Chiaroscuri inquietanti nell’omicidio del giovane a Milano

Speciale Per Senza Bavaglio
Bianca Neve
Milano, 27 gennaio 2026

Certo, era uno spacciatore, con precedenti anche per furti e rapine: Abdelraim Mansouri, 28 anni e una figlia di 4, è stato ucciso da un poliziotto in borghese. Con lui un altro agente senza divisa e quattro con tenuta d’ordinanza, durante un controllo antidroga.

Un colpo alla testa, nella zona di spaccio a Rogoredo, periferia di Milano. La distanza? 50 metri, 20, 15, ancora non è chiaro. Quello che è certo è che era buio. E che l’unica versione disponibile, per ora, è quella dei poliziotti. E’ successo, inizialmente, anche per Ramy.

L’agente, 40 anni e 20 di servizio, ha detto di aver avuto paura: “Abbiamo detto ‘fermo polizia’, lui ha tirato fuori dalla tasca un’arma puntandomela contro. Io ho estratto la pistola e ho sparato”.

L’arma della vittima, che si rivelerà a salve, i poliziotti dicono di averla trovata a 15 centimetri dal corpo. Ma aggiungono di aver sentito l’esigenza di allontanarla, perché non aveva la sicura. Chissà che non potesse sparare da sola. La vittima – risulta – aveva droga addosso.

Si sa anche che i poliziotti e Mansouri si conoscevano: “Lo chiamavamo con lo pseudonimo di Zack”.

Un’inviata della Tgr Rai, Elisabetta Santon, ha intervistato, sempre a Rogoredo, il cugino della vittima, pure lui, forse, spacciatore. Anche lui sa il nome del poliziotto. A quanto pare, lì, si conoscono tutti. Agenti e spacciatori, quelli che si suppongono buoni e quelli per definizione cattivi.

L’inviata della Tgr sa come parlare con i “cattivi”. A differenza, a quanto pare, dai due inviati a contratto di Ore14, programma Rai di Milo Infante, mandati a “documentare il degrado” (con quanta esperienza non si sa) e finiti malmenati da un gruppo di spacciatori. La solidarietà è d’obbligo.

La versione del cugino della vittima ai microfoni della Tgr è diversa: dice che Zack stava scappando e che non portava nessun arma. E che comunque il poliziotto avrebbe potuto sparare ai piedi, o alle gambe, e non alla testa.

Nella zona franca di Rogoredo, a qualche centinaia di metri dal roboante sito olimpico – l’Arena e il Villaggio -, il cosiddetto “Bosco della droga” è stato bonificato con una grande operazione qualche anno fa, con stampa al seguito. E’ cambiato poco o nulla: lo spaccio si è spostato dall’altra parte della strada, tra binari, staccionate, baracche e cespugli, verso San Donato.

Le anime perdute dei tossici vagano lì di giorno e di notte, i pusher continuano a fare il loro mestiere, a vendere “bianca” e “nera”, cocaina ed eroina. “Almeno qui non li vede nessuno, altrimenti starebbero in centro”, dice il cugino della vittima. E come dargli torto: meglio lì che altrove, è una questione di immagine.

Le forze dell’ordine fanno quello che possono: a volte sembrano assistere, a volte fanno “operazioni antidroga”.  Ora il poliziotto, che conosceva la sua vittima, è indagato per omicidio volontario. E’ necessario, per svolgere gli accertamenti, per tentare di capire quanto accaduto.

Salvini invoca lo “scudo penale” per le forze dell’ordine e si schiera al loro fianco. Un riflesso pavloviano, un po’ come quello di Trump con l’Ice.E’ successo tutto nel giorno in cui la presenza a Milano per le Olimpiadi della famigerata polizia anti-immigrazione americana veniva prima smentita e poi confermata. Vedi tu, il caso.

Bianca Neve
reportersenzabavaglio@gmail.com

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Le iconografia pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni

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