L’ex magistrato Battarino: “La riforma sbriciola il CSM”

La legge triplica l’organo, ne depotenzia le funzioni e aumenta l’inefficienza del sistema giudiziario. La separazione delle carriere e la riforma del sorteggio dei membri rischiano di indebolire l’autogoverno dei magistrati, creando disorganizzazione e confusione nel funzionamento della giustizia

Speciale Per Senza Bavaglio
Davide Banfi*
Milano, 20 marzo 2026

In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, il tema della separazione delle carriere e della riforma del Consiglio superiore della magistratura è al centro del dibattito pubblico già da alcuni mesi. Secondo Giuseppe Battarino, ex magistrato e docente all’Università dell’Insubria di Varese, le modifiche proposte rischiano di indebolire l’autogoverno della magistratura.

Nel corso della sua carriera, Battarino ha maturato esperienza sia come pubblico ministero sia come giudice, un percorso che oggi è molto più limitato. Come racconta lui stesso:

“Sono passato da giudice a pubblico ministero e poi di nuovo a giudice in un’epoca in cui era ancora possibile questo passaggio. Oggi non è più possibile, perché i passaggi sono limitati solamente a uno nel corso dell’intera vita lavorativa”.

“Uno dei punti centrali della riforma riguarda la struttura del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che oggi governa e amministra l’intera magistratura italiana”. Secondo Battarino, parlare di semplice duplicazione sarebbe fuorviante. La riforma sbriciola il CSM, trasformandolo da un unico organo a tre distinti.

Attualmente il CSM gestisce sia l’organizzazione della magistratura sia gli aspetti disciplinari. Con la riforma l’assetto cambierebbe profondamente: verrebbero istituiti due Consigli superiori distinti, uno per la magistratura requirente e uno per quella giudicante, oltre a una corte disciplinare separata.

“La giustizia penale vive del rapporto funzionale tra le procure della Repubblica che chiedono di fare i processi e i giudici che li celebrano e li devono organizzare. Se un domani ci saranno più CSM che non si parlano, andremo incontro a un disastro organizzativo – osserva Battarino, ricordando anche che sulla nuova corte disciplinare – ci sono molti dubbi sulla costituzionalità”.

Secondo l’ex magistrato, inoltre, la riforma rischierebbe di complicare ulteriormente il funzionamento della macchina giudiziaria anche a livello territoriale: “Nei distretti di corte d’appello esistono infatti 26 organi decentrati che si occupano dell’amministrazione della giustizia e che, con la nuova struttura, potrebbero a loro volta essere divisi, rendendo ancora più difficile il coordinamento tra gli uffici”.

Un altro punto centrale del dibattito riguarda il tema dell’indipendenza della magistratura.  Come osserva Battarino, per comprendere le preoccupazioni sollevate da alcuni giuristi è necessario guardare alla storia istituzionale italiana. Nel 1948, infatti, i padri costituenti si trovarono di fronte a una magistratura ancora modellata sull’ordinamento fascista, fortemente gerarchizzata e soggetta all’influenza del governo.

“La grande invenzione per garantire l’indipendenza della magistratura è proprio il CSM – spiega il professore -. L’organo di autogoverno nasce per sottrarre l’amministrazione della giustizia al controllo diretto dell’esecutivo.

Anche la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a una recente seduta del Consiglio Superiore della Magistratura non sarebbe, secondo il professore, una semplice formalità. In genere la partecipazione del Capo dello Stato coincide con una seduta straordinaria; la scelta di intervenire a una riunione ordinaria assumerebbe quindi il valore di un segnale di attenzione verso gli attacchi che negli ultimi tempi hanno investito la magistratura.

Il significato della presenza del Capo dello Stato va quindi letto anche nel clima di crescente delegittimazione che circonda il dibattito sulla giustizia. L’ex magistrato ricorda come il Consiglio Superiore della Magistratura, istituito nel 1958, abbia partecipato per oltre sessant’anni alla vita costituzionale del Paese con la presenza di giuristi di altissimo profilo.

“Il CSM esiste da 68 anni e ha avuto componenti di altissimo livello, con alcuni dei migliori giuristi italiani. Per oltre sessant’anni ha partecipato alla vita costituzionale della Repubblica senza che nessuno dicesse niente”, aggiunge Bottarino.

Secondo l’ex magistrato, negli ultimi tempi il confronto politico si è trasformato in una campagna che rischia di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni della giustizia.

“Quando vedo uno slogan per il SÌ che recita ‘Vota SÌ così la giustizia sarà uguale per tutti’, mi chiedo: significa che fino ad ora non lo è stata? Che abbiamo condotto milioni di processi ingiusti?”, si domanda semplicemente Bottarino.

Una retorica che, secondo il professore, mette in discussione il lavoro svolto dalla magistratura fin dall’istituzione del CSM.

Nel clima di crescente polarizzazione politica che accompagna la riforma della giustizia, il rischio è che il confronto sul merito delle modifiche venga sostituito da una contrapposizione tra schieramenti.

“La risposta – conclude Bottarino – sta nell’ultima parola che lei ha utilizzato: qui l’unica contrapposizione che io vedo è tra chi vuole mantenere un equilibrio molto saggio disegnato dai padri costituenti e chi lo vuole sconvolgere. Per quale motivo? Io fatico a capirlo. Non cambio la strada vecchia per una nuova, quando quella vecchia è la Costituzione”.

Davide Banfi*
davidebanfi02@gmail.com

*Laureando in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria

Le iconografie pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni. 

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