sul sistema, coloro che decidono le sorti del mondo continuano a fare davvero la guerra indisturbati. E allora qual è la funzione del giornalismo?

Oggi i giornalisti si confondono con politici e attivisti di entrambe le fazioni: destra e sinistra. In nome del consenso, e della sopravvivenza in termini professionali, si trasformano in magafoni di propaganda. Dall’altra parte, politici e attivisti pretendono di fare i giornalisti inventando notizie.
Il risultato è una massa che non conosce più la sua storia. E invece di tramanadare conoscenza, diffonde ignoranza. Per questo motivo dobbiamo interrompere il cortocircuito ideologico e tornare a informare il popolo.
Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le iconografia pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni
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