La FNSI proclama per dicembre altri due giorni di sciopero
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:
"La Giunta della Federazione della Stampa, riunita con la Consulta della
Associazioni Regionali, ha deciso di attuare nel mese di dicembre altri due
giorni di sciopero dei giornalisti dei settori dell'informazione quotidiana
e di realizzare sin dai prossimi giorni la seconda tornata delle astensioni
dal lavoro dei colleghi dei periodici settimanali.
La Giunta ha dato mandato alla Segreteria di decidere le date e le modalità
degli scioperi con il minor preavviso possibile, eccezion fatta per la Rai i
cui scioperi devono essere comunicati con dieci giorni di anticipo per la
legge sulla regolamentazione delle agitazioni sindacali nei servizi
pubblici.
Date e modalità degli scioperi nei settimanali dovranno essere concordate
dai comitati di redazione con il coordinamento sindacale di settore e le
Associazioni Regionali.
Per la terza volta in tre mesi i giornalisti italiani saranno costretti a
far mancare l'informazione per due giornate a causa del reiterato
atteggiamento di chiusura degli editori della Fieg, delle aziende
dell'emittenza locale di Aeranti-Corallo e dell'agenzia per il pubblico
impiego Aran nei contratti di settore.
In particolare, la Fieg ha confermato di non voler fornire le garanzie
richieste dalla Fnsi sul lavoro dei freelance e dei precari e
sull'attuazione di alcune parti della legge 30 sul mercato del lavoro
nell'ipotesi di un accordo transitorio biennale che bloccasse la parte
normativa e definisse una intesa economica. La Fieg afferma anzi di non
essere più disponibile a perseguire la strada dell'accordo biennale e di
essere disponibile soltanto alla rinnovazione quadriennale.
Gli editori pretendono di avviare il negoziato su pochi temi posti dalle
rispettive piattaforme e, tra questi, pongono il problema del congelamento e
del taglio degli scatti di anzianità.
La Fnsi giudica inaccettabile e improponibile una simile proposta che
porrebbe sul tavolo non solo la questione degli scatti (più volte giudicata
non trattabile dalla Fnsi) ma le altre questioni della piattaforma
editoriale, tra le quali la riduzione complessiva del 25-30% delle
retribuzioni in quattro anni, dure restrizioni nel calcolo dei riposi
settimanali e delle ferie e un inasprimento del codice di disciplina.
La Fnsi difende invece la propria piattaforma che sostiene lo sviluppo del
sistema di tutele professionali e contrattuali soprattutto per quanto
riguarda il lavoro autonomo e il sistema delle flessibilità e del lavoro
temporaneo. L'inconciliabilità delle posizioni è anche dimostrata da un
lungo documento di analisi che la Fieg sta diffondendo e nel quale si tenta
di banalizzare e svilire le richieste sindacali, con dati e notizie fasulli
che troveranno una adeguata risposta in un documento che la Fnsi diffonderà
nei prossimi giorni.
In ogni caso, la Fnsi, che ha dimostrato grande pazienza e senso di
responsabilità, valuterà con attenzione ogni segnale proveniente dal mondo
editoriale e dalla stessa Fieg che possa aprire un percorso di trattativa
accettabile sia nell' ipotesi dell'accordo quadriennale, sulla base della
piattaforma sindacale, sia rispetto alla proposta Fieg (ora rinnegata) di
accordo transitorio biennale.
La Federazione della Stampa ha concordato con il Coordinamento delle
Associazioni delle Emittenti Locali di verificare le condizioni per una
intesa che sblocchi il rinnovo contrattuale per i giornalisti delle aziende
aderenti ad Aeranti-Corallo.
L'incontro si svolgerà il 30 novembre e la Federazione della Stampa
riproporrà, tra l'altro, di sciogliere il nodo dell'uniformità dell'orario
di lavoro tra tutti i giornalisti italiani.
La Fnsi rende noto che l'Aran ha risposto alla nuova richiesta di apertura
della trattativa annunciando di attendere le motivazioni della sentenza con
la quale il Tribunale del lavoro di Roma ha obbligato l'agenzia ad aprire il
negoziato contrattuale dei giornalisti degli uffici stampa della pubblica
amministrazione con la presenza dello stesso sindacato.
Si tratta, a nostro parere, di un ennesimo atteggiamento dilatorio che deve
determinare un forte intervento, già richiesto, del Ministro della Funzione
Pubblica e la dura mobilitazione dei giornalisti degli uffici stampa.
