Speciale per Senza Bavaglio
Alessandra Fava
Roma, 1° aprile 2026
Ci sono voluti due giorni e non ha avuto la partecipazione di tutti i consiglieri la mozione sulla libertà di eventuale critica allo Stato di Israele e alla politica dei suoi governi da parte di giornalisti, reporter e fotografi, presentata nel Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti il 30 marzo 2026 da alcuni consiglieri nazionali.
La mozione, come si legge nel testo stesso, “non intende rinnegare” il testo della Definizione di antisemitismo adottata nel 2016 dall’IHRA (l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto) e appoggiato dal Consiglio nello scorso mandato (nel 2023 prima del 7 ottobre), ma aggiunge la Jerusalem Declaration on Antisemitism firmata da una pletora di accademici ebrei da tutto il mondo, dagli Stati Uniti come da Parigi, da Tel Aviv come da Roma, molti dei quali specializzati appunto in antisemitismo.

Il succo del discorso è già nel sito della Jerusalem Declaration dove si legge che:
“The IHRA Definition” (including its “examples”) is neither clear nor coherent. Whatever the intentions of its proponents, it blurs the difference between antisemitic speech and legitimate criticism of Israel and Zionism. This causes confusion, while delegitimizing the voices of Palestinians and others, including Jews, who hold views that are sharply critical of Israel and Zionism. None of this helps combat antisemitism. The JDA responds to this situation.
“Il concetto di IHRA (inclusi i suoi esempi) non è né chiara né coerente. Qualunque fossero le intenzioni dei suoi proponenti, non mette a fuoco la differenza tra discorso antisemita e legittime critiche a Israele e al sionismo. Questo crea confusione, delegittimando il punto di vista dei palestinesi e di altri, inclusi gli ebrei, che hanno opinioni critiche nei confronti di Israele e del sionismo. Niente di questo aiuta a combattere l’antisemitismo. La Jerusalem Declaration risponde a questa situazione”.
Come illustrato dai relatori e appoggiato da alcuni consiglieri, la mozione dei giornalisti intende dunque aggiungere il punto di vista della Jerusalem e stressare la libertà di opinione dei cronisti nel rispetto delle regole deontologiche.
Anche perché negli esempi di antisemitismo portati nella IHRA si dice che critiche allo Stato di Israele sono da considerarsi attacchi antisemiti. Concetti lontani dalla libertà di stampa e d’opinione.
Ma non sembra che i rappresentanti della categoria la pensino così. Oppure i tempi sono quelli di chi il coraggio ce l’ha e chi non se lo può dare di manzoniana memoria.
Già nel primo giorno di discussione della mozione nel Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalsti, il 30 marzo, si è capito che c’erano grandi spaccature: chi richiamava il fatto che ci sono già le regole deontologiche e quindi la mozione non serve, chi suggeriva di non “scendere in politica” e quindi la mozione non serve o comunque invitava a non prendere posizioni proprio mentre il governo Meloni tenta di portare alle Camera una nuova legge proprio sull’antisemitismo.
Un consigliere ha voluto anche specificare che criticare un governo e le sue istituzioni potrebbe essere pericoloso, perché ad esempio l’esercito israeliano (Israel Defende Forces) potrebbe non agire sotto gli ordini del suo governo e quindi non è che si può fare di tutta l’erba un fascio.
Chi conosce Israele sa che l’IDF ha quasi zero capacità di autonomia dalle scelte politiche, salvando le coraggiose critiche alla sanguinosa guerra a Gaza da parte di alcuni generali in pensione.
Così davanti a tanti maldipancia e distinguo, la mozione è stata rimandata al giorno dopo, il 31 marzo, sempre nelle Varie ed eventuali, quindi in coda al consiglio.
La discussione quindi è ripresa nel tardo pomeriggio del 31 marzo, con 53 presenti più 5 dell’esecutivo. Alcuni consiglieri hanno espresso voto a favore. Alcuni hanno espresso il sicuro voto contrario.
Molti sono intervenuti sottolineando la necessità di tutelare i giornalisti italiani che lavorano in Medio Oriente e stanno cercando di documentare la situazione anche in Israele o comunque ne scrivono da altri paesi.
D’altra parte diversi Ordini regionali hanno segnalato di aver ricevuto diffide nei confronti di giornalisti che si occupano di Medio Oriente o semplicemente hanno criticato le politiche genocidarie a Gaza o solo manifestato per chiedere allo Stato di Israele di far entrare la stampa estera a Gaza per documentare che cosa succede.
Nelle diffide l’accusa di antisemitismo compare eccome.
Finita la discussione si votava come sempre sul tablet o online per chi non era presente, cliccando sul si, sul no o sull’astensione. Risultato: 25 voti a favore, 8 contro e 4 astenuti. Totale 37 su 52 aventi diritto di voto. Ben 15 dunque si sono eclissati e hanno preferito non esprimersi.
ECCO LA MOZIONE APPROVATA
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nel corso della riunione del 30 e 31 marzo, ha approvato una mozione per avvalersi della Jerusalem Declation sull’antisemitismo.
Il testo della mozione:
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha a cuore la lotta all’antisemitismo come quella contro ogni altra forma di razzismo e di discriminazione.
Il codice deontologico della professione, entrato in vigore il 1° giugno 2025, è chiaro: l’articolo 9 obbliga il giornalista a rispettare il diritto della persona a non discriminare nessuno per razza, religione, opinioni politiche, sesso e condizioni personali.
Al contempo tutelare la libertà di espressione e di critica è un caposaldo della professione, nonché della nostra Costituzione. Si tratta di “un diritto insopprimibile dei giornalisti”, nel rispetto della “verità sostanziale dei fatti e della buona fede”.
Avendo a mente questi principi deontologici inderogabili, il CNOG si avvarrà prioritariamente della definizione di antisemitismo così come enunciata ed esemplificata dalla Jerusalem Declaration on Antisemitism, documento sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi in tutto il mondo che si occupano di storia dell’antisemitismo, della Shoah, degli ebrei e delle vicende mediorientali. Una definizione che, nell’intento dei suoi sottoscrittori, pone una correlazione tra lotta all’antisemitismo, contrasto di ogni forma di odio, difesa della libertà di parola, protezione dei diritti umani di tutte e tutti, senza eccezioni.
Con questa decisione il CNOG non intende rinnegare lo scopo originario che si era prefisso la definizione dell’IHRA, nella quale però in allegato si declina l’antisemitismo in undici esempi specifici, sette dei quali sono incentrati non solo sugli ebrei in quanto tali ma anche sullo stato di Israele. Una commistione pericolosa per gli ebrei stessi e che rischia di criminalizzare posizioni e sensibilità altrimenti legittime.
Volontà del CNOG è rendere il contrasto al sentimento antiebraico più focalizzato e rigoroso senza che si sconfini in censure o autocensure.
F.to
Caponnetto, Caprara, De Biasio, Pucciarelli
Alessandra Fava
alessandrafava2023@proton.me
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