Elezioni del sindacato 1: vizi privati senza pubbliche virtù e la trasparenza è una chimera

Quando i sindacalisti vennero nelle redazioni
noi avevamo il posto di lavoro e loro la gestione della protesta.
Ci insegnarono a votarli ad occhi chiusi.
Quando aprimmo gli occhi noi avevamo perso il posto di lavoro
e loro erano a pranzo con gli editori.
s.b.

Speciale per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi
Roma, 10 ottobre 2018

Ci avviciniamo alle elezioni del sindacato. In Lombardia e nel Lazio (le regioni più corpose per numero di iscritti) si voterà sia per i delegati al congresso della FNSI sia per gli organi della Lombarda e per i delegati al congresso di Stampa Romana.

Il mondo dell’editoria è cambiato moltissimo negli ultimi anni. I giornalisti hanno perso molti dei loro diritti e gli editori non hanno più rispettato i loro doveri. Un sindacato che noi giudichiamo assai arrendevole ha loro concesso benefici inaspettati.

Uno dei leader del sindacato – allora capo della Romana e critico con i vertici della FNSI, Paolo Butturini – scrisse un puntuale documento sul contratto che stava per essere varato. L’aveva definito “un bel regalo agli editori”.

Poco dopo Butturini, con una certa spregiudicatezza, entrò come vicesegretario, in quella maggioranza che aveva voluto quel contratto costato tanti posti di lavoro.

Paolo Butturini

Ora si va ad elezioni che tutto sono fuorché democratiche e trasparenti. Giuseppe Giulietti, attuale presidente della FNSI, che conosce bene il mondo della politica oltre a quello dell’informazione, deve sapere che uno dei requisiti perché un’elezione sia definita democratica e trasparente è quello di avere un corpo elettorale omogeneo.

Ma il corpo elettorale del sindacato è tutt’altro che omogeneo. Alcuni esempi. In Lombardia chi è moroso per essere riammesso nei ranghi e fare valere l’anzianità di iscrizione necessaria a votare, deve ripagare tutte le quote. Se non versa la quota da 4 anni deve pagare poco meno di 500 euro. A Roma hanno varato invece una sanatoria e l’iscritto non in regola con i pagamenti paga meno di un centinaio di euro. Ma non solo, udite, udite. In Friuli il sindacato paga le quote ad alcuni soci, la cui iscrizione al sindacato quindi è gratuita. Pensate che questi voteranno contro la dirigenza che ha loro garantito questo privilegio? Non parliamo poi della Calabria che presenta un incomprensibile numero di collaboratori.

Chissà cosa succede in regioni più piccole dove nessuno controlla nulla e comandano i signori delle tessere locali. La tabella qui sotto illustra la situazione del tesseramento in tutta Italia nel 2017.

Da una superficiale analisi dei dati si evince che a Milano ci sono 4.554 iscritti, a Roma 2.963 (di cui solo 73 sono sotto i 35 anni, evviva!), e poi al terzo posto troviamo la Calabria con 1.437 iscritti, al quarto il Piemonte con 1.159 tesserati e poi la Sardegna con 1.177.

Così scopriamo con un certo stupore che l’editoria non risiede nelle capitali politica ed economica italiane, cioè Roma e Milano, ma a Reggio Calabria, Torino e Cagliari. Un dato che preoccupa e che un sindacato serio dovrebbe investigare per capire se anche nella FNSI esistono i signori delle tessere, cioè quelli che hanno a cuore il proprio interesse personale e non quello del sindacato e quindi dei colleghi.

Sembra però che questo dato inquietante non importi granché alla dirigenza del nostro sindacato che invece di organizzare una bella inchiesta nelle regioni interessate sostiene con un’alzata di spalle: “Ognuno si organizza come vuole”.

E’ questo un atteggiamento pilatesco di chi se ne lava le mani, che nuoce a tutti. Se ci sono comportamenti scorretti occorre denunciarli. Se ci sono, ovviamente. E dispiace che il presidente Giulietti, giustamente molto impegnato contro la mafia a Ostia e in giro per l’Italia, non si occupi delle possibili infiltrazioni mafiose a casa nostra.

E che dire di una mozione approvata in un congresso statutario in cui si sosteneva che l’iscrizione al sindacato era incompatibile con quella alla massoneria? Rimasta lettera morta. Il sospetto è che a insabbiarla sia stato qualche massone infiltrato nel sindacato.

Giovanni Negri

Ma comportamenti, che definirei con un eufemismo curiosi, ce ne sono dappertutto e sarebbe bene che fossero denunciati apertamente. Come quello di Giovanni Negri, ex presidente della Lombarda e leader della corrente di Stampa Democratica, il quale durante una riunione ha difeso apertamente la pratica di farsi consegnare dai colleghi le password per votare e compilare le schede al posto loro: “Se qualcuno si fida di me, perché non dovrebbe darmi la chiave per votare?”, ha sostenuto senza vergogna.

A Negri mancano proprio i rudimenti della democrazia. Lui sindacalista di lungo corso, l’uomo che ha dato la benedizione a patti scellerati come quello della cessione delle testate alla RCS, finite nel nulla alla Visibilia (potete leggere l’accordo qui sotto) o alla autoriduzione degli stipendi dei redattori di TuStyle e Confidenze (Gruppo Mondadori), non sa che il voto, per essere valido, deve essere segreto. E’ un principio cardine della democrazia. Ma Negri lo ignora.

Come quindi si fa ad affidare a persone così inaffidabili l’incarico di gestire le cose sindacali è per me incomprensibile. Ma è tutto il sistema delle elezioni che non funziona, giacchè è basato su pratiche non trasparenti e opinabili.

La raccolta delle firme, ancorché prevista dai nostri statuti, danneggia la partecipazione e ha un unico scopo: comprimere la democrazia e dare a chi gestisce le cose sindacali un vantaggio inoppugnabile. Se un sindacalista di peso va a raccogliere le firme in una redazione, vuoi che qualcuno gli dica di no? Il potere che rappresenta esercita una fortissima pressione. E poi come si può pensare che un freelance possa raccogliere a Milano e a Roma oltre 100 firme per presentare una lista?

E’ il sistema ormai marcio che sta crollando, come il viadotto sul Polcevera a Genova. Anche in quel caso non sono stati ascoltati coloro che mettevano in guardia dal collasso della struttura. Il risultato sono stati una quarantina di morti.

Da noi nessuno perderà la vita. Ma morirà del tutto il giornalismo.

Massimo A. Alberizzi
Senza Bavaglio
Consigliere Nazionale della FNSI
massimo.alberizzi@gmail.com
@sbavaglio

(1- continua)

 

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