11/10/05
Se il tavolo delle opposizioni serve a spaccare il sindacato, grazie, non ci stiamo
Se il tavolo delle opposizioni serve a spaccare il sindacato, grazie, non ci
stiamo
In questi giorni, il quotidiano di destra, l'Opinione, ha pubblicato un
intervento di Sergio Menicucci, inoltrato peraltro da Giorgio Prinzi, che
tira in ballo Senza Bavaglio come partecipante a un "tavolo delle
opposizioni" a Serventi Longhi.
Vogliamo qui chiarire la nostra posizione per ristabilire la verità dei
fatti, che, peraltro, poteva essere velocemente accertata dall'estensore
della nota, contattando i diretti interessati ed evitando di riportare
"chiacchiere". (L'Opinione, tra l'altro propone l'apertura di scuole di
giornalismo per ristabilire le verità dei fatti italiani).
Qualche considerazione. La battaglia che si è sviluppata nel sindacato tra
le due più grosse correnti, è ideologica da una parte e dall'altra. Senza
Bavaglio ha sempre fatto una politica di contenuti e non di schieramenti. In
relazione al rinnovo del contratto, attualmente non esiste alcun margine di
trattativa ed è per questo che abbiamo giudicato inopportuna nei tempi e nei
modi la lettera di Giovanni Negri e Daniela Stigliano. L'accusa di
stalinismo rivolta alla dirigenza, in questo caso, è artificiosa e
tendenziosa: nessuno contesta la liceità delle critiche, quello che ci
appare miope è il prevedibile risultato di queste critiche: una spaccatura
del sindacato in un momento grave e difficile.
Senza Bavaglio intende ricompattare il sindacato. Una battaglia ideologica
contro Serventi Longhi, ma anche ogni battaglia ideologica all'interno della
categoria, nuoce al sindacato stesso. Ci stupiamo del fatto che chi dava del
pavido a Serventi, oggi lo accusi di eccessiva durezza. Serventi Longhi oggi
dice le stesse cose che quattro anni fa dicevamo noi e dicevano anche Quarto
Potere, Stampa Democratica, PuntoeaCapo e tutti gli altri. Finalmente
Serventi Longhi si è "convertito", ma a qualcuno non va bene lo stesso.
Qualcosa non quadra.
Senza Bavaglio ha criticato Serventi Longhi perché quattro anni fa ha
rinunciato a scioperare per non nuocere al governo, di Sinistra, alla
vigilia delle elezioni. Non accettiamo incitamenti al non sciopero ora, per
non danneggiare il governo attuale, di Destra.
Questi i nostri dubbi su un tavolo cui sono chiamati a partecipare colleghi
degnissimi e colleghi che negli anni hanno dimostrato di avere più a cuore
la tutela degli interessi delle loro correnti (o addirittura personali), che
quelli della categoria e dei singoli giornalisti. Siamo pronti ad appoggiare
tutte le iniziative che condividiamo, da chiunque siano proposte, non a
schierarci acriticamente con chi sostiene, per esempio sul referendum,
posizioni strumentali e inaccettabili.
Qualcuno tra i colleghi pensa che sia prioritario "far fuori" Serventi
Longhi. Si comporta, in sostanza, come uno dei polli che Renzo Tramaglino
portò all'Azzeccagarbugli. I polli si azzuffavano tra loro, dimentichi del
loro destino.
Il problema principale, adesso, è quello di non finire nella pentola degli
Editori, non quello di mandare in pensione Serventi Longhi. La FNSI, lo
ripetiamo ancora una volta, manca di democrazia. Lo pensiamo avendo preso
atto dell'esistenza, in seno alla maggioranza, di opinioni che consideriamo
"inaccettabili" sul referendum e, in seno alla minoranza, di illogiche
considerazioni, tese esclusivamente a indebolire la posizione di chi deve
affrontare la controparte.
Alla FNSI occorre una togliattiana "Svolta di Salerno". Allora la questione
monarchica fu per un po' accantonata per concentrarsi sulla liberazione
dell'Italia del Nord. Mutatis mutandis, smettiamo per ora di accapigliarci
sul futuro di Serventi Longhi. L'avversario attuale da contrastare, con
assoluta compattezza di intenti, è la FIEG.
Senza Bavaglio