Speciale per Senza Bavaglio
Valentina Vergani Gavoni
Milano, 22 gennaio 2026
Mettiamo a confronto il mondo dell’informazione prima e dopo internet. L’algoritmo ha cambiato il modo di scrivere e produrre informazione. Il copia e incolla è diventato una prassi nelle redazioni. E le notizie sono diventate semplici contenuti finalizzate a innescare like, visualizzazioni e condivisioni sui social network.
Chi ha vissuto l’epoca della carta stampata, respirato il profumo dell’inchiostro e sfogliato le pagine dei quotidiani, ricorda ancora le rastrelliere stracolme di giornali nelle sale di attesa, o di passaggio, di alberghi e ristoranti.

Oggi, quelle rastrelliere sono vuote. E sembrano rimpiangere un tempo, che vive solo nella memoria dei nostalgici. L’evoluzione tecnologica, però, non può essere l’unica responsabile della crisi editoriale. Il sistema economico dell’informazione non è più sostenibile. Non è più in grado di garantire una reale indipendenza economica alle nuove generazioni di giornalisti. E quello che prima era uno stipendio dignitoso, oggi diventa un cumulo di briciole.
“La crisi dell’editoria dipende anche dal fatto che i mezzi di informazione non forniscono prodotti di alto livello. Gli investimenti sulla qualità sono pochi e spesso mal indirizzati. Si è troppo attenti agli interessi politici ed economici e poco a quelli dei cittadini. Occorre destinare maggiori risorse alla qualità dell’informazione. Oggi assai marginale”, dichiara Massimo Alberizzi, consigliere nazionale della FNSI per Senza Bavaglio.
“Una legge che riconosca l’informazione (e il giornalismo professionale) come bene di interesse generale. Questa la proposta che Fondazione Murialdi e Professione Reporter hanno portato al centro di un dibattito in Campidoglio, a Roma, mercoledì 21 gennaio 2026, al quale hanno partecipato rappresentanti dei giornalisti, degli editori, delle istituzioni”, commenta la FNSI. Tra i presenti anche la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini e Valentina Grippo, vicepresidente della commissione Cultura di Montecitorio. E per Senza Bavaglio, Simone Massetti.
“Obiettivo degli organizzatori è arrivare a ‘una legge per difendere le notizie e per salvare il giornalismo’, come recitava il titolo dell’incontro, tema sulla cui opportunità e fattibilità, prima ancora che sui contenuti della norma, si sono confrontati i numerosi relatori, moderati da Maria Concetta Mattei e incalzati da Vittorio Roidi”, riporta la Federazione Nazionale Stampa Italiana.

“C’è una sensibilità della politica sui problemi dell’informazione?”, ha chiesto Roidi a Valentina Grippo, vicepresidente della commissione Cultura di Montecitorio. “Sì, ma non è detto che un intervento politico possa risolverli”.
La proposta in parlamento
“Il governo pensa a una nuova legge sull’editoria, da tempo invocata dagli operatori del settore visto che, quella attualmente in vigore, risale agli anni ’80 e non terrebbe conto della rivoluzione apportata dal web. Con una nota congiunta, tutti i leader della maggioranza – Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi – hanno fatto sapere che il governo intende accelerare sul tema, con una nuova legge sull’editoria che presto potrebbe arrivare in Parlamento”, riportava Money.it nel 2024.
“Riteniamo opportuno avviare in Parlamento il confronto per definire una nuova legge di sistema, che tenga conto di tutte le trasformazioni tecnologiche intervenute, per arginare e regolare il dominio di giganti web e le piattaforme, per fermare il saccheggio digitale e tutelare il diritto d’autore del mondo dell’editoria e dell’audiovisivo, a garanzia di ogni espressione della cultura, del sapere e dell’informazione”, si leggeva nella nota.
Mondo virtuale VS Mondo reale
Il web, dove oggi viene prodotta e diffusa l’informazione, è una realtà fittizia. E in un mondo che non esiste, tutti possono fare tutto senza l’obbligo di rispettare le regole. Se inizialmente poteva sembrare una rivoluzione socio-economica e professionale, capace di ribaltare le gerarchie di potere, oggi rivela il suo vero volto: una prigione dove dobbiamo entrare per sopravvivere, ma non possiamo uscire per non morire.
Ha chiuso il confronto di mercoledì 21 gennaio Stefano Ferrante, segretario dell’Associazione Stampa Romana favorevole al principio per cui “il giornalismo professionale deve vedersi riconosciuto un valore di bene di interesse pubblico “, ma “occorre anche ridare valore al lavoro” e “ristabilire il patto fiduciario fra redazioni e lettori, attraverso un grande processo culturale che faccia riscoprire soprattutto ai giovani la funzione del giornalismo e il ruolo dei giornalisti”, riporta la FNSI.
Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
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Le iconografia pubblicate sul sito di Senza Bavaglio sono di Valerio Boni
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