Il sapere come via di salvezza: i corridoi universitari da Gaza

Speciale Per Senza Bavaglio
Agnese Castiglioni*
5 gennaio 2025

A oltre un mese dall’articolo pubblicato su Senza Bavaglio e riportato da altre testate sulla vicenda di Jalal Al Farra, il ventenne palestinese bloccato nella Striscia di Gaza con una borsa di studio all’Università dell’Insubria, la situazione resta incerta. Le restrizioni sui corridoi umanitari e il contesto geopolitico rendono imprevedibili tempi e modalità di uscita dalla Striscia.

Tuttavia, negli ultimi giorni di dicembre 2025, uno spiraglio concreto si è aperto: l’Ateneo ha confermato l’inserimento del suo nome nelle liste segnalate alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), valutate nelle riunioni istituzionali di dicembre. Non si tratta di una autorizzazione definitiva per lasciare Gaza, ma di un passaggio formale nell’ambito delle evacuazioni accademiche in corso.

Il ruolo delle Università

Lo strumento principale attivato finora nel contesto universitario, in risposta alla crisi umanitaria a Gaza, è il progetto IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students), un’iniziativa strategica promossa dalla CRUI in sinergia con i ministeri degli Esteri (MAECI) e dell’Università (MUR) che mira a garantire corridoi universitari per studenti palestinesi.

Studente palestinese in una scuola distrutta dalle bombe

Il progetto prevede borse di studio, alloggi e supporto logistico, ma non opera tramite un bando nazionale unico: ogni università aderente (circa 35) ha pubblicato il proprio bando, definito i requisiti e gestito la selezione in collaborazione con CRUI e ministeri competenti.

La CRUI svolge un ruolo di coordinamento, senza raccogliere direttamente le candidature. Una volta selezionati, gli studenti affrontano un iter complesso: ottenuta la borsa e completata la preiscrizione su Universitaly (il portale ufficiale del Ministero dell’Università e della Ricerca che gestisce le procedure di immatricolazione e le richieste di visto per studenti internazionali), i candidati devono affrontare lo scoglio del visto presso il Consolato a Gerusalemme e l’organizzazione del trasferimento.

È in questa fase che emergono le principali criticità: la borsa di studio è condizione necessaria ma non sufficiente. Senza nulla osta consolare e senza inserimento in una procedura di evacuazione coordinata, gli studenti restano bloccati.

Le borse e gli arrivi

Secondo i dati del MAECI, sono state attivate 97 borse di studio IUPALS. A queste si aggiungono ulteriori finanziamenti universitari e ministeriali che portano il totale a oltre 150 unità. Nel corso dell’autunno 2025, l’Italia ha già accolto diversi gruppi di studenti palestinesi per un totale di 105.

Complessivamente, circa 1.350 cittadini palestinesi sono stati trasferiti nel Paese per motivi di studio, cure mediche o ricongiungimenti familiari.

Le decisioni e la risposta

Durante le riunioni del 17 e 18 dicembre 2025, la CRUI ha approvato nuove evacuazioni, chiedendo agli atenei di inviare entro il 30 dicembre i nominativi dei borsisti da trasferire.

Tra questi c’è Jalal Al Farra: la segnalazione dell’Università dell’Insubria è un passo decisivo, anche se l’arrivo in Italia dipende dai nulla osta consolari. Se le tempistiche saranno rispettate, i primi trasferimenti potrebbero avviarsi nelle prossime settimane.

Jalal Al Farra

Il caso di Jalal è simbolico di un sistema che ha già offerto opportunità a oltre cento studenti palestinesi. Nonostante le difficoltà burocratiche, questo percorso ha riaperto le porte delle università italiane, restituendo loro una prospettiva di futuro.

Agnese Castiglioni*
agnesecastiglioni@gmail.com
* studentessa al terzo anno della triennale in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria, frequentante il corso di Storia e Diritti tenuto da Farian Sabahi, che fornisce le basi per trattare le tematiche qui esposte.

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