Caos su Bluepower: dubbi su date, atti e decisioni del tribunale

Una vicenda giudiziaria complessa che presenta aspetti controversi di errori e omissioni

Fiorina Capozzi
Roma, 17 aprile 2026

Una vicenda giudiziaria complessa, dai contorni ancora poco chiari, sta scuotendo il procedimento che ha portato alla liquidazione della società Bluepower Srl, compagnia che si occupa di distribuzione di energia. Al centro del caso ci sono presunte anomalie nelle modalità e nei tempi con cui il Tribunale di Perugia avrebbe emesso la sentenza che ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale della società.

Tutto nasce da un esposto presentato alla Procura di Firenze il 17 dicembre 2025, in cui il legale della società segnala una serie di fatti che, se confermati, potrebbero avere rilievo anche penale. Secondo la ricostruzione, il procedimento avrebbe seguito un iter irregolare già a partire dall’udienza del 9 maggio 2025, convocata per valutare la situazione della società.

Ecco cosa è accaduto

Durante quell’udienza, mentre uno dei principali creditori sembrava orientato a rinunciare alla richiesta di liquidazione dopo alcuni pagamenti ricevuti, il Pubblico Ministero è intervenuto chiedendo invece l’apertura della procedura. Alla società è stato concesso un termine di cinque giorni per depositare memorie difensive.

Il punto più controverso riguarda però la scansione temporale degli atti. Secondo la difesa di Bluepower, dal fascicolo telematico emergerebbe che la “minuta” della sentenza sarebbe stata depositata prima ancora della celebrazione dell’udienza del 9 maggio 2025. Non quindi nello stesso giorno, ma addirittura in un momento anteriore alla discussione in aula.

Se confermato, ciò implicherebbe che la decisione fosse già stata formata prima dell’udienza e prima che la società potesse esercitare il proprio diritto di difesa, rendendo la successiva attività processuale meramente formale.

Iter problematico

A rendere ancora più problematico il quadro è la sequenza degli atti risultante dal sistema: prima il deposito della minuta della sentenza, poi il verbale d’udienza e solo successivamente il ricorso del Pubblico Ministero. Quest’ultimo risulterebbe dunque depositato dopo lo svolgimento dell’udienza, e quindi potenzialmente tardivo rispetto al momento processuale in cui avrebbe dovuto essere proposto.

CORTE APPELLO PERUGIA
Il Palazzo che ospita la Corte d’apprello di Perugia

La sentenza risulta poi comunicata ufficialmente il 21 maggio 2025, con una nota della cancelleria che fa riferimento a un presunto “errore di sistema” che avrebbe impedito di modificare la data originaria. Una spiegazione che, secondo i ricorrenti, non chiarisce ma anzi accentua i dubbi sulla regolarità dell’intero procedimento.

Non è tutto

La difesa segnala anche una possibile difformità nella composizione del collegio giudicante: i giudici presenti all’udienza del 9 maggio non coinciderebbero con quelli indicati nella sentenza finale. Una circostanza che, se accertata, potrebbe comportare la nullità del provvedimento.

Ulteriori anomalie riguarderebbero la gestione degli atti nel sistema informatico della giustizia: numerazioni, date di deposito e pubblicazione non sempre coerenti tra loro, e documenti comparsi nel fascicolo in momenti difficilmente conciliabili con la cronologia ufficiale

Via alle verifiche

Proprio per fare chiarezza su questi aspetti, la Corte d’Appello di Perugia ha disposto una consulenza tecnica informatica (CTU) per verificare se esistano versioni della sentenza depositate in date diverse e se eventuali malfunzionamenti del sistema possano spiegare le incongruenze.

Nel frattempo, è stata sospesa l’efficacia della sentenza di primo grado. La vicenda resta aperta e presenta implicazioni rilevanti: non solo per il destino della società coinvolta, ma anche per la fiducia nel corretto funzionamento della giustizia digitale. Se le anomalie fossero confermate, si tratterebbe di un caso significativo di criticità nei sistemi telematici giudiziari o, secondo le ipotesi più gravi, di irregolarità nella gestione degli atti.

Per ora, l’ultima parola spetta agli accertamenti tecnici e agli sviluppi giudiziari. Ma una cosa è certa: il caso Bluepower ha acceso un faro su un tema sempre più centrale, quello del ruolo del digitale nei processi nella giustizia italiana.

Fiorina Capozzi
fi.capozzi@gmail.com

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