La Garante ai vescovi sardi: tutelare le vittime di abusi sessuali

Pubblicata per la prima volta su Senza Bavaglio; la lettera di Carla Puligheddu, Garante regionale per l’infanzia, denuncia l’urgenza di interventi concreti e l’assenza di un’inchiesta nazionale sui minori vittime di abusi

Emanuela Provera, giornalista indipendenteLa Conferenza Episcopale Sarda finisce al centro di un acceso dibattito dopo l’iniziativa della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu che, il 14 gennaio scorso, ha inviato una lettera ai vescovi dell’isola chiedendo interventi più incisivi a tutela delle vittime di violenza clericale. La lettera della Garante viene pubblicata qui per la prima volta, su Senza Bavaglio: un testo chiaro ed esplicito nelle richieste rivolte ai presuli sardi. Auspichiamo possa diventare un documento apripista, capace di stimolare un’azione coordinata delle venti sedi italiane dei Garanti, tutte in dialogo con le rispettive Conferenze episcopali.

LA CHIESA

Non si tratta di un’iniziativa assunta a cuor leggero: Puligheddu scrive di aver maturato questa decisione «dopo lunghe e profonde riflessioni suscitate dalla scabrosità del tema». Animata da una forte tensione etica e deontologica, la Garante richiama i vescovi alla tutela del diritto alla salute e alla dignità dei minori, invitandoli a superare atteggiamenti interlocutori e accomodanti.

Il suo appello ha trovato immediata risonanza tra i cittadini e le famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, che ne hanno riconosciuto la forza e la sincerità, ringraziandola apertamente per il coraggio dimostrato: “Il Coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi da parte del clero italiano esprime il proprio pieno e convinto sostegno alla Dott.ssa Carla Puligheddu, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna.”

LO STATO

Anche in assenza di un’inchiesta governativa, i numeri disponibili indicano che, su circa 31.000 sacerdoti attivi in Italia, il 3,57 per cento risulta coinvolto in casi di abuso. Una percentuale significativa che segnala un problema reale e persistente, mettendo in luce un vuoto istituzionale: nel nostro Paese non esiste un’indagine nazionale capace di fornire dati ufficiali, completi e verificabili.

In questo contesto, la lettera di Carla Puligheddu assume un valore che va oltre il confronto con le autorità ecclesiastiche: richiama lo Stato alle proprie responsabilità. La tutela dei minori non può dipendere da iniziative isolate o dalla sola disponibilità delle istituzioni coinvolte, ma richiede strumenti pubblici di indagine, trasparenza dei dati e un impegno diretto delle autorità nazionali.

In Italia non esiste ancora una commissione nazionale indipendente incaricata di indagare in modo sistematico sugli abusi commessi nel contesto ecclesiastico. In altri Paesi europei, come Francia, Irlanda e Germania, indagini pubbliche hanno permesso di ricostruire il fenomeno e di rendere trasparenti i dati. Anche da noi un’iniziativa analoga potrebbe essere promossa dal Parlamento attraverso una commissione d’inchiesta prevista dall’articolo 82 della Costituzione.

ABUSI CLERICALI IN SARDEGNA

La Garante riporta riscontri concreti anche per la Regione: “In Sardegna, il dato più allarmante riguarda l’impunità: su 37 casi, 30 appartengono al sommerso. A fronte di quasi duecento vittime note, si contano appena 5 condanne definitive.

Questo significa che la quasi totalità delle vittime non ha ottenuto giustizia né in sede civile né in quella canonica, dove per 35 casi su 37 non si ha notizia di alcun processo mai avviato”.

Il tema degli abusi clericali non deve restare confinato nel lavoro delle associazioni di vittime, in iniziative giornalistiche, in interventi di singole figure istituzionali. Con la sua lettera ai vescovi sardi, la Garante afferma una verità semplice e radicale: la tutela dei minori comincia dove finisce il silenzio delle istituzioni.

Emanuela Provera
donnadrusilla@gmail.com

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Le iconografie pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni. 

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