Speciale per Senza Bavaglio
Valentina Vergani Gavoni
Milano, 30 gennaio 2026
Il sistema economico dei giornali sta ormai crollando sotto gli occhi di tutti. Le scelte imprenditoriali degli editori, che ormai con una certa frequenza sono finalizzate al supporto politico a qualcuno (più spesso al governo), stanno distruggendo quel poco che rimane della credibilità di coloro che fanno questo mestiere. In tutto il mondo, non solo in Italia.
“Con i licenziamenti previsti dal Washington Post nelle prossime settimane, squadre di giornalisti stanno inviando lettere appassionate al proprietario Jeff Bezos, esortandolo a non ridurre la redazione”, afferma il collega della CNN
La storica testata giornalistica americana, che ha costruito nel tempo la sua autorevolezza grazie al lavoro sul campo di colleghe e colleghi impegnati a raccontare i fatti dalle zone più remote, oggi subisce le conseguenze della crisi dell’informazione: “Se permettete alla direzione del Post di licenziare il personale locale, che negli ultimi cinque anni è stato dimezzato, l’effetto sarà incommensurabile,” hanno scritto i giornalisti.
Per chiedere a Bezos (che è anche proprietario di Amazon) di salvare il quotidiano, i corrispondenti internazionali del Post hanno confezionato questo video: “Jeff please save the Post”
“Bezos nel 2025 ha cancellato un appoggio previsto alla candidatura di Kamala Harris, causando cancellazioni di massa da parte degli abbonati e poi ha annunciato un posizionamento più allineato a Trump nelle pagine di Opinione all’inizio del 2025, causando ancora più sconvolgimenti”, si legge nell’articolo di
E continua riportando il testo scritto dai colleghi del Washington Post : “Bezos e Lewis ci hanno spinti in un fosso con le loro decisioni, in particolare la reinvenzione della sezione Opinioni, costandoci centinaia di migliaia di abbonati. Ora sembra che lo staff pagherà”.

Negli ultimi mesi, il Washington Post ha registrato una significativa perdita di abbonati digitali. La decisione di non sostenere ufficialmente Kamala Harris nelle elezioni presidenziali del 2024, è costato al quotidiano la perdita di 200.000 abbonati digitali, una quantità che rappresenta circa l’8 per cento della sua base di lettori a pagamento.
Successivamente, un cambiamento nella linea editoriale, focalizzata su ‘libertà personali e libero mercato’, ha portato a ulteriori 75.000 cancellazioni di abbonamenti digitali. Queste perdite hanno avuto un impatto negativo sulle finanze del giornale, che nel 2023 ha registrato una perdita di 77 milioni di dollari.
La fine di un’epoca
Come scrive Charlotte Klein sul New York Magazine “il Post non sta solo perdendo soldi: sta anche assistendo a una lenta distruzione del proprio marchio, che ha già portato alla fuga di centinaia di migliaia di abbonati e lascia i giornalisti a chiedersi quale sia oggi la missione del quotidiano, sia sul piano editoriale sia su quello commerciale”.
Se anche le testate giornalistiche internazionali più importanti stanno andando verso una direzione senza ritorno, allora dobbiamo domandarci se per sopravvivere dobbiamo cambiare completamente strada.
“Per invertire la rotta – scrive Ruben Razzante per Huffpost – ci vuole un serio impegno delle istituzioni nel sostenere l’informazione di qualità, ma a fronte di prove di affidabilità professionale e deontologica che questa deve fornire. Per dominare le sfide della multimedialità, anche sul piano dei modelli di business, e per avvicinare le nuove generazioni alla lettura dei giornali occorrono sinceri servitori della verità sostanziale dei fatti, editori illuminati e governanti lungimiranti”.
Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
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