Speciale Per Senza Bavaglio
Andrea di Quarto
Milano, 23 agosto 2025
Da “orgoglio della Malesia” a zimbello della nazione, se non, peggio ancora, possibile truffatore. È la stramba parabola di Tinesh Sritharan, un fotografo malese 32enne diventato un eroe nazionale nel suo Paese dopo che era stato riportato che fosse stato scelto per il prestigioso programma Explorer del National Geographic.
In realtà il fotografo sarebbe stato, nel migliore dei casi, ingannato facendogli credere di essere stato selezionato per realizzare un progetto di fotografia naturalistica in Kenya. La truffa ha portato a migliaia di dollari in donazioni da parte degli sponsor.

I fatti (forse)
Il 4 novembre 2024, Sritharan racconta di aver proposto un progetto di fotografia naturalistica intitolato “Echoes of the Savannah”, per documentare la Grande Migrazione nella riserva del Masai Mara in Kenya. Il fotografo aveva inviato la proposta via e-mail a Sadie Quarrier, senior editor dello storytelling al National Geographic.

Mesi dopo, ad aprile, Sritharan ha condiviso con orgoglio quella che sembrava essere una lettera di accettazione firmata da Quarrier, insieme a e-mail apparentemente provenienti dal National Geographic che confermavano la sua selezione per documentare la migrazione.
Nella corrispondenza, attribuita al National Geographic, si affermava che avrebbe dovuto finanziare personalmente il viaggio, poiché l’incarico non era retribuito. Sritharan si era attivato per reperire i fondi per coprire i costi di volo, vitto, alloggio, una guida locale e i trasporti interni.
I media malesi avevano celebrato la notizia con orgoglio nazionalistico: Sritharan averva rilasciato numerose interviste e aveva ricevuto migliaia di dollari in donazioni e sponsorizzazioni, incluso un contributo di 3.500 dollari (RM15.000) dal Congresso Indiano Malese (MIC), un importante partito politico, che aveva organizzato persino una cerimonia per celebrare il suo traguardo. Il fotografo avrebbe anche detto ai media che il suo progetto godeva del sostegno di sponsor come Sony Malaysia. In un post su Instagram, Sritharan aveva dichiarato che Sony gli aveva fornito un obiettivo FE 400-800mm f/6.3-8 G OSS per il progetto (valore circa 2500 euro).
«Una lettera fraudolenta»
L’euforia è durata poco. Appena due settimane dopo la celebrazione, si è scoperto che la presunta lettera e le e-mail del National Geographic erano false. Altri fotografi malesi, infatti, avevano messo in dubbio l’offerta, e la truffa è stata confermata quando il sito di notizie malese SAYS ha verificato la storia di Sritharan.
SAYS non ha trovato alcuna traccia di Sritharan nell’elenco ufficiale degli Explorer del National Geographic. Contattando direttamente l’organizzazione, Natasha Daly, senior manager ed editor di National Geographic, aveva dato una risposta perentoria: «Tinesh Sritharan non è un Explorer. La lettera che ci avete allegato è una lettera fraudolenta, non autentica».
Si è anche scoperto che le e-mail provenivano da un indirizzo Gmail e non da un account ufficiale di National Geographic.
La rivelazione ha spinto i media malesi a interrogare Sritharan, scatenando reazioni pubbliche e preoccupazioni riguardo ai fondi donati, ma quando la vicenda è emersa, Sritharan si trovava già nel Masai Mara a realizzare il suo progetto.
«Qualcuno mi ha fatto uno scherzo?»
Ingenuo o truffaldino? Sritharan sostiene di essere stato vittima di una truffa e si chiede se sia stato preso di mira intenzionalmente: «Non capisco cosa stia succedendo», ha dichiarato a SAYS. «Qualcuno mi ha fatto uno scherzo o qualcosa del genere? Non avrei mai disturbato nessuno né me stesso per venire fin qui in Africa».
Comunque siano andate le cose, per il fotografo la storia ha avuto un lieto fine: gli sponsor, incluso il MIC, hanno espresso il loro continuo sostegno a lui e al progetto — sostenendo che il fotografo sia stato vittima di una truffa. «È importante sottolineare che la frode risiede nella lettera, non nel giovane», afferma il MIC. «È un fotografo autentico, e nulla in questo episodio cambia questo fatto. Se davvero è stato ingannato o raggirato, allora proviamo simpatia per lui. Nessun giovane dovrebbe vedere i propri sogni manipolati da false promesse». Il MIC ha aggiunto che, nonostante l’imbarazzo, Sritharan deve completare il suo progetto al Masai Mara: «Sta comunque rappresentando la Malesia con la sua macchina fotografica. Questo ha un valore».
Intanto, in un comunicato diffuso online, Tinesh ha riconosciuto la confusione e le preoccupazioni nate attorno al caso. «Negli ultimi giorni ci sono stati molti titoli e conversazioni su di me e sul mio lavoro. Alcune delle cose condivise hanno creato confusione, e comprendo le preoccupazioni emerse», ha scritto. Il fotografo ha anche promesso maggiore trasparenza in futuro, impegnandosi a ricostruire pubblicamente la sequenza degli eventi e a fornire un resoconto dettagliato dei fondi ricevuti e di come siano stati utilizzati. «Credo sia importante rimanere responsabile verso coloro che hanno riposto fiducia in me», ha aggiunto. Tinesh ha concluso il suo messaggio ringraziando i connazionali per il sostegno ricevuto: «Grazie, Malesia, per essermi accanto. La vostra fiducia mi spinge ad andare avanti».
Non solo Sritharan: altre truffe del settore fotografico
Se veramente Tinesh è stato vittima di una truffa, può consolarsi col fatto di essere in buona compagnia: diversi celebri fotografi del National Geographic sono stati vittime, nel 2021, di una sofisticata truffa in cui venivano invitati a un fantomatico evento benefico di una falsa associazione, la Women Charitable Trust (WCT). I fotografi, tra cui George Steinmetz e Ira Block, hanno ricevuto email da una persona che sosteneva di rappresentare un ente benefico chiamato Women Charitable Trust (WCT) con sede a Stoccolma, in Svezia. Tutti i fotografi presi di mira sono fotografi di alto profilo e di fama internazionale, molti dei quali sono nomi noti.
Ben nota, tra i fotografi freelance, anche la frode dell’“advance-fee”. Prevede che il truffatore invii un assegno o bonifico superiore al dovuto e chieda di restituire la differenza a un “fornitore” (falso). Il bonifico si rivela poi fasullo e la vittima resta senza soldi.
Ci sono poi i finti incarichi da riviste prestigiose: nel 2020, alcuni fotografi ricevettero email da un falso editore di AnOther Mag, che offriva un servizio di shooting fashion retribuito. Alla fine però era solo un pretesto per estorcere denaro o dati personali. Insomma, oltre a controllare l’apparecchiatura è sempre bene usare cautela: verificare sempre i dettagli, il dominio email e richiedere conferme indipendenti.
Casi recenti hanno riguardato un tentativo di truffa via email che utilizzava il nome del noto esploratore Enric Sala, chiedendo addirittura una “registration fee” per partecipare a un progetto in Islanda. NatGeo avvisò esplicitamente che “gli esploratori non richiedono affatto denaro”.
Nel tempo, anche altri esploratori NatGeo sono stati utilizzati come falsi mittenti, tanto che la prestigiosa organizzazione scientifica ed educativa statunitense ha fatto ricorso alla saggezza popolare: «Verificare sempre, se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è».
Andrea di Quarto
andrea.diquarto@fastwebnet.it
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