Le Commissioni Contratto Fieg e Aeranti-Corallo sono state convocate per
mercoledì 23 novembre per un esame della situazione e per discutere le
prossime iniziative di mobilitazione e di lotta".
Il documento con cui il presidente e la vicepresidente dall'Associazione
Lombarda dei Giornalisti, Giovanni Negri e Daniela Stigliano, prendono le
distanze dalla linea della FNSI ha destato nei colleghi che si riconoscono
nella componente di Senza Bavaglio gravi preoccupazioni di metodo e di
merito.
Di metodo giacché aver tentato di spaccare il sindacato con dichiarazioni
irresponsabili, non ha altro effetto che rafforzare gli editori. Di merito
perché la richiesta di ripresentarsi al tavolo delle trattative con una
controparte intransigente (il loro proporre il contratto ponte è poi fare
dietrofront ha qualcosa di comico e tragico assieme, quasi cinematografico)
non ha altro significato se non quello di vanificare le richieste contenute
nella piattaforma faticosamente elaborata dalla FNSI.
Un esempio dovrebbe bastare ai colleghi presidente e vicepresidente per
riacquistare la lucidità: la FIEG, con un comportamento ambiguo, da un lato
ritiene di non poter accettare limitazioni alla legge Biagi perché è una
legge dello Stato, dall'altro si rifiuta di applicare la legge dello Stato
che impone di pagare il lavoro dei freelance dopo 30 giorni.
Il contenuto di quel documento, firmato da due dirigenti delle componenti di
Stampa Democratica e Quarto Potere, è ancora più grave perché durante la
trattativa per il rinnovo del contratto nazionale scorso, nel 2001, quelle
due componenti avevano chiesto ai dirigenti della FNSI maggiore durezza
nelle trattative, maggior caparbietà e maggior pugno di ferro.
Una volta accusavano Serventi Longhi di essere stato un pavido, ora lo
accusano si essere troppo duro e rigido.
Il loro atteggiamento appare strumentale - e rivolto più a fare gli
interessi delle loro correnti che quelle dei giornalisti e della nostra
categoria - quando si paragona al comportamento che hanno tenuto durante il
dibattito al congresso straordinario, convocato per discutere l'introduzione
del referendum nello statuto della FNSI.
Attaccando la proposta di Senza Bavaglio che, a rigor di logica e non di
schieramento, chiedeva il referendum sulla bozza del contratto prima della
firma definitiva, in modo tale che, in caso di bocciatura, ci fosse ancora
la possibilità di ritornare al tavolo della trattative, una leader storica
di Stampa Democratica aveva affermato, convinta, di essere contraria a un
processo al segretario prima dell'entrata in vigore del contratto. "Ha avuto
la fiducia da un congresso, deve continuare a rappresentarci fino alla
fine", aveva sostenuto in sostanza, paragonando un referendum di questo
genere "a una pistola puntata alla testa del segretario" .
Ora lo stesso gruppo, e la sua appendice Quarto Potere, il processo al
Segretario vogliono farlo addirittura prima che si aprano delle trattative
serie.
Senza Bavaglio ha sempre sostenuto che l'ipotesi di un contratto ponte
biennale fosse da scartare. Il nostro Paese è arretrato anche perché il
diritto, contratti compresi, non viene rispettato. Creare un precedente può
risultare assai pericoloso.
I soldi non sono la cosa più importante. Pensiamo veramente che fra due anni
saremo più forti per trattare la parte normativa? In base a cosa? Il
problema è che fra due anni saremo ancora più deboli di ora. Se non poniamo
un freno, la legge Biagi sfonderà le redazioni. I dirigenti della FIEG hanno
più volte dichiarato che per gli editori la legge Biagi non è in
discussione.
La piattaforma della FNSI parte da considerazioni un pochino più elevate:
miglioramento della qualità della vita, garanzie per i precari e i
freelance, prospettive per riassorbire i disoccupati. Accettare dunque un
accordo biennale, significherebbe dare ragione agli editori e a quanti sono
ancora convinti (a torto) che la maggior parte dei giornalisti faccia
sciopero solo per avere più soldi. In definitiva, equivarrebbe a rinunciare
per sempre a migliorare il nostro Contratto.
SENZA BAVAGLIO
20 novembre 2005