Speciale Per Senza Bavaglio
Barbara Pavarotti
15 aprile 2026
A fine marzo scorso i creditori dell’Ex fissa hanno ricevuto questa mail:
“Le colleghe e i colleghi che devono ricevere le rate del fondo cosiddetto Ex fissa possono richiedere un aggiornamento della propria posizione inviando una mail all’indirizzo segreteria.fnsi@fnsi.it inserendo i propri dati: nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono, Associazione Regionale di Stampa di iscrizione e allegando copia di un documento di identità. Gli uffici provvederanno a lavorare la richiesta ed a fornire riscontro telefonico alla stessa. Il servizio può essere erogato unicamente agli iscritti alla FNSI e alle Associazioni Regionali di stampa, oltre che all’UNGP.”

Un piccolo colpo di scena in una vicenda – quella dell’ex fissa – paradossale. Una comunicazione che a tanti creditori non iscritti al sindacato non è andata giù. E anche a quelli iscritti che parlano di discriminazione. Ecco una delle risposte inviate, insieme ad altre dello stesso tenore, definite dall’Unione nazionale giornalisti pensionati “iniziative di disturbo”. E come tali anche le richieste di informazioni che arrivano dai non iscritti alla Fnsi.
“Spettabile Fnsi, sono una creditrice da 10 anni dell’Ex fissa, ovvero, come ben sapete, di quel trattamento previdenziale integrativo di fine rapporto stabilito contrattualmente da voi, come sindacato, e dagli editori, e nato come accantonamento nominativo individuale, così come scritto in tutti gli atti del Fondo ex fissa.
Con sincero stupore ho letto la vostra comunicazione in cui, finalmente, la Fnsi si dichiara disponibile a fornire informazioni sulle rispettive posizioni dei singoli creditori. Informazioni finora sempre negate come fossero un segreto di Stato. Bene, grazie, era ora.
Ma, con raddoppiato stupore e sconcerto, ho letto che questo “favore” o “servizio” viene concesso solo agli iscritti al sindacato. Questo è davvero il colmo. Conoscere l’entità del proprio accantonamento – basato sull’1,50 per cento dei nostri stipendi lordi – è un DIRITTO, peraltro inevaso da troppo tempo. Non una cortese concessione riservata ai sindacalizzati. Il minimo che un sindacato – che vuole conquistarsi la stima e la fiducia anche dei non iscritti – dovrebbe garantire. Visto anche che l’ex fissa l’avete voluta e creata voi, Fnsi, fin dal lontano 1985. E fu istituita per tutti, non solo per gli aderenti alla Fnsi, quindi ora non è possibile limitare l’accesso a informazioni che spettano di diritto a tutti, non solo ai sindacalizzati.
Insomma, chi non è iscritto al sindacato – iscrizione che, va ricordato, non è un obbligo – non può sapere nulla? I non iscritti devono dunque pagare questa sorta di “penale” (l’iscrizione al sindacato, sperando anche che non si debbano pagare gli anni arretrati di “assenza” sindacale) per conoscere quanto spetta loro di diritto?
Scusate se mi permetto, ma questa del tutto inedita apertura a un minimo di trasparenza – visto il muro di silenzio totale eretto da sempre sull’ex fissa – ha tanto il sapore di un “ricatto”: o ti iscrivi o sei fuori da ogni informazione. E, se è vero che a pensar male si fa peccato, c’è anche da chiedersi se non sia legata a “ingraziarsi” i giornalisti pensionati creditori in vista delle prossime elezioni per il rinnovo dei vertici Fnsi.
Sembra l’ennesima beffa in una storia che ha abbondantemente superato i limiti dell’assurdo.
Già il nostro “accantonamento individuale”, definito tale, appunto, in tutti gli accordi relativi all’ex fissa, si è volatilizzato. I soldi sono stati usati a ripartizione senza che ci sia una riga in proposito in nessun atto del Fondo Ex fissa. Quindi, dal 2010, è saltata la liquidazione, al momento del pensionamento, di quanto accantonato.
Poi sono cominciate le rate, 3000 euro lordi annui, sempre a rischio anche queste. Di questo passo c’è da sperare che ognuno di noi possa campare ben oltre i 90 anni per riscuotere in vita interamente il proprio credito.
Siamo anche gli unici creditori al mondo senza un debitore, visto che tutti i vari Enti coinvolti negano di essere i responsabili del Fondo Ex fissa. A cominciare da Fnsi e Fieg – sindacato ed editori – proprio le parti sociali che hanno siglato questo accordo contrattuale. Anche se l’ex presidente dello scomparso Inpgi 1 ha detto più volte, in audizione alla “Commissione parlamentare per il controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale” che I RESPONSABILI SONO LE PARTI SOCIALI, OVVERO FIEG E FNSI. Mah.
Potete dunque cortesemente spiegarci, una buona volta, alcuni non trascurabili “dettagli”? Chi sono i responsabili del Fondo ex fissa? E perché i soldi che spettavano a ognuno di noi e accantonati durante una vita di lavoro presso il “Fondo ex fissa” non ci sono stati restituiti?
Né si può dimenticare che il sindacato si è persino costituito parte civile in varie cause intentate dai creditori per ottenere la somma accantonata.
C’è anche da ricordare il danno erariale causato allo Stato dal mancato pagamento dell’Ex fissa, milioni di euro di tassazione che lo Stato non ha potuto incassare. Roba da esposto alla Corte dei Conti.
Fate dunque, infine, una cosa buona e giusta: fornite le “riservatissime” informazioni ai legittimi interessati, anche se non iscritti al sindacato. Non sono segreti militari, sono dati che spettano di diritto a tutti i creditori dell’ex fissa. E chissà, magari questa “enorme” apertura potrebbe essere l’occasione per riallacciare un rapporto con un sindacato ormai sbriciolato.
Grazie dell’attenzione, distinti saluti. Barbara Pavarotti (iscritta alla Fnsi)
ULTIMA CHICCA: chi è iscritto al sindacato viene contattato telefonicamente dalla segreteria Fnsi e il credito spettante viene comunicato a voce. NON PER ISCRITTO. Non sia mai che ne rimanesse traccia cartacea…. Si sa, “verba volant, scripta manent”.
Barbara Pavarotti
barbara.pavarotti@yahoo.it
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